Il settore torna in espansione: 112,4 miliardi nel 2025. Intelligenza artificiale già operativa in un terzo delle aziende italiane.
MILANO – La Contract Logistics italiana archivia definitivamente la fase di contrazione degli ultimi anni e rimette in moto un ciclo di crescita che riflette la trasformazione profonda della filiera. Dopo il rallentamento del 2023, determinato soprattutto dal riassestamento delle tariffe nel trasporto internazionale, il comparto ha rialzato la testa già nel 2024 e consolida il trend nel 2025, con un valore complessivo previsto di 112,4 miliardi di euro e un incremento dell’1,9% su base annua. Numeri che restituiscono un settore vivo, articolato, sospinto da quasi 79mila imprese che, pur in quadro di apparente stabilità, stanno attraversando un processo di metamorfosi organizzativa.
L’aumento dei costi dei fattori produttivi ha ridefinito le dinamiche competitive: la manodopera cresce del 4,4%, l’energia elettrica del 7,9%, gli affitti del 3,5%. Scendono invece diesel e costo del denaro, permettendo un parziale riequilibrio. Nel frattempo, la filiera accelera sulla concentrazione: ventiquattro operazioni di M&A hanno coinvolto operatori italiani alla ricerca di massa critica, competenze specialistiche e nuovi perimetri di mercato. La spinta all’integrazione verticale ridisegna inoltre l’architettura dei costi: aumenta il personale diretto, si accorcia la catena del valore, diminuisce la quota di servizi acquistati da terzi.
Le relazioni contrattuali tra committenti e fornitori cambiano pelle. Una ricognizione su quattordicimila contratti mostra un ricorso crescente alle clausole indicizzate, dall’adeguamento ISTAT ai minimi salariali del CCNL: un modo per governare l’incertezza dei prezzi e distribuire il rischio lungo la filiera. In parallelo prosegue, pur con cautela, la transizione ambientale. Le imprese concentrano gli sforzi sulla misurazione dell’impatto climatico e sospendono, nel 78% dei casi, gli investimenti più onerosi. Il packaging sostenibile emerge come frontiera attiva, guidata dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi.
Nel cuore di questa metamorfosi si colloca l’irruzione dell’intelligenza artificiale, ormai elemento strutturale del settore. Il 30% delle aziende committenti possiede almeno un progetto attivo di AI e la percentuale salirà al 44% entro tre anni. L’adozione è più matura tra le grandi imprese e si concentra soprattutto nelle attività d’ufficio — gestione ordini, previsioni, riordino materiali — mentre nei processi operativi prevale ancora un approccio sperimentale. L’81% delle imprese che utilizza AI dichiara benefici tangibili: miglioramento del servizio, maggiore qualità dei processi, incremento della produttività, riduzione dei costi e impatti ambientali virtuosi.
Gli Osservatori del Politecnico di Milano confermano la centralità del capitale umano, della qualità dei dati e della governance tecnologica come leve decisive. Come osserva Marco Melacini, responsabile scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics, “il mondo a cui le aziende erano abituate non esiste più”. Una trasformazione che Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio, sintetizza nella convergenza fra “intelligenza umana e artificiale”, unica via per governare l’innovazione senza scivolare in un tecnicismo privo di visione.
Il 2025 si annuncia dunque come un anno di assestamento evolutivo: la filiera sale di tono, si consolida, ridefinisce i propri confini industriali e logistici, mentre l’intelligenza artificiale smette di essere un orizzonte teorico e diventa motore operativo della competitività.
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