Difesa e sicurezza: per Confindustria fino a 51 miliardi di PIL in più entro il 2035

Lanciato il progetto “Connext Filiere” per rafforzare le catene industriali nazionali

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ROMA – Trasformare l’aumento degli investimenti nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza in un motore di crescita economica, innovazione e occupazione per l’Italia. È questo l’obiettivo di Connext Filiere Aerospazio, Difesa e Sicurezza, il nuovo progetto presentato da Confindustria a Roma alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. L’iniziativa punta a consolidare e sviluppare le filiere industriali strategiche nazionali, mettendo in rete grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese, startup e centri di competenza, in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tecnologica e geopolitica.

Tra i protagonisti dell’evento di lancio figuravano, oltre al ministro Urso, il direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani, l’amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani, l’amministratore delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero e l’amministratore delegato di Avio Aero Riccardo Procacci.

La sfida della politica industriale

Nel suo intervento il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha evidenziato come il nuovo obiettivo NATO, che prevede una spesa per la difesa pari al 3,5% del PIL entro il 2035, debba essere interpretato non soltanto come un impegno finanziario, ma come un’opportunità di politica industriale. Secondo Orsini, l’Italia deve dotarsi di una strategia capace di trasformare tali investimenti in innovazione, sviluppo tecnologico, occupazione qualificata e maggiore competitività del sistema produttivo nazionale. Il rischio da evitare, ha sottolineato, è che una quota significativa delle nuove risorse venga assorbita da fornitori esteri senza generare benefici diretti per l’economia italiana.

Particolare attenzione è stata posta sulle ricadute “dual use” degli investimenti in aerospazio e difesa, ossia sulle applicazioni civili delle tecnologie sviluppate per finalità militari, considerate un importante fattore di crescita per l’intero sistema industriale.

Un potenziale incremento del PIL del 3%

Le stime presentate da Confindustria indicano che il raggiungimento dell’obiettivo NATO potrebbe produrre per l’Italia un incremento cumulato del PIL pari al 3% entro il 2035, equivalente a circa 51 miliardi di euro aggiuntivi. Il risultato sarebbe possibile soltanto se la crescita della spesa venisse indirizzata verso le filiere produttive nazionali. In caso contrario, con un ricorso prevalente alle importazioni, l’effetto sul PIL si limiterebbe a uno 0,9%. L’impatto positivo riguarderebbe anche la produttività industriale, che potrebbe aumentare del 6,5%, favorendo una crescita dell’occupazione stimata intorno al 2,1%, oltre a maggiori entrate fiscali e a un significativo trasferimento tecnologico verso altri comparti dell’economia.

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Il ruolo strategico dello spazio

Il ministro Adolfo Urso ha sottolineato come il settore spaziale rappresenti una delle principali opportunità di sviluppo per l’economia italiana ed europea. “Lo spazio è una dimensione naturale dell’Italia e uno dei luoghi in cui si stanno ridefinendo gli equilibri economici, tecnologici e geopolitici mondiali”, ha affermato il ministro, ricordando come il Paese possa contare su una filiera che coinvolge grandi gruppi industriali, PMI altamente specializzate, startup innovative e distretti produttivi distribuiti in sedici regioni.

Per sostenere questo ecosistema, il Governo ha previsto investimenti per 7,8 miliardi di euro entro il 2028. Urso ha inoltre richiamato il ruolo dell’Italia nei grandi programmi internazionali, citando il progetto Artemis e il contributo dell’industria nazionale allo sviluppo del modulo abitativo lunare realizzato a Torino.

Una filiera già solida e diffusa

L’Italia dispone già di una base industriale significativa nel comparto aerospaziale. Secondo la mappatura realizzata dal Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio (CTNA) e da Confindustria, il settore genera un fatturato superiore ai 21,4 miliardi di euro, occupa oltre 54.300 addetti e investe circa il 5% dei ricavi in attività di ricerca e sviluppo. Oltre l’80% della filiera è costituito da piccole e medie imprese altamente specializzate, distribuite lungo tutto il territorio nazionale e inserite in catene del valore ad elevata intensità tecnologica. Il progetto Connext Filiere non riguarda soltanto l’aerospazio, ma coinvolge anche i comparti della difesa, della cybersecurity, dell’aeronautica civile e della cantieristica navale, settori sempre più integrati tra applicazioni civili e militari.

Nel comparto spaziale, ad esempio, la produttività risulta superiore del 65% rispetto alla media nazionale, mentre il mercato italiano della cybersecurity supera i 2,2 miliardi di euro e cresce a ritmi superiori al 12% annuo.

Piattaforma dell’Aerospazio

PMI al centro della crescita

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il rafforzamento del ruolo delle piccole e medie imprese. Per Confindustria, infatti, la competitività delle filiere strategiche dipenderà dalla capacità di favorire percorsi di crescita dimensionale, aggregazione, accesso al credito e partecipazione ai grandi programmi industriali. “Non esiste una filiera forte senza PMI forti”, ha dichiarato il vicepresidente di Confindustria per l’Aerospazio, Giorgio Marsiaj, sottolineando come l’obiettivo non sia costruire nuove filiere da zero, ma valorizzare e rafforzare un patrimonio industriale già esistente.

La piattaforma digitale per creare nuove connessioni industriali

Strumento operativo dell’iniziativa sarà Connext Filiere, la piattaforma digitale sviluppata da Confindustria per favorire l’incontro tra imprese, facilitando attività di scouting, profilazione e matching industriale. La piattaforma consentirà di mappare competenze, capacità produttive e specializzazioni presenti nel tessuto imprenditoriale italiano, creando nuove opportunità di collaborazione lungo le catene del valore.

Il comparto Aerospazio, Difesa e Sicurezza rappresenta il primo banco di prova del progetto. Dopo il lancio nazionale, Confindustria prevede una serie di appuntamenti territoriali tra la seconda metà del 2026 e il 2027, con l’obiettivo di estendere progressivamente il modello ad altre filiere strategiche dell’economia italiana.

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Tags: Economia
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