Il direttore generale Rizzi: “Cantieri indispensabili, ma servono risorse immediate per evitare il ritorno strutturale delle merci sulla gomma”
ROMA – Il 2026 si conferma come l’anno più critico per il trasporto ferroviario merci italiano. A dirlo è il direttore generale di Fermerci, Giuseppe Rizzi, che commentando i dati contenuti nel Rapporto Annuale dell’associazione lancia un nuovo allarme sulle conseguenze delle interruzioni di linea dovute ai lavori infrastrutturali del PNRR.
Secondo Rizzi, il sistema ferroviario merci sta affrontando una fase senza precedenti: “Il 2026 sarà ancora un anno caratterizzato da fortissime interruzioni. In alcuni casi le imprese ferroviarie stanno operando con oltre il 50% di riduzione della capacità a causa dei cantieri”.

Sulla rete ferroviaria nazionale sono attualmente aperti circa 1.300 cantieri, interventi che Fermerci considera strategici e necessari per modernizzare il sistema infrastrutturale italiano. Tuttavia, l’impatto operativo sul traffico merci è pesantissimo e rischia di compromettere la competitività del settore.
Rizzi ribadisce che il comparto sostiene pienamente gli investimenti infrastrutturali legati al PNRR, definiti “epocali”, ma avverte che il sistema dovrà continuare a convivere con i disagi almeno per tutto il 2026 e buona parte del 2027. I primi benefici concreti delle nuove infrastrutture dovrebbero arrivare solo verso la fine del 2027, mentre il ritorno a una piena normalità operativa è atteso nel 2028.

Nel frattempo, però, le imprese ferroviarie stanno affrontando una fase di forte sofferenza economica. “Tutti gli indicatori mostrano un ulteriore calo”, spiega Rizzi, riferendosi sia alla diminuzione dei treni/chilometro sia alla riduzione dei traffici ferroviari in origine e destinazione nei porti, nei retroporti, negli interporti e nei terminal terrestri privati.
Il direttore generale precisa che l’analisi contenuta nel Rapporto Annuale fotografa il sistema nel suo complesso: accanto a realtà che continuano a crescere, esistono infatti scali e terminal che registrano pesanti contrazioni dei traffici. Una situazione eterogenea che, nel bilancio generale, continua però a mostrare un andamento negativo per il comparto ferroviario merci.
Rizzi sottolinea inoltre l’importanza del lavoro di monitoraggio svolto da Fermerci attraverso uno studio giunto ormai al quarto anno consecutivo. “Per il nostro settore servono dati e un approccio scientifico”, osserva, spiegando che numeri e analisi sono fondamentali per comprendere la portata della crisi e orientare le scelte politiche.
Secondo il direttore generale, tuttavia, l’analisi non basta più. “Quello che oggi serve realmente sono le risorse”, afferma, chiedendo misure economiche straordinarie per sostenere un comparto che da tre anni subisce pesanti danni legati alle interruzioni ferroviarie.

Nel mirino di Fermerci c’è soprattutto l’assenza di ristori specifici per le imprese ferroviarie merci. Rizzi evidenzia come il Governo abbia recentemente previsto nuove risorse per prorogare lo sgravio sulle accise per il trasporto stradale, misura che l’associazione non contesta, riconoscendone l’utilità per il settore dell’autotrasporto. Tuttavia, sottolinea che il cargo ferroviario non ha ricevuto compensazioni analoghe per le perdite subite a causa dei cantieri. “Dal 2023 stiamo affrontando danni enormi – spiega – e, a parte il Ferrobonus, che è una misura già esistente e serve principalmente a mantenere gli attuali volumi di traffico, non abbiamo ricevuto ristori specifici”. Secondo Fermerci, le conseguenze economiche ricadono non soltanto sulle imprese ferroviarie ma anche sui clienti industriali che utilizzano il treno per la movimentazione delle merci.
Il tema centrale resta quello del riequilibrio modale. L’Italia continua infatti a essere distante dalla media europea per quota di merci trasportate su ferro: circa l’11,6% contro il 16,6% dell’Unione Europea. Un ritardo storico che, secondo Rizzi, dimostra quanto margine di crescita esista ancora per il trasporto ferroviario merci. Eppure, alcuni segnali positivi emergono proprio dalle tratte già interessate dagli interventi infrastrutturali completati negli anni precedenti.

Il direttore generale cita in particolare la direttrice adriatica, dove l’adeguamento della rete agli standard europei ha prodotto una crescita a doppia cifra del traffico intermodale dei semirimorchi su rotaia. “Questo dimostra che i lavori stanno andando nella direzione giusta”, osserva.
La sfida, ora, è riuscire ad arrivare al termine della trasformazione infrastrutturale senza compromettere la tenuta economica delle imprese ferroviarie. Per questo Fermerci torna a chiedere misure strutturali di sostegno, capaci di accompagnare il settore durante la lunga fase dei cantieri e di evitare un trasferimento permanente delle merci dalla ferrovia alla strada.
Secondo Rizzi, così come altri comparti economici ricevono aiuti per affrontare crisi determinate da fattori geopolitici o energetici, anche il trasporto ferroviario merci dovrebbe poter contare su strumenti straordinari per fronteggiare difficoltà causate da eventi esterni e indipendenti dalla volontà delle imprese.
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