CallMeBlue: nasce il sistema blu euro-mediterraneo

CallMeBlue chiude a Tunisi con il contributo del Cluster BIG, rafforzando cooperazione industriale e innovazione nel Mediterraneo.

TUNISI – La cooperazione marittima euro-mediterranea compie un passo decisivo sul piano politico e industriale. Nella capitale tunisina si è svolta la conferenza finale di CALLMEBLUE, il progetto europeo che negli ultimi due anni ha lavorato per costruire una piattaforma stabile di collaborazione tra i cluster marittimi del Mediterraneo, con l’ambizione di trasformare il concetto di “blue economy” in una politica industriale condivisa e non più frammentata.

CALLMEBLUE – acronimo di Cluster Alliance Med Blue – è un’iniziativa cofinanziata dalla Commissione europea attraverso il fondo EMFAF, nata con un obiettivo tecnico ma strategico: rafforzare la capacità dei Paesi mediterranei di cooperare sul terreno della ricerca, dell’innovazione, della governance industriale e dello sviluppo delle competenze, attraverso la costruzione di alleanze tra cluster marittimi e la definizione di processi comuni. Non un semplice progetto transfrontaliero, ma un laboratorio di politica economica applicata al mare.

La final conference di Tunisi ha rappresentato il punto di arrivo di un percorso che ha coinvolto Nord Africa, sponda europea e attori industriali della filiera blu. Il lavoro svolto da CALLMEBLUE ha permesso di produrre un’analisi dettagliata dei fabbisogni dei Paesi nord-africani – Algeria, Egitto, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia – individuando criticità strutturali, competenze emergenti, gap tecnologici ma soprattutto opportunità di sviluppo per entrambe le rive del Mediterraneo.

Alla conferenza ha partecipato il Cluster BIG – Blue Italian Growth, con la presenza del presidente Giorgio Ricci Maccarini e cluster bigdella Senior Program Manager Sara Tedesco. La delegazione italiana ha presentato il proprio contributo analitico, frutto di un lavoro sul campo che ha restituito un quadro nitido delle aree più promettenti per una cooperazione marittima evoluta. Dal bisogno di armonizzare le policy ai processi di trasferimento tecnologico, dall’allineamento delle competenze professionali alla nascita di piattaforme comuni di innovazione, l’intero Mediterraneo appare oggi come un’unica regione industriale che cerca nuovi codici per crescere insieme.

La conferenza ha inoltre consentito di compiere un passo ulteriore nel percorso di internazionalizzazione del Cluster BIG. Insieme al Cluster Marittimo Tunisino e alla Federazione del Mare, è stato firmato un accordo di cooperazione rinnovato che affonda le sue radici nell’esperienza della WestMed Maritime Cluster Alliance e che ora viene rilanciato con una prospettiva più concreta e operativa. Si tratta di un impegno che punta a trasformare le partnership istituzionali in iniziative tangibili, capaci di incidere sulla competitività del sistema mediterraneo, sulla resilienza delle filiere e sulla sostenibilità della crescita blu.

Il valore politico dell’iniziativa è evidente: in una fase storica in cui il Mediterraneo è tornato ad essere uno dei principali hub geopolitici mondiali, la capacità di costruire relazioni stabili tra cluster marittimi non è un esercizio diplomatico, ma un atto industriale. CALLMEBLUE rappresenta infatti la struttura tecnica attraverso cui unire ciò che oggi è ancora disperso: dati, competenze, laboratori, startup, porti, imprese, autorità marittime e organismi di ricerca.

Tunisi diventa così il simbolo di un Mediterraneo che smette di essere percepito come linea di separazione e assume finalmente il profilo di piattaforma condivisa. La cooperazione tra Europa e Nord Africa – storicamente oscillante e spesso prigioniera delle incertezze politiche – appare oggi più concreta grazie a un ecosistema progettuale che parla il linguaggio della produzione, dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e della sostenibilità.

In questo quadro, il ruolo del Cluster BIG è centrale. L’Italia, con la propria industria marittima e portuale, può fungere da cerniera naturale fra due rive che hanno bisogno di dialogo ma soprattutto di interoperabilità. Il lavoro su policy alignment, competenze e innovazione consente infatti di costruire basi comuni per nuove catene del valore, dove porti, energie rinnovabili marine, digitalizzazione dei traffici, biotecnologie blu e formazione rappresentano i pilastri di una crescita che non può più essere pensata a compartimenti stagni.

Il Mediterraneo del futuro sarà tanto competitivo quanto interconnesso. CALLMEBLUE segna un passo avanti in questa direzione. La firma dell’accordo con Cluster Marittimo Tunisino e Federazione del Mare conferma che il tempo delle dichiarazioni è finito: è il momento delle azioni. E, soprattutto, è il momento di costruire un sistema blu mediterraneo realmente condiviso.

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Tags: Economia, Geopolitica, Notizie dal mondo

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