Fedespedi: l’instabilità in Medio Oriente pesa sui traffici

Nei porti italiani container in calo del 4,6%

fedespedi

GENOVA – Le tensioni geopolitiche che interessano il Medio Oriente iniziano a produrre effetti tangibili anche sul sistema logistico italiano. È quanto emerge dalle analisi del Centro Studi di Fedespedi, presentate nel corso dell’Assemblea Pubblica organizzata a Genova in occasione dell’ottantesimo anniversario della federazione. L’evento, ospitato presso il Palazzo della Borsa, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, operatori della logistica e stakeholder del settore per fare il punto sull’andamento del commercio internazionale e sulle prospettive del comparto delle spedizioni, che in Italia conta circa 1.650 imprese, genera un fatturato aggregato di 24,9 miliardi di euro e occupa oltre 60 mila addetti.

Container in calo nei porti italiani

I dati relativi al primo trimestre del 2026 evidenziano una contrazione del 4,6% nella movimentazione dei container nei porti italiani rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che, secondo Fedespedi, riflette i primi effetti delle tensioni internazionali sulle catene logistiche e sui flussi commerciali. La flessione appare particolarmente marcata sul versante adriatico, dove il porto di Trieste registra un calo del 23,6%. Segni negativi si rilevano anche negli scali tirrenici di Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre Napoli segna una diminuzione più contenuta (-3,5%).

In controtendenza si collocano invece il terminal La Spezia Container Terminal (+7,8%), il Porto di Salerno (+7,8%) e il Porto di Venezia (+5,8%), mentre il Porto di Ravenna mantiene sostanzialmente invariati i volumi (+0,1%).

mediterraneo Patto per il Mediterraneo

Mediterraneo a due velocità

L’analisi del contesto mediterraneo mostra una situazione differenziata. Crescono i grandi hub di transhipment, come Port Said (+48,2%) e Porto di Algeciras (+9,3%), mentre gli scali spagnoli più vicini allo stretto di Gibilterra mantengono una sostanziale stabilità, con Porto di Barcellona a -1,8% e Porto di Valencia a +1,3%. Al contrario, i porti gateway del Mediterraneo centrale e orientale mostrano segnali di rallentamento, incluso il Porto del Pireo (-5,7%).

In questo scenario emerge la crescita degli scali turchi, in particolare Porto di Mersin, favorita dalla ricerca di rotte alternative per aggirare le criticità legate allo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie del commercio energetico mondiale.

Export in crescita ma logistica sotto pressione

La diminuzione dei volumi containerizzati appare particolarmente significativa perché si verifica in un contesto nel quale l’export italiano continua comunque a crescere. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni hanno registrato un incremento dell’1,3%, seppure inferiore rispetto al +3,3% rilevato nel corso del 2025. Le difficoltà si riflettono anche sul trasporto aereo merci. Tra Gennaio e Marzo gli aeroporti italiani hanno movimentato circa 279.500 tonnellate di cargo, in diminuzione del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A pesare sul risultato sono soprattutto le performance dei due principali scali cargo nazionali: Aeroporto di Milano Malpensa, che registra una flessione del 4,5%, e Aeroporto Leonardo da Vinci, in calo del 2,1%.

Secondo il Centro Studi di Fedespedi, sul settore incidono sia le difficoltà operative che interessano il Medio Oriente, area strategica per il traffico aereo internazionale, sia alcune misure regolatorie, tra cui l’introduzione di una nuova imposta sui pacchi provenienti dalla Cina.

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Trieste e il ruolo crescente della Turchia

Particolarmente interessante il caso di Trieste. Se da un lato il porto ha subito una forte riduzione dei traffici containerizzati a causa della riorganizzazione delle alleanze armatoriali e del conseguente riassetto delle rotte marittime, dall’altro ha registrato una crescita del traffico Ro-Ro con la Turchia.

Nel primo trimestre del 2026 i veicoli industriali movimentati sulle linee con il Paese anatolico sono aumentati del 6,4%, passando da 77.618 a 82.554 unità.

Pur non essendo possibile attribuire con certezza questo andamento agli effetti del conflitto in Iran, Fedespedi ritiene plausibile che una parte dei flussi stia cercando percorsi alternativi attraverso la direttrice terrestre che collega la Turchia all’Iraq, evitando le aree maggiormente esposte alle tensioni geopolitiche. In questo contesto Trieste conferma il proprio ruolo strategico quale porta di accesso dell’Alto Adriatico e punto di collegamento tra Mediterraneo, Balcani e Mitteleuropa.

Pitto: “Nuovi equilibri logistici nel Mediterraneo”

Per il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto, le imprese di spedizioni internazionali rappresentano un osservatorio privilegiato dei cambiamenti in atto nel commercio globale. Secondo Pitto, le tensioni geopolitiche stanno accelerando la ridefinizione delle rotte commerciali e attribuendo alla Turchia un ruolo sempre più rilevante come piattaforma logistica tra Asia ed Europa. Una trasformazione che, secondo Fedespedi, richiede il consolidamento dei rapporti economici e logistici con Ankara e la costruzione di nuove alleanze strategiche capaci di garantire continuità ed efficienza alle catene di approvvigionamento in uno scenario internazionale sempre più complesso e dinamico.

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Tags: Economia, Porti
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