Digitalizzazione e competenze: la linea del Nord Est per una logistica più competitiva

Nord Est: UIR e Serpagli indicano le priorità della logistica italiana tra digitalizzazione, formazione e intermodalità

cepim

TRIESTE – Due giorni per capire che la competitività logistica non si costruisce solo con infrastrutture e tecnologie, ma soprattutto con persone formate e sistemi in grado di dialogare. Gli Stati Generali della Logistica del Nord Est 2025, andati in scena al Savoia Excelsior Palace, hanno ribadito il ruolo della macroregione come cerniera tra Mediterraneo ed Europa, in un momento in cui il Paese chiede trasporti più veloci, affidabili e sostenibili.

Nella sessione dedicata alla digitalizzazione del trasporto merci, la parola è passata a istituzioni, università e imprese, con una tavola rotonda che ha visto protagonisti, tra gli altri, Gianpaolo Serpagli, vicepresidente vicario di UIR e presidente del CEPIM-Interporto di Parma.

Serpagli ha portato la voce dei nodi logistici: quella di chi, ogni giorno, deve far funzionare terminal e interporti. E ha messo subito un punto fermo: la transizione digitale non può essere trattata come un affresco futuristico. “Il gap non è solo tecnologico: è culturale e organizzativo. Senza formazione e competenze, la digitalizzazione resta una parola da convegno”, ha scandito.

Il presidente del CEPIM ha ricordato come l’Italia della logistica viaggi a due velocità: da un lato, piattaforme avanzate che lavorano con dati in real time; dall’altro, imprese dove circolano ancora bolle cartacee e copia carbone. Una frattura che non si chiude con un software, ma con “un investimento serio sul capitale umano”.

Proprio la formazione è diventata il filo rosso del suo intervento. Citando l’esperienza emiliano-romagnola con Regione e Fondazione ITL, Serpagli ha indicato un modello replicabile: alleanze strutturate tra scuole tecniche, imprese e interporti, che hanno già portato un numero crescente di giovani a scegliere i mestieri del mare e della movimentazione. “La logistica pesa sul Pil, ma resta invisibile nel racconto pubblico”, ha osservato. “Solo quando la si conosce da dentro ci si accorge che là passa la vita moderna: filiere, consumi, industria”.

E questo gap di immagine ora presenta il conto: mancano figure qualificate, dalle cabine dei mezzi alle control room dei terminal. La paura – concreta – è quella di ritrovarsi con infrastrutture ferroviarie potenziate ma senza abbastanza merci sui treni, mentre l’autotrasporto fatica a trovare nuovi autisti.

La richiesta al Governo, dunque, è chiara: basta interventi a pioggia, serve scegliere priorità. Da un lato, accelerare sulla digitalizzazione delle imprese logistiche; dall’altro, rafforzare la scuola, affinché la trasformazione tecnologica trovi persone pronte a guidarla.

Sul fronte dei sistemi digitali condivisi, Serpagli ha richiamato la necessità di portare porti, interporti e retroporti dentro un’unica rete di dati, così da ridurre tempi morti, prevenire inefficienze e rendere l’intermodalità una vera alternativa alla gomma. Un ecosistema nazionale, connesso e affidabile, che renda competitivi i corridoi italiani rispetto ai competitor europei.

In chiusura, un’avvertenza: il cammino è avviato, ma non c’è margine per allentare la presa. “Più digitale, più intermodale, più integrata con la formazione: è la direzione giusta”, ha riconosciuto. “Resta una domanda: il sistema Paese è davvero pronto a sostenerla fino in fondo?”. Una domanda retorica che Serpagli porta fuori da Trieste come agenda di lavoro per i prossimi anni.

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Tags: Logistica

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