Riduzione temporanea delle accise sul gasolio: analisi degli effetti su autotrasporto, porti, supply chain, costi operativi e competitività delle imprese
ROMA – Riduzione temporanea di 17 centesimi al litro sul diesel fino al 6 agosto. Il Governo interviene attraverso il meccanismo delle accise mobili per contenere i costi della logistica. Misura limitata nel tempo che riapre il dibattito sulla riforma strutturale della fiscalità energetica e sulla competitività del trasporto merci.
Il Governo interviene nuovamente sulla fiscalità dei carburanti con un provvedimento straordinario che introduce una riduzione temporanea dell’accisa sul gasolio, lasciando invariato il prelievo sulla benzina. La misura, in vigore dal 28 luglio al 6 agosto 2026, rappresenta il quarto intervento correttivo dell’anno sul sistema delle accise e conferma la scelta dell’esecutivo di utilizzare strumenti fiscali temporanei per attenuare gli effetti della volatilità dei mercati energetici sul sistema produttivo italiano.
L’intervento assume particolare rilevanza per il comparto della logistica, dove il gasolio continua a rappresentare la principale componente energetica del trasporto terrestre delle merci. In Italia oltre l’85% dei flussi nazionali viaggia ancora su gomma e qualsiasi variazione del costo del carburante si riflette direttamente sulla struttura dei costi delle imprese di autotrasporto, dei corrieri, della distribuzione organizzata e dell’intera filiera portuale.
Il decreto prevede una riduzione del prezzo finale del gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro, comprensivi dell’effetto IVA, con validità fino al 6 agosto 2026.
L’intervento riguarda esclusivamente il gasolio per autotrazione. Nessuna modifica è stata invece introdotta per la benzina, sulla quale rimangono in vigore le aliquote attualmente applicate.
La scelta risponde a una precisa valutazione economica: il diesel rappresenta il carburante utilizzato dalla quasi totalità del trasporto professionale italiano e il suo incremento di prezzo produce effetti immediati sull’inflazione dei beni trasportati, sui costi logistici e, indirettamente, sulla competitività del sistema manifatturiero.
Secondo le stime governative, il provvedimento comporta un impiego di risorse pubbliche superiore ai 100 milioni di euro, finanziato attraverso il maggiore gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti e mediante ulteriori coperture individuate nel bilancio dello Stato.
L’intervento si inserisce nel sistema delle cosiddette accise mobili, introdotto per consentire allo Stato di utilizzare parte dell’extragettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi energetici.
Il meccanismo presenta una logica fiscale relativamente semplice: quando il prezzo industriale del carburante aumenta, cresce automaticamente anche la base imponibile sulla quale viene calcolata l’IVA. Lo Stato, di conseguenza, registra un incremento del gettito senza modificare le aliquote.
Una quota di tale maggiore gettito può quindi essere destinata a ridurre temporaneamente l’accisa, attenuando il prezzo finale pagato dagli utenti senza ricorrere a nuovi scostamenti di bilancio.
Dal punto di vista contabile il sistema consente di neutralizzare solo in parte gli effetti dell’aumento dei prezzi internazionali del petrolio. Non si tratta infatti di una riduzione strutturale della pressione fiscale, ma di un meccanismo compensativo destinato ad operare esclusivamente nelle fasi di particolare tensione dei mercati.
Per il settore dell’autotrasporto il carburante rappresenta una delle principali componenti del costo operativo.
A seconda della tipologia di impresa, il gasolio può incidere tra il 25% e il 35% dei costi diretti di esercizio di un veicolo industriale, percentuale che aumenta ulteriormente nelle attività caratterizzate da elevate percorrenze o da servizi a basso valore aggiunto.
Per un autoarticolato che percorre mediamente 120-140 mila chilometri all’anno, con consumi compresi tra 2,8 e 3,2 chilometri per litro, il consumo annuo può superare i 40 mila litri, su questi volumi, una variazione di pochi centesimi al litro determina effetti economici significativi.
Una riduzione di 17 centesimi al litro equivale a un risparmio teorico di circa 6.800 euro ogni 40.000 litri acquistati, naturalmente da rapportare all’effettivo periodo di validità della misura.
Per le imprese che operano con decine o centinaia di mezzi il beneficio può risultare rilevante nel breve periodo, pur restando insufficiente a modificare in maniera strutturale il costo industriale del trasporto.
L’impatto del provvedimento non riguarda esclusivamente gli autotrasportatori: gran parte dei traffici containerizzati e ro-ro movimentati nei porti italiani viene successivamente trasferita attraverso il trasporto stradale.
Ogni riduzione del costo del gasolio produce quindi effetti indiretti sull’intera supply chain, contribuendo a contenere il costo del cosiddetto first mile e last mile, cioè le tratte terrestri che collegano porti, interporti e poli logistici ai destinatari finali.
Nei principali gateway nazionali — Genova, Trieste, La Spezia, Livorno, Ravenna, Gioia Tauro e Venezia — il trasporto su gomma continua infatti a rappresentare la modalità prevalente di distribuzione delle merci in uscita dai terminal.
Dal punto di vista economico il provvedimento mantiene tuttavia natura esclusivamente emergenziale, le imprese del settore continuano infatti ad operare in un contesto caratterizzato da forte volatilità delle quotazioni petrolifere, crescente costo del capitale, aumento dei premi assicurativi, rialzo dei costi del personale e incremento dei canoni finanziari per il rinnovo delle flotte.
In questo scenario una riduzione temporanea dell’accisa produce benefici immediati sulla liquidità aziendale ma non modifica la struttura economica del settore.
Resta inoltre aperta la questione della progressiva armonizzazione della fiscalità energetica prevista dalla revisione della Direttiva europea sulla tassazione dell’energia, che punta a riallineare il prelievo fiscale ai contenuti energetici e ambientali dei diversi combustibili.
Parallelamente continua il dibattito nazionale sul progressivo superamento dei trattamenti fiscali differenziati tra benzina e gasolio, tema destinato a incidere in modo significativo sui costi del trasporto merci e sulla competitività dell’intero sistema logistico italiano.
Il nuovo intervento conferma l’orientamento del Governo verso strumenti di compensazione temporanea piuttosto che verso una revisione organica della fiscalità dei carburanti.
Per il comparto logistico il beneficio economico è concreto ma limitato nel tempo.
La vera questione resta la prevedibilità del quadro fiscale. Per operatori portuali, imprese di autotrasporto, spedizionieri e grandi committenti industriali, la possibilità di programmare investimenti e contratti pluriennali dipende sempre più dalla stabilità del costo energetico e dalla certezza delle regole fiscali. È su questo terreno che si giocherà la competitività della logistica italiana nei prossimi anni, in un contesto europeo sempre più orientato verso la decarbonizzazione dei trasporti e la revisione degli strumenti di imposizione energetica.
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