Assocostieri: la transizione energetica frena competitività e bunkeraggio

Il presidente Soria: “Tempesta regolatoria perfetta. Servono regole uniformi e un piano strategico per non perdere traffici e investimenti”

assocostieri

ROMA – L’Italia rischia di pagare un prezzo molto alto alla transizione energetica. A lanciare l’allarme è Dario Soria, direttore generale di Assocostieri, intervenuto alla Camera dei Deputati durante il convegno “Indipendenza energetica – Governare la transizione: ETS ed ETS2, quale impatto per l’Italia”. “I nostri porti sono nell’occhio del ciclone di una tempesta regolatoria perfetta”, ha dichiarato Soria, evidenziando come l’applicazione asimmetrica delle normative europee stia minando in profondità la competitività del sistema portuale nazionale.

Normative applicate in modo più severo: l’Italia si auto-penalizza

Nel panel dedicato al settore marittimo – alla presenza del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e di esponenti istituzionali come Paolo Barelli, Paolo Battistoni e Luca Squeri – Soria ha chiarito che l’Italia applica con maggiore rigidità una lunga serie di regolamenti UE: ETS, ETS2, RED III, FuelEU Maritime, ReFuelEU Aviation, AFIR, Tassonomia, SECA Mediterraneo ed ETD.

“Siamo di fronte a un paradosso: lo stesso quadro normativo in Europa produce effetti diversi a seconda di come viene applicato, e l’Italia sceglie la strada più stringente, creando uno svantaggio competitivo strutturale”, ha sottolineato.

Crolla il bunkeraggio: –14% in un anno

I dati presentati da Assocostieri sono preoccupanti:

  • bunkeraggio in Italia: –14%, da 2,7 a 2,3 milioni di tonnellate;
  • Spagna: quasi 8 milioni di tonnellate, circa quattro volte l’Italia, pur con un traffico passeggeri di un terzo;
  • perdita economica stimata: oltre 120 milioni di euro per gli scali nazionali.

La differenza normativa incide anche sugli obblighi bio della RED III:

  • Italia: 29% al 2030,
  • Spagna, Germania, Danimarca: 0%,
  • Portogallo: 18%,
  • Malta e Cipro: limite 5% per i combustibili marittimi.

“Non è una fluttuazione, è un trend strutturale”, ha ribadito Soria. “Le compagnie scelgono porti meno onerosi: così i volumi si spostano e l’Italia perde centralità nelle rotte internazionali”.

Effetti a catena su tutta la logistica

La perdita di competitività non riguarda solo i depositi costieri. L’impatto si ripercuote su:

  • autotrasporto e logistica integrata,
  • servizi portuali e manutenzione navale,
  • turismo crocieristico (–4% arrivi via mare),
  • industria manifatturiera, che vede aumentare i costi logistici.

“Sono in gioco posti di lavoro, investimenti strategici e gettito fiscale”, ha avvertito Soria.

Lo studio di Assocostieri in arrivo a Gennaio

Per misurare con precisione l’effetto dell’asimmetria normativa, Assocostieri presenterà il 27 Gennaio 2026 un studio strategico alla Camera. Il report analizzerà: volumi e toccate dei principali porti europei, andamento degli ultimi cinque anni, impatti economici e prospettive future, differenze tra i modelli di recepimento delle normative UE. “Sarà un punto di svolta”, ha detto Soria. “Un documento basato su dati oggettivi per orientare scelte politiche urgenti”.

“Transizione sì, ma con regole uguali per tutti”

Assocostieri chiede un quadro armonizzato a livello europeo e politiche di accompagnamento per gli operatori italiani. “Non chiediamo privilegi né deroghe ambientali”, ha concluso Soria. “Chiediamo un level playing field. Senza regole uniformi, il rischio è l’estinzione del bunkeraggio italiano e la perdita di un asset strategico per tutto il Paese”.

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Bunkeraggio marittimo, Assocostieri: “L’Italia rischia di perdere competitività”

 

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Tags: Energia, Porti

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