“Chiarire in modo esplicito il rapporto tra Porti d’Italia, MIT, MEF, AdSp e Art”
ROMA – Anche Confindustria è stata audita in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati nell’ambito del DDL Riforma della portualità nazionale.
“Per Confindustria -si legge in una nota- la portualità rappresenta un asset strategico per la competitività industriale, infrastrutturale ed energetica del Paese e costituisce una vera questione di sovranità industriale”.
“L’Italia dispone di un sistema portuale strategicamente collocato nel Mediterraneo, ma ancora caratterizzato da forti disomogeneità e da volumi sostanzialmente stagnanti negli ultimi quindici anni. La sfida è trasformare la posizione geografica del Paese in un reale vantaggio competitivo, aumentando la capacità di attrarre nuovi traffici e rafforzando il ruolo dei porti nella logistica europea e internazionale”.
Confindustria conferma il proprio sostegno all’esigenza di una riforma della portualità nazionale. La riforma può rappresentare un passaggio importante. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che il testo sia affinato nella fase parlamentare, assicurando chiarezza delle competenze, equilibrio tra regia nazionale e presidio territoriale, sostenibilità finanziaria delle Autorità di Sistema portuale, continuità degli interventi già programmati e pieno coinvolgimento delle Regioni e delle rappresentanze economiche.
In questa prospettiva, Confindustria conferma la propria disponibilità a proseguire il confronto con il Parlamento e con il Governo, mettendo a disposizione il contributo del sistema industriale per costruire una portualità realmente al servizio della crescita nazionale.
Tra le valutazioni, Confindustria sottolinea alcuni aspetti positivi, tra cui il ritorno della portualità italiana all’interno di una visione strategica nazionale.
“Condivisibile che lo Stato definisca un quadro unitario dei fabbisogni infrastrutturali, individui le opere prioritarie e colleghi gli investimenti alla rete TEN-T, ai corridoi europei, ai collegamenti ferroviari e retroportuali e alle principali direttrici del commercio internazionale. Per Confindustria, la programmazione deve servire a scegliere, ordinare e realizzare le opere davvero decisive per la competitività degli scali”.
A essere giudicata positiva anche la procedura nazionale per individuare le infrastrutture strategiche portuali, fondata sui fabbisogni delle Autorità di Sistema portuale, e l’elenco degli interventi prioritari, così come il riconoscimento dei dragaggi di pubblica utilità e urgenza e la previsione di un procedimento unico.
Sulla costituzione della Porti d’Italia S.p.A., Confindustria si trova favorevole, “purché sia e resti uno strumento pubblico di supporto tecnico e operativo alla realizzazione delle infrastrutture strategiche”.
Condivisibili anche la semplificazione degli strumenti di pianificazione portuale e la distinzione tra opere infrastrutturali, manutenzione straordinaria e manutenzione ordinaria. Questi interventi rispondono a esigenze concrete delle imprese: ridurre l’incertezza sui tempi, rendere più flessibile l’adeguamento delle aree portuali e garantire la piena funzionalità di fondali, banchine e accessi, condizioni essenziali per sicurezza, continuità operativa e attrazione dei traffici.
Accanto a queste valutazioni, Confindustria ritiene indispensabile chiarire alcuni punti con l’obiettivo di rendere l’impianto del provvedimento più efficace, più coerente con le esigenze operative degli scali e più utile alla competitività delle imprese e anche quello sulla centralizzazione delle funzioni e assetto delle competenze.
“Porti d’Italia S.p.A. deve essere uno strumento tecnico e operativo per realizzare le opere strategiche e superare le strozzature attuative, non un soggetto destinato a sostituire progressivamente le Autorità di Sistema portuale nella gestione ordinaria dei porti o nel rapporto quotidiano con le imprese. Se la riforma aumenta gli interlocutori invece di semplificarli, il rischio è creare incertezza, allungare i procedimenti e appesantire l’amministrazione”.
Per questo secondo Confindustria occorre chiarire in modo esplicito il rapporto tra Porti d’Italia, MIT, MEF, Autorità di Sistema portuale e Autorità di regolazione dei trasporti, soprattutto su pianificazione, concessioni, realizzazione delle opere, gestione delle risorse e monitoraggio.
Anche il trasferimento del personale deve essere definito con equilibrio: deve consentire a Porti d’Italia di funzionare correttamente, ma senza indebolire l’operatività delle AdSp nelle funzioni che restano di loro competenza. Questo è necessario anche per preservare l’equilibrio economico-finanziario delle Autorità, alla luce della prevista riduzione delle entrate.
È necessario preservare e rafforzare il ruolo delle Autorità di Sistema portuale, chiarendone il ruolo come presidio territoriale e operativo, perché devono restare il punto di riferimento per il dialogo quotidiano con imprese, concessionari, terminalisti, operatori logistici, enti locali e sistemi produttivi.
La riforma deve quindi rafforzare il coordinamento nazionale, senza indebolire la capacità dei territori di programmare, adattare e realizzare interventi coerenti con le proprie vocazioni economiche.
“Serve una chiara gerarchia tra pianificazione nazionale e locale: il quadro strategico nazionale deve definire priorità e indirizzi, mentre i DPSS e i Piani regolatori portuali devono continuare a garantire la traduzione operativa delle scelte sui territori”.
La riforma deve garantire un coinvolgimento effettivo delle Regioni e delle rappresentanze economiche. Il coinvolgimento delle Regioni non deve limitarsi all’intesa in Conferenza unificata per l’adozione del Piano nazionale, ma deve proseguire anche nelle fasi di attuazione e aggiornamento. Le imprese sono le principali utilizzatrici delle infrastrutture portuali e conoscono direttamente l’evoluzione dei traffici, le esigenze delle filiere, i colli di bottiglia operativi e le priorità di investimento. Senza un confronto stabile con il mondo produttivo, la programmazione rischia di individuare opere formalmente rilevanti ma non pienamente coerenti con la domanda effettiva del mercato.
Confindustria ritiene pertanto necessario che la riforma preveda sedi chiare e continuative di confronto con le rappresentanze economiche, sia nella fase di individuazione delle priorità infrastrutturali sia nella fase di monitoraggio dell’attuazione. Il contributo delle imprese deve essere parte integrante di una programmazione orientata alla competitività del sistema.
Il disegno di legge introduce un nuovo modello di finanziamento delle infrastrutture strategiche.
“La scelta può essere condivisa se crea un canale stabile per finanziare le opere strategiche. Tuttavia, non deve sottrarre alle AdSp le risorse necessarie per svolgere le funzioni che restano in capo a loro: manutenzione ordinaria, dragaggi di mantenimento, gestione degli spazi, riparazioni, sicurezza, funzionamento degli scali e attuazione degli interventi non ricompresi nel Piano nazionale.
Il rischio è creare uno squilibrio strutturale. Per Confindustria, quindi, il nuovo modello deve garantire un equilibrio finanziario chiaro, evitando che il finanziamento della programmazione nazionale comprometta la gestione corrente dei porti, la manutenzione delle infrastrutture e la capacità di rispondere alle esigenze operative delle imprese”.
Il testo aggiornato interviene anche sulla disciplina concessoria, prevedendo il monitoraggio del MIT sugli atti concessori. Per Confindustria è essenziale che questo monitoraggio non produca effetti retroattivi né instabilità sui rapporti già in essere, soprattutto quando i concessionari hanno assunto impegni di investimento sulla base di autorizzazioni già perfezionate. Trasparenza e uniformità devono essere garantite senza compromettere certezza giuridica, continuità degli investimenti e affidamento degli operatori.
Sulla gestione della fase transitoria e continuità degli investimenti Confindustria richiama l’esigenza di garantire una fase transitoria chiara e ordinata.
“La riforma non deve bloccare, sospendere o riaprire inutilmente procedimenti già avviati, in particolare quelli relativi a opere commissariate, investimenti PNRR, progetti TEN-T e investimenti in partenariato pubblico-privato e opere già previste nella programmazione delle Autorità di Sistema portuale. Servono regole transitorie semplici, tempi certi e responsabilità definite per assicurare continuità agli investimenti”.
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