Circa il 70% dei produttori software la sta utilizzando
LIVORNO – Roberto Bellini è il direttore di Assosoftware, associazione che riunisce i produttori italiani di software.
Nata trent’anni fa come piccolo nucleo di aziende, è cresciuta abbracciando tutte le filiere dello sviluppo del software e raggiungendo oggi un numero complessivo di circa 300 aziende.
La caratteristica è quella di rappresentare soprattutto il digitale italiano, un’eccellenza da valorizzare e portare anche nei mercati europei in un contesto come quello attuale dove intelligenza artificiale e cyber security sono fortemente connessi e legati allo sviluppo di software.
Software e intelligenza artificiale: nello specifico in quali fasi dei processi viene utilizzata?
L’intelligenza artificiale nelle nostre attività entra in due modi differenti: nei processi produttivi delle software house, quindi nello sviluppo delle soluzioni software, e all’interno delle soluzioni stesse come arricchimento funzionale per gli utenti.
Oggi circa il 70% dei produttori la sta utilizzando nei propri processi, un’altra parte si sta attrezzando per farlo nei diversi punti del ciclo di vita del software a partire dall’analisi dei requisiti, passando alla progettazione, ai test e alla documentazione.
Chiaramente ci sono anche possibili criticità perché sviluppare una soluzione software tramite questi strumenti vuol dire dare alla macchina la responsabilità della soluzione introducendo quello che viene chiamato un “debito tecnico”, cioè la complessità nel dover mantenere queste soluzioni su parti che non sono conosciute in maniera intima da chi le ha sviluppate con il rischio di introdurre possibili vulnerabilità.
E in tema di cyber security i software si devono adattare?
Non avere il dominio completo di quello che è stato fatto può essere un problema in questo senso.
C’è poi l’aspetto normativo: le regole europee ad esempio hanno ricadute nazionali ed è necessario utilizzare una serie di accorgimenti in termini di sicurezza e di backup dei dati, delle soluzioni. Anche lo stesso codice ha regole proprio in termini di sviluppo che devono essere assolutamente seguite.
Noi come Messaggero Marittimo ci occupiamo in particolare di trasporti e logistica. Fanno parte dei vostri mercati?
Direi di sì, la nostra realtà copre praticamente tutte le filiere del software.
In questo campo ci sono soluzioni molto mature con l’IA che è stata inserita in maniera diffusa negli anni passati, e adesso si è evoluta per l’ottimizzazione dei percorsi, dei carichi e anche nella gestione ottimizzata delle scorte che faceva largo uso di machine learning già nel passato.
Con le ultime novità c’è stato un potenziamento, si tratta di un mercato che è molto attento a queste tecnologie proprio perché si presta bene sia in termini di predizione che di ottimizzazione delle funzioni.
E sul tema della possibile sostituzione umana da parte della IA?
La preoccupazione che si sta estendendo sulla possibile sostituzione nell’ambito tech, al momento è a mio avviso un falso problema perché questi strumenti da un lato danno una mano, ma non coprono totalmente lo sviluppo della soluzione che rimane una competenza umana.
E soprattutto è stato notato che le nuove soluzioni aiutano maggiormente quelle persone più capaci e esperte.
Quindi lo strumento nelle mani di un programmatore, o un tecnico esperto riesce a dare degli ottimi risultati, meno nel caso di chi si trovi alle prime armi.
Di fatto si tratta di uno strumento che potenzia la la capacità dei programmatori, ma non li sostituisce assolutamente.
Voi siete il “dietro le quinte”, invisibili agli occhi degli utenti finali. Siete supportati come associazione?
È un capitolo complesso perché è chiaro che la disponibilità delle istituzioni è variabile nel tempo, condizionata anche dalla politica, si tratta quindi di lavoro che va avanti nel tempo con grosso impegno da parte nostra.
Ci sono enti, amministrazioni più sensibili, alcune meno, ma il lavoro che facciamo è quello di creare una connessione tra il mondo dei produttori di software e le istituzioni con uno scambio continuo di informazioni.
Un tema molto sensibile è anche l’aiuto che ci arriva in particolare dal governo, con le sue politiche, le sue policy, e gli investimenti in soluzioni software.
Finora abbiamo visto un’attenzione rivolta maggiormente al mondo della manifattura e dell’industria e soprattutto alle aziende medie e grandi, quindi più strutturate.
Le piccole aziende hanno bisogno di un aiuto nella fase di investimento, quindi puntiamo a forme più snelle con meno burocrazia e che diano un supporto immediato. Un esempio potrebbe essere l’uso dei voucher.
L’Italia nella classifica europea, come si posiziona per digitalizzazione e uso dell’intelligenza artificiale? Abbiamo le competenze?
Anche questo è un tasto dolente. Purtroppo da sempre siamo il fanalino di coda nelle classifiche europee.
Ma devo dire che in certi ambiti molto verticali come la fatturazione elettronica siamo un’ eccellenza.
Siamo stati i primi anche, ad esempio, nei flussi digitali delle dichiarazioni di redditi, il cosiddetto fisco digitale.
Però se guardiamo la panoramica complessiva della digitalizzazione e delle competenze, che è un altro punto critico, siamo tra gli ultimi paesi, quindi servono grandi investimenti, ma soprattutto si tratta di un tema culturale: far capire alle aziende in primis e ai nostri amministratori, del valore della digitalizzazione, perché digitalizzazione vuol dire igliore produttività del paese, quindi maggior capacità di sviluppo e in definitiva maggior PIL.
Questo è un tema che deve avere un programma tra le priorità dell’agenda politica.
Purtroppo al momento non è ancora così. Auspichiamo che in fretta si colmi questo gap che abbiamo coi paesi europei e soprattutto coi paesi anche extra-europei.
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