Con la commercial director Vado Gateway Spa e membro di Wista Italy per parlare del terminal e di parità di genere
VADO LIGURE – Daniela Mossa è la commercial director Vado Gateway Spa e membro di Wista Italy.
Seguendo il nostro filone di interviste a donne impegnate nei nostri settori di riferimento, l’abbiamo raggiunta per farci dire qualcosa di più sul suo ruolo in società e sulla situazione attuale dello shipping anche in prospettiva di parità di genere.
Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti dal sistema portuale Vado Gateway nei primi cinque anni di attività del Container Terminal. Ad Agosto 2025 è stato raggiunto il record mensile di oltre 39.700 container movimentati, con una produttività media di 28 CMPH. Un ulteriore milestone di un trend di crescita che ha fatto registrare nel 2025 un aumento dei contenitori movimentati del +60% sul 2024 (oltre 600mila teus), di cui 26% export, 38% import e 36% transhipment.
La gestione di un terminal richiede grande dedizione, impegno e una forte attenzione ai bisogni del cliente. Questo è possibile grazie alla combinazione di personale altamente specializzato, una disciplina volta al miglioramento continuo e la tecnologia che contraddistingue il sistema portuale.
Tutte le movimentazioni sono gestite da un sistema operativo che identifica i container tramite videocamere sulle gru e coordina il loro passaggio tra banchina, piazzale e aree di scambio.
Per quanto riguarda queste ultime, l’accesso dei camion avviene attraverso 14 corsie reversibili automatizzate, gestite da un sistema di appuntamenti digitali denominato Truck Appointment System.
Inoltre, grazie a un’attenta e costante pianificazione, siamo in grado di prevedere i picchi di traffico e di ridurre al minimo le interferenze tra le attività di banchina e di piazzale migliorando ulteriormente le condizioni di sicurezza nelle aree operative.
Tale sinergia ci permette di migliorare continuamente le nostre performance in termini di port hours saved (nel 2025 +34% rispetto al 2021) e di Truck Turnaround Time (22 min in media).
La banchina è strutturata con una netta segregazione tra l’area operativa, in cui si svolgono le attività automatizzate e i percorsi dedicati al personale per l’accesso a bordo nave, garantendo così una gestione ordinata e controllata dei flussi.
È importante sottolineare come la tecnologia sia utilizzata come supporto ai lavoratori e non in loro sostituzione. Infatti, le gru di piazzale completamente automatizzate sono supervisionate da remoto da colleghi specializzati che intervengono, assumendone il controllo diretto, ogni qual volta sia necessario. L’automazione, pertanto, porta anche un beneficio in termini di formazione e crescita professionale, permettendo loro di specializzarsi nell’esecuzione di nuove tipologie di operazioni.
Inoltre, la dotazione tecnologica di Vado Gateway ha portato alla creazione di figure tecniche specializzate anche nelle operazioni di manutenzione dei macchinari più avanzati adottati dai terminal.
Il mercato marittimo italiano, come quello globale, sta vivendo una fase di forte instabilità, determinata principalmente dal contesto geopolitico internazionale. Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una sequenza di disruption senza precedenti: la pandemia globale, la carenza di semiconduttori, la guerra in Ucraina. Già nel 2023 era evidente che non saremmo tornati a una “normalità” intesa come stabilità prevedibile e lineare.
La chiusura del Canale di Suez e il recente blocco dello stretto di Hormuz a causa delle operazioni militari in corso nel Golfo Persico stanno ulteriormente ridisegnando gli equilibri, e anche una loro piena riapertura non comporterà automaticamente un ritorno alla stabilità, ma piuttosto una nuova redistribuzione dei flussi.
In questo scenario, la priorità è essere pronti a gestire la complessità e l’imprevedibilità. Come terminal, puntiamo a consolidarci tra i principali gateway di accesso al Centro Europa. Abbiamo dimostrato al mercato di poter accogliere e servire navi di grande stazza in tempi competitivi, anche grazie a fondali superiori ai 16 metri.
Riteniamo di poter rappresentare un’opzione solida ed efficiente non solo per il Nord Italia, ma anche per mercati strategici come la Svizzera e la Germania meridionale, offrendo affidabilità operativa in un contesto globale sempre più dinamico.
Credo che le competenze non abbiano genere. Il mio ruolo richiede capacità di ascolto, visione strategica, analisi dei dati e orientamento al risultato: elementi che prescindono dall’essere uomo o donna.
Se c’è un tratto che cerco di avere nel mio approccio, è l’attenzione alla relazione e alla costruzione di fiducia nel tempo, che considero fondamentali tanto quanto la solidità delle analisi e delle strategie commerciali.
Il processo è sicuramente partito, ma richiede tempo. I dati, però, mostrano che qualcosa si sta muovendo, anche se in modo non uniforme. Non siamo a un punto fermo ma stiamo assistendo a un’evoluzione progressiva, che va sostenuta con continuità e visione di lungo periodo.
Oggi direi soprattutto culturali. Dal punto di vista formale molte barriere sono state superate, ma restano percezioni e modelli tradizionali che influenzano ancora l’accesso a determinati ruoli, soprattutto in un settore storicamente tecnico come lo shipping.
Il vero cambiamento passa dalla cultura organizzativa: dalla capacità di valorizzare competenze e merito senza schemi predefiniti.
Le politiche possono dare un impulso importante, soprattutto nel creare condizioni di accesso e pari opportunità. Tuttavia, la parità reale si costruisce anche all’interno delle aziende, attraverso percorsi di crescita trasparenti, criteri meritocratici e modelli di leadership inclusivi. Non è solo una questione normativa, ma di responsabilità condivisa tra istituzioni e imprese.
Il tema del divario retributivo va affrontato con trasparenza. Personalmente credo che la parità non sia solo un tema di equità, ma anche di competitività: il nostro settore, per crescere e innovare, deve essere attrattivo per tutti i talenti. Valorizzare competenze e merito, indipendentemente dal genere, è la strada per rafforzare l’intero sistema.
Credo che il tema della parità di genere nello shipping non sia solo una questione di equità, ma anche di evoluzione del settore. È un ambito in cui bisogna essere pronti a cambiamenti repentini per far fronte alle esigenze del mercato e alle continue trasformazioni della catena logistica globale. Proprio per questo ha bisogno di valorizzare competenze come capacità di adattamento, visione strategica, problem solving, leadership inclusiva e orientamento ai risultati — qualità che non hanno genere. La presenza femminile sta crescendo e il percorso è avviato: consolidarlo significa rendere il settore più solido, moderno e competitivo.
Oggi in Vado Gateway e Reefer Terminal lavorano 75 donne, pari al 17% della forza lavoro, di cui 18 impiegate nei ruoli operativi e di manutenzione dei terminal.
Le due società stanno portando avanti diverse iniziative per rafforzare la sensibilizzazione interna sui temi della parità di genere. Tra queste, un ciclo di incontri formativi dedicati alla Diversity, Equity & Inclusion rivolti inizialmente al top management e ai responsabili di funzione, e poi all’intera popolazione aziendale. Sotto il coordinamento delle Risorse Umane sono state avviate anche attività di sensibilizzazione sulla violenza e sulle differenze di genere, in collaborazione con l’attiva partecipazione e stretta collaborazione delle volontarie del Centro Antiviolenza di Savona.
Le due società avvieranno, inoltre, il percorso per ottenere la UNI/PdR 125:2022, unica certificazione italiana sulla parità di genere, basata su specifici KPI che riguardano cultura aziendale, governance, gestione del personale, crescita professionale, equità retributiva, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. I prossimi step prevedono la costituzione di un comitato guida interno e la definizione della policy aziendale prima dell’audit dell’ente certificatore.
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