Nick Potter per accelerare gli investimenti nei combustibili marittimi a basse emissioni e negli hub energetici portuali
LONDRA – Il presidente e CEO di AET assume la co-presidenza della piattaforma internazionale CEM-HUBS, nata per accelerare gli investimenti nei combustibili marittimi a basse e zero emissioni. Al centro della strategia, il ruolo dei porti come hub energetici e la collaborazione tra industria, governi e organismi internazionali.
La transizione energetica del trasporto marittimo passa sempre più dalla capacità di costruire una filiera globale dei nuovi combustibili a basse e zero emissioni. È con questo obiettivo che il Clean Energy Marine Hubs (CEM-HUBS), la piattaforma pubblico-privata internazionale dedicata allo sviluppo dei futuri hub energetici marittimi, rafforza la propria governance affidando un ruolo chiave a Nick Potter, presidente e amministratore delegato di AET e vicepresidente Petroleum & Products del gruppo MISC, oltre che presidente uscente dell’Oil Companies International Marine Forum (OCIMF).
Potter è stato nominato co-presidente dello Steering Committee dell’iniziativa, affiancando Paula Vieira, direttore generale della Divisione Politiche Ambientali di Transport Canada, e assumerà contestualmente la guida del Private Sector Group, l’organismo che rappresenta gli operatori industriali coinvolti nel progetto.
La nomina arriva in una fase cruciale per il settore marittimo, chiamato a tradurre in infrastrutture, investimenti e disponibilità di combustibili le nuove regole sulla decarbonizzazione adottate dall’International Maritime Organization (IMO). Se la normativa sta definendo il quadro regolatorio, resta infatti aperta la sfida più complessa: garantire che i carburanti alternativi siano realmente disponibili nei principali porti del mondo, in quantità sufficienti e a costi sostenibili.
È proprio questo il ruolo assegnato al CEM-HUBS. L’iniziativa nasce infatti come una piattaforma trasversale che riunisce governi, armatori, porti, produttori di energia, istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali con l’obiettivo di ridurre il rischio degli investimenti necessari per sviluppare la produzione, il trasporto e l’utilizzo di combustibili marittimi a basse e zero emissioni.
L’ambizione è quella di favorire un allineamento lungo l’intera catena del valore dell’energia e dello shipping, evitando che la mancanza di coordinamento tra domanda e offerta rallenti il percorso di decarbonizzazione del settore.
Accettando il nuovo incarico, Potter ha sottolineato come la neutralità climatica e la sicurezza energetica rappresentino due obiettivi strettamente collegati.
“Il percorso verso le emissioni nette zero e una maggiore sicurezza energetica potrà concretizzarsi solo se il settore energetico e quello marittimo procederanno insieme. Nessuna organizzazione può raggiungere questo risultato da sola, ma mettendo in comune gli sforzi tra settore pubblico e privato possiamo trasformare le ambizioni in risultati concreti”, ha dichiarato.
Uno dei principali temi affrontati dal CEM-HUBS riguarda il ruolo dei porti nella futura distribuzione dei combustibili alternativi.
La prospettiva delineata dall’industria non prevede infatti un unico carburante dominante, ma un mercato caratterizzato dalla coesistenza di diverse soluzioni, tra metanolo, ammoniaca, idrogeno, biofuel, e-fuel e GNL a basse emissioni. Questo scenario impone agli scali portuali di pianificare con largo anticipo gli investimenti necessari per adeguare le infrastrutture.
Secondo Patrick Verhoeven, managing director dell’International Association of Ports and Harbors (IAPH), la priorità per i porti consiste oggi nel comprendere come progettare gli hub energetici del futuro, identificando i volumi di domanda, definendo i modelli di governance e individuando le infrastrutture realmente necessarie, insieme ai relativi meccanismi di finanziamento, gestione e manutenzione.
L’esperienza maturata da Potter lungo la filiera energetica, ha osservato Verhoeven, potrà contribuire a fornire indicazioni operative e pragmatiche per affrontare queste sfide.
Un passaggio che interessa direttamente anche il sistema portuale italiano, impegnato nei prossimi anni nello sviluppo di nuovi servizi energetici e nell’adeguamento delle proprie infrastrutture in funzione delle future esigenze del trasporto marittimo internazionale.
Il CEM-HUBS riunisce alcuni dei principali attori mondiali della transizione energetica marittima. Oltre all’International Chamber of Shipping (ICS) e alla International Association of Ports and Harbors (IAPH), l’iniziativa opera nell’ambito del Clean Energy Ministerial ed è co-guidata dai governi di Canada ed Emirati Arabi Uniti, con la partecipazione attiva di Brasile, Cina, Grecia, Malta, Norvegia, Panama e Uruguay.
Collaborano inoltre l’International Renewable Energy Agency (IRENA), il Global Centre for Maritime Decarbonisation (GCMD), ABS, Lloyd’s Register, OCIMF e il World Economic Forum, a testimonianza della crescente convergenza tra settore energetico, industria marittima e istituzioni internazionali.
Come ha evidenziato il segretario generale dell’ICS, Thomas A. Kazakos, la sicurezza energetica è ormai una priorità per i governi e rappresenta uno degli elementi centrali della strategia di decarbonizzazione dello shipping. In questo contesto il CEM-HUBS sta collaborando con l’IMO e con IRENA alla realizzazione di uno studio globale destinato a individuare la futura domanda e offerta di combustibili alternativi e a definire le infrastrutture necessarie per la nascita degli hub energetici marittimi.
Parallelamente la piattaforma sta elaborando un documento strategico destinato ai ministri dell’Energia dei Paesi partecipanti, con l’obiettivo di costruire una roadmap condivisa che favorisca lo sviluppo coordinato delle infrastrutture e acceleri gli investimenti.
La nomina di Potter rafforza dunque una delle iniziative più ambiziose oggi in campo per accompagnare la trasformazione energetica dello shipping. Una trasformazione che non riguarderà soltanto le navi, ma ridisegnerà progressivamente anche il ruolo dei porti, destinati a diventare sempre più nodi energetici oltre che logistici, chiamati a gestire la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dei combustibili che alimenteranno il trasporto marittimo nei prossimi decenni.
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