Dal ROI al SROI: quando il ritorno è sociale

Non misurare tutto per il gusto di contare, ma misurare ciò che serve per migliorare. A cura di Piano 23

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Intervento a cura di “Piano 23”, azienda di consulenza specializzata nella logistica sostenibile.

Per decenni le imprese hanno misurato il loro successo con un indicatore principe: il ROI, Return on Investment. Quante risorse ho speso? Quanti utili ho ricavato? Un calcolo lineare che, però, lascia fuori tutto ciò che non ha immediata traduzione in euro: l’impatto sulle persone, sulle comunità, sull’ambiente.

Ecco perché da qualche anno si parla di SROI, Social Return on Investment. Non si tratta di sostituire il profitto, ma di allargare lo sguardo: per ogni euro investito, quanti euro di valore sociale si generano? La differenza è sostanziale: nel ROI tradizionale la misura è finanziaria; nello SROI la bussola è l’impatto, monetizzato ma con radici nell’economia reale della società.

Come funziona: le tappe di un SROI

Lo SROI non è uno slogan, ma un metodo strutturato. Generalmente si articola in sei passaggi:

  1. Definire il campo e gli stakeholderSi stabilisce l’ambito di analisi e si identificano i portatori d’interesse: chi beneficia, chi è influenzato, chi è coinvolto.
  2. Mappare gli outcomeNon conta solo quante attività si sono fatte (output), ma cosa è effettivamente cambiato: occupazione creata, competenze sviluppate, emissioni ridotte.
  3. Attribuire un valore economicoQui entra in gioco la creatività metodologica: si usano proxy monetarie per tradurre in euro benefici spesso intangibili. Quanto vale, ad esempio, una riduzione di ricoveri ospedalieri dovuta a un progetto sociale?
  4. Calcolare l’impatto nettoSi tolgono dal conto ciò che sarebbe accaduto comunque (deadweight), gli effetti attribuibili ad altri fattori o le ricadute negative inattese.
  5. Determinare l’indice SROIÈ il rapporto finale: se per ogni euro investito si generano tre euro di benefici sociali, avremo un SROI pari a 3:1.
  6. Restituire e migliorareI risultati vanno comunicati agli stakeholder e, soprattutto, utilizzati per riprogettare interventi e strategie future.

Perché conta davvero

Lo SROI spinge le imprese a guardare oltre il breve termine e a rendere visibile ciò che spesso resta nascosto. Non è solo un esercizio di trasparenza, ma una leva di competitività: dimostrare impatti sociali e ambientali concreti rafforza la reputazione, attira investitori attenti ai criteri ESG e consolida il legame con le comunità.

Certo, la metodologia non è esente da sfide: attribuire valori economici a cambiamenti sociali è complesso e talvolta arbitrario. Ma la direzione è tracciata: misurare non solo “quanto guadagno”, ma anche “quanto lascio” alla società.

Le radici europee dell’impatto sociale

Già nel 2014, l’Unione Europea aveva tracciato la strada per una misurazione condivisa dell’impatto sociale, con il lavoro del gruppo di esperti GECES. L’obiettivo era fornire coerenza e credibilità all’interno dell’economia sociale, senza imporre indicatori rigidi ma promuovendo un processo comune e proporzionale.

Il metodo, pensato per programmi come il Fondo Europeo per l’Imprenditoria Sociale (FEIS) e EaSI, si fonda su cinque fasi: definire obiettivi e teoria del cambiamento, coinvolgere gli stakeholder, scegliere misurazioni pertinenti, validare i risultati e rendicontarli in modo trasparente. Ogni valutazione deve essere supportata da prove e basarsi su principi di materialità, attribuzione e apprendimento continuo, mantenendo libertà sugli indicatori specifici ma coerenza nel processo.
Qui il link alla pubblicazione

Un approccio che anticipava la logica dello SROI e che, a distanza di dieci anni, resta attualissimo: non misurare tutto per il gusto di contare, ma misurare ciò che serve per migliorare.

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Tags: Economia, Logistica

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