L’associazione europea dei porti sollecita Bruxelles a reinvestire una quota delle entrate nella transizione energetica degli scali. Preoccupano il rischio di carbon leakage e la crescente concorrenza dei porti extra-Ue
L’associazione europea dei porti sollecita Bruxelles a reinvestire una quota delle entrate nella transizione energetica degli scali. Preoccupano il rischio di carbon leakage e la crescente concorrenza dei porti extra-Ue
BRUXELLES – In vista della revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, attesa con una proposta della Commissione europea nel Luglio 2026, la Federazione dei Porti Europei (FEPORT) chiede che una parte dei proventi generati dal meccanismo venga destinata direttamente al finanziamento della transizione energetica dei porti dell’Unione. La richiesta arriva mentre a Bruxelles si intensifica il confronto sul futuro dell’ETS e sul delicato equilibrio tra ambizione climatica, competitività economica e resilienza delle catene logistiche europee. FEPORT ha accolto con favore il dibattito avviato durante la tavola rotonda ad alto livello organizzata dalla Commissione europea il 12 Maggio scorso, sottolineando però la necessità che le specificità operative e gli investimenti sostenuti dal settore portuale siano adeguatamente considerati nel processo di revisione.
Secondo l’associazione, il prossimo aggiornamento dell’ETS rappresenterà un momento decisivo per la politica marittima europea e dovrà tenere conto del ruolo strategico svolto dai porti e dai terminalisti nel commercio internazionale, nella connettività del continente, nella sicurezza energetica e negli obiettivi di decarbonizzazione.
FEPORT ribadisce il proprio sostegno alla riduzione delle emissioni di gas serra e ricorda come i porti europei stiano già investendo massicciamente in elettrificazione, digitalizzazione, efficienza energetica e tecnologie pulite, compresa la diffusione dell’alimentazione elettrica da terra per le navi (Onshore Power Supply – OPS). Tuttavia, l’organizzazione evidenzia che l’efficacia delle politiche climatiche deve essere valutata anche alla luce delle loro conseguenze operative ed economiche. In quest’ottica, la revisione dell’ETS dovrebbe offrire l’opportunità non solo di rafforzare il percorso di decarbonizzazione, ma anche di misurare gli effetti del sistema sull’intero ecosistema europeo dei trasporti e della logistica.

Per FEPORT, i porti non sono semplici punti di transito delle merci, bensì piattaforme economiche strategiche che garantiscono commercio, approvvigionamenti energetici e resilienza delle supply chain. Eventuali riduzioni dei traffici o lo spostamento delle attività verso hub situati in Paesi extra-Ue rischiano quindi di indebolire non solo la competitività dei singoli scali, ma anche l’intero sistema logistico europeo. Per questo motivo, la federazione propone che la revisione dell’ETS introduca un esplicito vincolo di destinazione per una parte delle entrate generate dal sistema, da utilizzare per sostenere i programmi di elettrificazione e decarbonizzazione dei porti. Risorse che, secondo FEPORT, sarebbero fondamentali per consentire agli scali europei di competere con porti di Paesi terzi che operano in contesti normativi meno stringenti sul fronte ambientale.
L’associazione sottolinea inoltre la necessità di garantire coerenza tra le diverse iniziative comunitarie dedicate alla transizione energetica. In particolare, chiede che il futuro Piano europeo per l’Elettrificazione favorisca concretamente i porti attraverso procedure autorizzative più rapide, la possibilità di accumulare energia elettrica e un accesso prioritario alle reti di distribuzione. Tra le principali preoccupazioni evidenziate da FEPORT figura il fenomeno del carbon leakage, ossia il trasferimento di attività e traffici verso porti situati fuori dall’Unione Europea. Una tendenza che potrebbe accelerare a causa dell’applicazione dell’ETS al trasporto marittimo.
“Per i porti e i terminal europei una questione merita particolare attenzione: il trasferimento delle attività di trasbordo verso scali extra-Ue, che non incide soltanto sull’occupazione e sul business portuale, ma può compromettere anche la connettività dell’Europa e la competitività della sua industria”, ha dichiarato Lamia Kerdjoudj, segretario generale di FEPORT. Secondo Kerdjoudj, i consistenti investimenti già realizzati e quelli programmati nei porti vicini all’Unione, ma esterni al perimetro dell’ETS marittimo, rappresentano una crescente pressione competitiva sugli scali europei. Per questo la revisione del sistema dovrebbe includere misure concrete per contrastare il fenomeno e preservare la resilienza della rete portuale comunitaria.
FEPORT richiama infine l’attenzione sulla recente Strategia europea per i porti, che riconosce esplicitamente la necessità di rafforzare competitività e resilienza del settore. In tale contesto, conclude l’associazione, una quota dei proventi dell’ETS dovrebbe essere reinvestita direttamente nei porti per sostenere gli investimenti necessari alla transizione energetica e ambientale dell’intera filiera logistico-marittima europea.
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