Alto Tirreno, Brandimarte: “Serve un coordinamento tra i porti”

Assarmatori: ZLS, cold ironing e governance unitaria. “Da Savona a Civitavecchia è un’unica catchment area”

ROMA – Nel dibattito sulla necessità di “fare sistema” nel quadrante dell’Alto Tirreno, la voce dell’avvocato Luca Brandimarte – responsabile Porti, Logistica e Concorrenza di Assarmatori – arriva con la forza di una provocazione positiva. Non un auspicio generico, non una retorica vuota, ma un ragionamento strutturato che, per la prima volta, unisce prospettiva industriale, quadro giuridico e geografia reale dei traffici. Intervistato dal Messaggero Marittimo a margine dell’Assemblea Pubblica di Uniport, Brandimarte riporta il tema là dove dev’essere: sulla scrivania di chi oggi ha il potere di cambiare gli equilibri del Tirreno.

“Coordinamento possibile e necessario. Basta leadership isolate”

L’avvocato parte da un assunto che spazza via decenni di prudenza istituzionale: il coordinamento tra porti è non solo possibile, ma urgente e perfino naturale, a patto di valorizzare le specificità dei diversi segmenti di traffico. Lo definisce un equilibrio di complementarità, non di gerarchie: nessuno scalo deve sovrastare l’altro, ma tutti devono funzionare come un corpo unico.

La leva, oggi, è doppia. Da una parte la Zona Logistica Semplificata, che grazie alla nuova cornice normativa promette investimenti più rapidi e procedure amministrative finalmente agili. Dall’altra il cold ironing, la prossima grande soglia tecnologica dell’armamento, che ridurrà le emissioni ma soprattutto richiederà una gestione del servizio molto più efficiente di quella a cui il Paese ci ha abituati.

La “provocazione” di Brandimarte: i presidenti inizino subito a coordinarsi

Il ragionamento dell’avvocato entra poi in profondità. L’Italia, ricorda, aveva già previsto nella riforma Delrio una Conferenza dei Presidenti in grado di coordinare le scelte strategiche delle Autorità di Sistema Portuale. Ma quella sede non ha mai funzionato davvero.

Ed è qui che Brandimarte lancia la sua provocazione, elegante ma puntuale: non è necessario attendere l’iter della nuova riforma per iniziare a far funzionare la cooperazione. I presidenti dei sistemi portuali che vanno da Savona fino a Civitavecchia – cioè il blocco Ligure Occidentale, Ligure Orientale, Tirreno Settentrionale e Tirreno Centro-Settentrionale – condividono un’unica catchment area. La stessa economia di riferimento, gli stessi corridoi, gli stessi traffici: container, ro-ro, multipurpose.

In altre parole, la geografia commerciale impone ciò che la politica ha rimandato: incontri regolari, coordinamento operativo, scelte coerenti e nessuna concorrenza interna.

“Non servono norme per fare ciò che il buon senso suggerisce da anni”, osserva Brandimarte. Una frase che pesa come una dichiarazione programmatica.

Porti d’Italia Spa: potenziale centro di gravità, ma solo se i territori fanno la loro parte

La conversazione si sposta inevitabilmente sulla riforma e sul progetto Porti d’Italia Spa. Brandimarte analizza con precisione chirurgica: la nuova società potrà sicuramente assumere una funzione di coordinamento, ma solo nella misura in cui i sistemi locali sapranno presentarsi come realtà connesse, non come isole competitive. È un messaggio chiaro: senza una base territoriale unitaria, anche la struttura centrale rischierà di replicare gli errori del passato.

Per questo ribadisce che il nodo vero non è solo Roma, ma il rapporto tra i porti viciniori. È lì che si gioca il futuro del Tirreno. È lì che può nascere la soluzione o ripetersi la frammentazione.

Il Tirreno come un unico ecosistema logistico

L’avvocato mette a nudo il concetto chiave: la catchment area dell’Alto Tirreno è un ecosistema unico. I traffici non rispettano i confini amministrativi, le supply chain non conoscono le divisioni tra AdSp, e gli investimenti infrastrutturali – da Savona a Livorno, passando per La Spezia e Piombino – impattano su un unico racconto economico.

Ecco perché la riflessione finale di Brandimarte assume una valenza strategica: “Serve connessione tra i vertici per evitare scelte organizzative o strategiche in contrasto tra loro”.
Una frase che, in controluce, è un monito a tutta la portualità italiana: o si costruisce una linea comune, oppure il Mediterraneo – che non aspetta – farà da arbitro.

Il Messaggero Marittimo torna così su un tema che aveva anticipato già nei mesi scorsi: l’Alto Tirreno non è un mosaico di porti, ma un unico corridoio logistico. Chi saprà comprenderlo per primo guiderà la prossima stagione della portualità italiana.

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Tags: Porti, Shipping

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