In esclusiva al Messaggero Marittimo, il direttore operativo del Polo racconta i progetti, le tecnologie e la sfida geopolitica del mare profondo.
LA SPEZIA –In un contesto dominato dall’innovazione marittima e dalla geopolitica degli abissi, l’Ammiraglio Cristiano Nervi, direttore del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea e del Centro di Supporto e Sperimentazione Navale della Marina Militare, ha scelto di rispondere in esclusiva alle domande del Messaggero Marittimo.
Un confronto diretto che ha restituito la visione e la portata di un’infrastruttura giovane ma già determinante, capace di intrecciare Marina Militare, università, industrie e istituzioni in un ecosistema unico in Europa.
“Il Polo nazionale non è solo Marina Militare – ha esordito Nervi – ma una realtà variegata, che raccoglie quattro ministeri, dall’Università alla Difesa, dall’Industria al Mare e Protezione civile. Al suo interno siedono la Conferenza dei presidenti degli enti di ricerca, i rettori delle università, le industrie nazionali. Il Polo usufruisce di infrastrutture e personale della Marina, ma la governance e le attività sono condivise da un ampio ventaglio di istituzioni e operatori economici”.
La partecipazione al Sea Future, ha spiegato Nervi, si inserisce in questa logica: “Vogliamo sostenere le imprese nazionali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, indirizzarle su obiettivi comuni, sviluppare tecnologie strategiche e creare un sistema di controllo subacqueo capace di difendere le infrastrutture e sostenere ricerca, manutenzione e attività industriali”.
In diciotto mesi sono stati avviati diciotto progetti di ricerca, “con forte premialità per PMI e università”. Il risultato è un ecosistema di oltre 250 operatori economici, 175 medie imprese, 20 grandi aziende e numerosi atenei. “Molte industrie hanno accettato la sfida di misurarsi con tecnologie non ancora presenti in Italia, garantendo prestazioni superiori del 20% rispetto ai competitor stranieri. Penso a sonar, batterie resistenti alla pressione, manipolatori, sistemi di navigazione autonoma. Realtà come Elettronica, Rina Consulting o aziende dell’indotto Ferrari e Ducati hanno aderito ai nostri bandi, portando competenze nuove in un settore che non faceva parte del loro DNA”.
L’Ammiraglio ha sottolineato l’importanza della rapidità: “Puntiamo ad arrivare ai dimostratori tecnologici in soli due anni, tempi record per la ricerca. I primi saranno testati in mare già nel 2026”. Due gli assi strategici: una rete subacquea basata sulle dorsali in fibra ottica, “capace di trasformarsi in sensore e trasmettere informazioni in tempo reale a terra”, e un mezzo autonomo in grado di operare a 3.000 metri di profondità, con payload modulare per missioni militari e civili.
Le applicazioni civili, secondo uno studio Price Waterhouse Cooper, rappresenteranno l’80% delle attività subacquee: manutenzione infrastrutturale, ricerca scientifica, sfruttamento di risorse minerarie, monitoraggio ambientale. “La dimensione subacquea è impenetrabile – ha spiegato Nervi – e oggi conosciamo meglio Marte degli abissi. Gli oceani custodiscono risorse straordinarie, terre rare e giacimenti che, sfruttati con rispetto ambientale, potranno cambiare gli equilibri globali. Senza tecnologie nazionali, però, l’Italia rischia di restare indietro”.
Non solo difesa, ma anche prospettive di lavoro: “La sfida è generare nuove professionalità, dai manutentori di droni agli sviluppatori di algoritmi di intelligenza artificiale per veicoli subacquei autonomi. La dimensione subacquea è una prateria ancora da percorrere, capace di aprire scenari simili a quelli che 65 anni fa si aprirono con la corsa allo spazio”.
Nervi ha ricordato che il Polo mette a disposizione di imprese e università le strutture di San Bartolomeo, con laboratori, officine e assetti navali della Marina: “Chi vince i bandi può fare sperimentazione concreta sui nostri mezzi, con vantaggi evidenti in termini di sinergia e coordinamento”.
Lo sguardo si allarga anche alla geopolitica: la difesa dei gasdotti, il monitoraggio delle infrastrutture critiche, l’apertura delle rotte artiche e la prospettiva di accedere al 70% delle risorse del pianeta ancora inesplorate. “Abbiamo avviato 18 progetti in 18 mesi, creato un ecosistema di 251 realtà, e avremo i primi dimostratori tecnologici nel 2026. Sono numeri che ci rendono orgogliosi”, ha concluso l’Ammiraglio.
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