Alphaliner vede all’orizzonte navi oltre gli attuali 24mila TEU. ‘Gigamax’ da 414 metri alimentate a GNL, con consumi solo marginalmente superiori
LONDRA – Per dieci anni le 24.000 TEU sono state considerate il limite naturale per le dimensioni delle portacontainer. Ora, però, quel tetto potrebbe essere destinato a cadere. Secondo Alphaliner, come riporta anche il sito specializzato splash247.com, l’evoluzione della progettazione navale, l’aumento dei costi del carburante e l’introduzione di sistemi di tariffazione delle emissioni potrebbero rendere economicamente interessante, già nel prossimo decennio, una nuova generazione di navi da circa 27.500 TEU. La società di analisi ha rilanciato la classe definita “gigamax”, già ipotizzata nel 2021. Il modello teorico, denominato gigamax-25, avrebbe una lunghezza di circa 414 metri e una larghezza di 63,3 metri, contro i circa 400 metri per 61 delle attuali megamax da 24.000 TEU.

La nuova unità sarebbe progettata per navigare a velocità non superiori ai 18 nodi e utilizzerebbe una propulsione dual fuel a GNL. Lo scafo, pottimizzato per la navigazione a bassa velocità, permetterebbe di contenere i consumi. La configurazione prevederebbe 25 file di container in larghezza, 13 livelli di container high-cube sul ponte e una baia aggiuntiva sul castello di prua. Secondo le simulazioni, una nave di questo tipo potrebbe trasportare oltre 27.000 TEU, arrivando a circa 7.000 container in più rispetto a una portacontainer costruita ormai dieci anni fa nel 2017, con un consumo di carburante solo marginalmente superiore.
Un altro elemento decisivo riguarda le infrastrutture portuali. L’incremento di circa 14 metri in lunghezza e 2,5 metri in larghezza rispetto alle attuali megamax-24, potrebbe essere assorbito da numerosi terminal già attrezzati per le navi più grandi. In molti casi, infatti, esisterebbero margini sufficienti nelle dimensioni delle banchine, nella capacità delle gru, nei bacini di evoluzione e nei canali di accesso.

Per Alphaliner, come racconta seatrade-maritime.com, la compagnia che avrebbe maggiori motivi per fare da apripista è Maersk. Il gruppo danese è infatti l’unico tra i primi otto operatori mondiali a non avere ordinato navi da 24.000 TEU. Le sue 31 unità più grandi hanno una capacità media di circa 19.600 TEU: l’introduzione di una gigamax comporterebbe quindi un aumento di circa il 40% della capacità delle navi ammiraglie. A rendere particolarmente interessante questa prospettiva è anche la struttura della Gemini Cooperation, la rete operativa sviluppata da Maersk e Hapag-Lloyd, basata su un modello hub-and-spoke con un numero relativamente contenuto di scali principali e una rete di navi feeder per collegare i porti secondari. Su rotte Est-Ovest caratterizzate da grandi volumi e lunghe percorrenze, navi di dimensioni maggiori potrebbero infatti beneficiare ulteriormente dell’aumento del prezzo dei combustibili e dei costi legati alle emissioni.
Il quadro potrebbe inoltre coincidere con la necessità di Maersk di rinnovare una parte della propria flotta. Alphaliner ricorda in particolare le navi della classe Emma, costruite tra il 2006 e il 2008 e ormai destinate alla sostituzione. Un eventuale ordine, difficilmente porterebbe però alla consegna delle nuove unità prima del 2030. Maersk non sarebbe comunque l’unica candidata. Tra gli operatori che potrebbero valutare una simile evoluzione figurano anche MSC e COSCO. La prospettiva arriva inoltre in un momento di forte attività sul mercato delle nuove costruzioni. Il portafoglio ordini globale delle portacontainer ha raggiunto il livello record di 14,7 milioni di TEU, distribuiti su 1.795 navi, mentre le unità oltre i 10.000 TEU rappresentano circa il 68% della capacità complessivamente ordinata.
La corsa alle dimensioni, dunque, potrebbe non essersi ancora conclusa.
MSC continua la sua corsa agli ordini: altri 10 portacontainer giganti in arrivo
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