Tra innovazione e tutela dei lavoratori: le interviste
LIVORNO – Nel porto di Livorno l’introduzione degli esoscheletri segna un passo avanti concreto verso un modello di lavoro più sostenibile e attento alla salute degli operatori. A delineare caratteristiche e prospettive della tecnologia sono le interviste al responsabile di progetto di IUVO, Andrea Parri, e al presidente della Compagnia Portuale di Livorno, Enzo Raugei.
Gli esoscheletri della linea MATE sono dispositivi “passivi”, privi di motori o batterie, progettati per supportare i lavoratori nelle attività più gravose dal punto di vista biomeccanico. In particolare, i modelli impiegati a Livorno agiscono su due aree critiche: la zona lombare e le spalle, tra le più esposte al rischio di patologie muscolo-scheletriche legate a sforzi ripetitivi.
Il progetto, avviato nel 2023, si è sviluppato in due fasi. Una prima fase sperimentale ha permesso di misurare scientificamente, attraverso tecniche di elettromiografia, la riduzione dello sforzo muscolare durante attività simulate tipiche del lavoro portuale. Successivamente, i dispositivi sono stati testati direttamente sul campo, con il coinvolgimento dei lavoratori, per verificarne l’efficacia reale e l’assenza di interferenze con le operazioni quotidiane.
Secondo i tecnici, il porto di Livorno rappresenta uno dei primi casi in Europa di applicazione strutturata di questa tecnologia in ambito portuale, con l’obiettivo di migliorare sicurezza ed ergonomia.
Dal punto di vista operativo, gli esoscheletri sono stati impiegati in mansioni particolarmente usuranti, come la movimentazione manuale delle merci, il rizzaggio dei container e il cosiddetto “piastraggio”, attività che richiedono frequenti piegamenti e sollevamenti.
Il riscontro dei lavoratori, sottolinea Raugei, è stato positivo: pur non eliminando completamente la fatica, i dispositivi garantiscono un sollievo significativo, soprattutto a livello articolare e lombare. La sperimentazione prosegue con un monitoraggio costante e un dialogo diretto con i produttori per eventuali miglioramenti tecnici.
Attualmente la Compagnia Portuale ha avviato l’utilizzo di alcuni dispositivi in test, ma l’obiettivo è più ambizioso: arrivare a una dotazione stabile di 10-15 esoscheletri da distribuire nei diversi turni di lavoro, compatibilmente anche con eventuali incentivi pubblici.
Resta il nodo dei costi, ancora relativamente elevati – circa 3.500 euro per unità – ma considerati sostenibili alla luce dei benefici attesi nel medio-lungo periodo, soprattutto in termini di prevenzione delle malattie professionali e riduzione dell’usura fisica.
L’esperienza livornese si candida così a diventare un modello replicabile, dimostrando come l’innovazione tecnologica possa tradursi in un miglioramento tangibile delle condizioni di lavoro in uno dei settori più impegnativi della logistica portuale.
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