LIVORNO – Il grande caldo che ancora attanaglia tutta la nostra penisola si ripercuote in modo specifico sui lavoratori all’aperto e su quelli che per la loro sicurezza devono indossare abiti e strumentazione che incidono sulla temperatura corporea.
Non sono esenti i lavoratori portuali che ormai vivono una nuova condizione con cui fare i conti ogni estate nelle loro attività in stiva, sulle banchine e a bordo delle navi.
Aumenta così il rischio di malori, infortuni e persino di eventi mortali se non verranno adottate misure immediate e realmente efficaci.
È quanto chiede il sindacato USB Mare e Porti Livorno che in una nota sottolinea come “nonostante mesi di incontri, tavoli tecnici, confronti con l’Autorità di Sistema portuale, l’Azienda USL Toscana Nord Ovest e gli altri enti competenti, la realtà è che le aziende continuano a muoversi con estrema lentezza. Ancora oggi non esistono protocolli omogenei, vincolanti e realmente in grado di garantire la salute di chi lavora nelle giornate caratterizzate da temperature estreme. E i protocolli esistenti non vengono rispettati”.
Ricordando che la Regione Toscana ha emanato un’ordinanza che richiama il rischio connesso al lavoro nelle ore più calde delle giornate da “bollino rosso” e esprimendo dubbi sull’interpretazione della sua applicazione al settore portuale, USB ammette come il principio sia inequivocabile: “La salute dei lavoratori viene prima della produzione. Per USB questo principio non è negoziabile”.
“Quando -scrivono- le misure di mitigazione non sono sufficienti a garantire condizioni di sicurezza, le attività più esposte — come il lavoro in stiva, sulle banchine o in altri ambienti soggetti a forte stress termico — devono essere sospese nelle ore centrali della giornata. Nessun carico, nessuna nave, nessuna produttività può valere più della vita di una persona.
Tutti gli interventi necessari per eliminare o ridurre il rischio devono essere integralmente a carico delle aziende, come impone il D.Lgs. 81/2008. Non accetteremo mai che il peso economico o organizzativo della sicurezza venga scaricato sui lavoratori”.
“Troppo spesso, nel nostro Paese, dopo ogni tragedia si invocano controlli, responsabilità e cambiamenti. Poi, passata l’emergenza, tutto torna come prima. Noi non intendiamo aspettare il prossimo lavoratore colpito da un malore per dire che si poteva intervenire.
Per queste ragioni USB ha proclamato lo stato di agitazione in tutte le società operanti nel porto di Livorno”.
La richiesta è l’immediata adozione di misure concrete, uniformi e vincolanti per tutte le aziende del porto, comprese procedure che prevedano la sospensione delle lavorazioni più esposte nelle fasce orarie di massimo rischio quando le condizioni climatiche rendano impossibile garantire la sicurezza.
“In assenza di risposte rapide e di impegni concreti, USB è pronta ad aprire una fase di mobilitazione che potrà culminare nella proclamazione dello sciopero. La salute non si negozia. La sicurezza non è un favore concesso dalle aziende. La vita dei lavoratori vale più di qualsiasi profitto.”