Cybersecurity marittima, il porto digitale sotto pressione

Cybersecurity nei porti: intervista al professor Gianluca Dini e analisi dei rischi digitali per shipping e logistica marittima

LIVORNO – La sicurezza delle nuove rotte del potere marittimo non passa soltanto da flotte, infrastrutture e geopolitica. Sempre più spesso si gioca su un terreno invisibile ma decisivo: il cyberspazio. Porti, compagnie di navigazione, terminalisti, spedizionieri e operatori logistici sono ormai parte di un ecosistema digitale interconnesso, dove un attacco informatico può tradursi in danni economici immediati e, nei casi più gravi, in ripercussioni strategiche.

A richiamare l’attenzione su questo fronte è il professor Gianluca Dini dell’Università di Pisa, impegnato in un progetto di ricerca sviluppato in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale.

L’obiettivo non è ispettivo né sanzionatorio, ma conoscitivo: misurare il livello di consapevolezza e preparazione cyber del cluster marittimo-portuale livornese per comprendere dove intervenire con formazione e supporto.

Il punto di partenza è realistico. Oggi nessuna organizzazione può considerarsi al riparo da minacce informatiche. Gli attacchi non sono più eventi eccezionali ma fatti di cronaca ricorrenti, capaci di generare perdite finanziarie, blocchi operativi e, in alcuni casi, effetti geopolitici. Il settore marittimo, per la sua natura internazionale e per il valore delle merci movimentate, rappresenta un bersaglio particolarmente sensibile.

La ricerca in corso a Livorno fotografa un comparto estremamente eterogeneo. Accanto a grandi imprese strutturate, dotate di risorse interne e competenze dedicate, opera una costellazione di aziende medio-piccole che svolgono funzioni essenziali nella catena portuale ma che spesso dispongono di strumenti limitati per affrontare la sicurezza informatica. Ed è proprio qui che si concentra una parte rilevante del rischio sistemico: l’anello debole della filiera può diventare il punto d’ingresso per attacchi più ampi.

Il lavoro dei ricercatori si basa su interviste dirette agli operatori e su analisi tecniche. Una prima ricognizione su circa 120 siti web di imprese legate al porto di Livorno ha evidenziato vulnerabilità di livello variabile, da basso a elevato. In diversi casi emergono tecnologie datate e modalità di gestione non pienamente professionali, segnali di una maturità cyber ancora in fase di sviluppo.

Non si tratta, sottolinea il professor Dini, di assegnare “pagelle” o certificazioni, ma di costruire una base di conoscenza utile a orientare eventuali contromisure. La cybersecurity, in questo senso, diventa un tema di accompagnamento alla

cyber securitycrescita del settore. Anche perché la spinta non arriva solo dal mercato ma dalle normative, sempre più stringenti sul fronte della protezione dei dati e delle infrastrutture critiche.

Il porto contemporaneo è una piattaforma digitale oltre che fisica. Gestione dei traffici, documentazione, sistemi di prenotazione, monitoraggio delle merci, interfacce con dogane e autorità: tutto passa da reti e software. Un’interruzione informatica non blocca solo un computer, ma può rallentare o fermare flussi logistici che collegano territori e filiere produttive.

Per Livorno, scalo chiave nel panorama tirrenico, la sfida è duplice. Da un lato mantenere competitività ed efficienza, dall’altro rafforzare la resilienza digitale dell’intero ecosistema. La direzione sembra tracciata: più consapevolezza, più formazione, maggiore cultura della sicurezza.

Perché nel mare delle nuove rotte del potere, oggi, la linea di galleggiamento passa anche dai firewall. E ignorarlo significa esporsi a un conto che, prima o poi, qualcuno presenterà.

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Cyber risk nei porti: lo studio MARES sul sistema Livorno

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Tags: Porti
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