Il presidente dell’AdSp del Mar Ligure Occidentale: servono norme sul demanio e piani regolatori portuali più flessibili
GENOVA – Il sistema normativo che regola il demanio marittimo e la pianificazione portuale deve evolvere per accompagnare le trasformazioni dell’economia globale e sostenere la competitività dei porti italiani. È questo il messaggio lanciato da Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, intervenuto a Genova nel corso di un convegno dedicato alla gestione del demanio marittimo.
L’incontro, ospitato alla Stazione Marittima di Ponte dei Mille, ha riunito istituzioni, magistratura e operatori del settore per un confronto sulle prospettive di riforma delle norme che regolano concessioni e pianificazione delle aree portuali.
Nel suo intervento Paroli ha ricordato come il quadro normativo attuale – fondato su pilastri come il Codice della Navigazione e la legge di riforma portuale del 1994 – abbia consentito negli ultimi trent’anni una significativa crescita del sistema portuale italiano, accompagnata dall’aumento dei traffici e dalla progressiva espansione delle capacità operative degli scali.
Secondo il presidente dell’Autorità portuale, tuttavia, il contesto economico e logistico internazionale è oggi profondamente mutato e richiede strumenti più aggiornati e flessibili.
“Il porto è un’impresa e, come ogni impresa, deve poter reagire rapidamente alle trasformazioni del mercato”, ha osservato Paroli, sottolineando come l’attuale assetto amministrativo e gli strumenti di pianificazione possano talvolta rallentare la capacità degli scali di attrarre investimenti e nuovi traffici.
Uno dei temi centrali affrontati nel corso dell’incontro ha riguardato il rapporto tra concessioni demaniali, pianificazione e sviluppo industriale delle aree portuali.
Secondo Paroli, il piano regolatore portuale dovrebbe diventare uno strumento più dinamico e capace di adattarsi con maggiore rapidità alle evoluzioni del mercato logistico e industriale. Le attuali rigidità procedurali rendono infatti complessa la modifica delle destinazioni funzionali delle banchine e delle aree operative, rallentando talvolta progetti di investimento o di riconversione delle attività portuali.
“La pianificazione portuale non può essere assimilata a quella urbanistica comunale”, ha spiegato il presidente. “Il porto opera in un contesto economico globale e in costante trasformazione. Occorrono strumenti che consentano alle Autorità portuali di rispondere con tempestività alle opportunità di mercato e alle esigenze delle imprese”.
Nel corso del suo intervento Paroli ha inoltre richiamato la necessità di una riforma normativa capace di garantire maggiore chiarezza agli amministratori pubblici chiamati a gestire il demanio marittimo.
Norme più aggiornate e coerenti con il contesto attuale – ha evidenziato – permetterebbero di evitare interpretazioni amministrative forzate o soluzioni operative non esplicitamente previste dalla legislazione vigente, rafforzando al tempo stesso trasparenza e sicurezza giuridica delle decisioni.
“La riforma è necessaria per dotare il sistema portuale di strumenti moderni, in grado di coniugare concorrenza, efficienza amministrativa e capacità di attrarre investimenti”, ha concluso Paroli. “Solo così i porti potranno continuare a svolgere pienamente il loro ruolo di motori dello sviluppo economico, logistico e industriale del Paese”.
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