Quando la logistica incontra l’arte nasce un trasporto “eccezionale”
BOLZANO – Negli ultimi otto anni Chiara Prisco (nella foto la seconda da sinistra) ha potuto ammirare opere d’arte e mostre in anteprima rispetto al grande pubblico.
E lo ha potuto fare grazie al suo ruolo in Fercam, nella sezione Fine Art.
Un settore molto particolare della logistica che spesso si fa fatica a immaginare forse perché più propensi a pensarla come destinata a prodotti prettamente commerciali lontani dall’aspetto culturale e artistico.
“Nel m
io lavoro -dice- arte e logistica non possono vivere una senza l’altra. L’arte è una necessità consistente, ma allo stesso tempo serve la parte logistica per portare a termine un progetto al meglio. Mi verrebbe da dire che per un lavoro ben fatto va messa in campo una componente al 70% logistica e al 30% artistica”.
È quest’ultima sensibilità che si rende necessaria per conoscere il tipo di conservazione dell’opera, i materiali di cui è composta, attività che si lega con il lavoro del team museale capace e competente sul lato tecnico, a cui si va ad aggiungere il ruolo di Fercam Fine art.
Ma, anche se spesso da fruitori di una mostra o di un’unica opera d’arte non ce ne rendiamo conto, perché si sia arrivati a quello che stiamo ammirando, serve che i due aspetti si uniscano.
“È raro chiedersi come un dipinto sia arrivato fin lì, o quale sia la sua collocazione quotidiana, come si è pensato all’allestimento, quali difficoltà pratiche si siano incontrate”.
Ci sono aspetti che invece i professionisti devono prendere in seria considerazione: un antico palazzo che ospita una mostra necessita di adeguati accorgimenti dal peso che la pavimentazione potrà sostenere in caso di sculture, alla possibilità di applicare opere direttamente sui muri.
“Non bisogna trascurare i passaggi particolarmente stretti, che talvolta impediscono il transito dell’opera attraverso le porte principali: in questi casi si ricorre spesso a gru e a professionisti specializzati, che provvedono a movimentarla tramite accessi alternativi come le finestre”.
Tutti aspetti insomma che solo gli addetti ai lavori riescono a gestire. “In certe occasioni, oltre alla bellezza dell’opera, lascia un segno silenzioso anche la sincronia del lavoro corale delle maestranze che la accompagnano fino a destinazione, persino per noi che vi siamo immersi ogni giorno”.
Tutto parte dalla richiesta del museo o di chi comunque ha necessità che un’opera d’arte venga spostata da un luogo a un altro.
“Ci sono tanti aspetti da considerare, oltre a quelli più evidenti. Ad esempio, senza la ricezione di un certificato di assicurazione l’opera non può essere movimentata. Anche gli aspetti doganali hanno la loro peculiarità e complessità che va rispettata e seguita a tutto tondo”.
Il trasporto avviene generalmente in casse di legno. Ma non uno casuale, uno di particolare pregio: “Il pioppo multistrato viene lavorato da falegnami esperti che realizzano la cassa di imballaggio con misure precisissime perché l’opera non subisca il minimo danno”.
E diverso sarà l’imballaggio a seconda del tipo di viaggio che sarà predisposto, della richiesta dei prestatori, del tempo di deposito o di altri fattori esterni.
“Spesso la stessa opera viaggia in casse nuove in ogni occasione. Questo ha permesso di collaborare con Echo Labs, la no profit che ha visto Fercam impegnata con progetti di upcycling con persone fragili”.
Le casse di legno ormai inutilizzate vengono donate al laboratorio che riutilizza il materiale per oggetti e arredi unici nel loro genere.
“Prima il nostro era solo un riciclo del legno, ora vorremmo che il ciclo si chiudesse: man mano che l’esperienza dei falegnami di Echo Labs crescerà l’idea è che siano loro stessi a produrre le casse”.
L’arte e la logistica si fondono così con la sostenibilità ambientale e l’aspetto sociale.
La varietà e la diversità delle opere da trasportare fanno sì che quello della dottoressa Prisco sia un lavoro sempre nuovo: “Ogni viaggio è diverso e qualcuno ha detto che il nostro è come il lavoro di un’agenzia di viaggi che deve provvedere a tutti i servizi che si renderanno necessari”.
E quando la dottoressa Prisco parla delle opere le indica quasi come fossero persone, a testimonianza della passione che il suo Team è abituato a mettere nel proprio lavoro.
“Si tratta nella maggior parte dei casi di pezzi unici, antichi e non replicabili che nascondono dietro un lavoro fatto di passione o dolore. Questo deve rendere coscienti in ogni nostra azione della responsabilità che ci viene affidata a cui va dedicato ogni sforzo possibile.”
E questa è per la dottoressa anche la parte più caratterizzante del suo lavoro che li rende “custodi del viaggio”.
Ogni allestimento terminato rappresenta una grande soddisfazione professionale.
“Non solo per la bellezza delle opere, ma per la complessità del trasporto e per la destinazione di una mostra che permette di vedere opere che per molti anni probabilmente non si rincontreranno”.
Come in uno spettacolo a teatro, gli attori sono accompagnati da qualcuno nel dietro le quinte.
Così è nel mondo della logistica d’arte: un mondo popolato da numerosi professionisti.
Abbiamo già citato gli assicuratori, ma anche gli Art Handlers, coloro che fisicamente toccano le opere, e tutti i tecnici esperti che creano fisicamente i luoghi dove le opere verranno allestite: “Il nostro lavoro ci permette di avere rapporti con tutti loro, ed è essenziale la coordinazione dei tempi e delle delicate attività. Questo è sicuramente un grande accrescimento anche personale”.
Anche se in l’Italia il mercato dei collezionisti privati non è particolarmente sviluppato, al contrario c’è un movimento per il prestito di opere tra musei nazionali ed esteri.
“Tutto questo rende il trasporto di cui ci occupiamo qualcosa di particolare: come se un proprio caro fosse in viaggio: durante la giornata pensi a cosa gli stia capitando controllando che tutti gli incastri vadano al loro posto”.
Una logistica che parla al femminile quella di Chiara Prisco che ci spiega così la sua visione: “La parte artistica parla a mio avviso indifferentemente a tutti, uomini e donne. Lo stesso fa la logistica, creando una perfetta via di mezzo, un equilibrio che permette un efficace intreccio di punti di vista tra colleghi e colleghe.”
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