Fincantieri bilancio 2025 record: ricavi, utile e debito

Crescita ricavi e ordini, boom underwater e leva finanziaria ancora sotto osservazione nel bilancio industriale del gruppo navale

fincantieri folgiero

ROMA – Fincantieri chiude il 2025 con numeri che segnano una decisa discontinuità rispetto agli esercizi precedenti e restituiscono al mercato l’immagine di un gruppo tornato a correre, sostenuto dalla ripresa della redditività industriale, da una forte dinamica commerciale e da un portafoglio ordini che continua ad allungare l’orizzonte produttivo dei cantieri.

I ricavi salgono a 9,194 miliardi di euro, in crescita del 13,1% rispetto al 2024, mentre l’EBITDA si attesta a 681 milioni, con un aumento del 33,9% e un margine salito al 7,4% dal 6,3% dell’anno precedente. Ancora più netto il balzo dell’utile netto, che raggiunge 117 milioni di euro, il livello più alto mai registrato dal gruppo.

Il dato, di per sé, è rilevante non soltanto per il recupero del conto economico, ma perché si accompagna a un rafforzamento del profilo industriale in quasi tutti i comparti, con lo shipbuilding che continua a rappresentare l’asse portante del gruppo e l’underwater che si conferma il segmento a più alta accelerazione. La società, del resto, parla apertamente di risultati record “in termini economici, finanziari e commerciali”, inserendoli in una traiettoria di crescita che dovrebbe accompagnare il nuovo Piano industriale 2026-2030.

Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dei risultati record conseguiti nel 2025, con una crescita a doppia cifra di ricavi ed EBITDA e il miglior utile della nostra storia. Le 97 unità in portafoglio e la visibilità fino al 2037 confermano la solidità del nostro percorso industriale. Con il Piano 2026–2030 puntiamo a rafforzare capacità produttiva, innovazione tecnologica e leadership nei settori della sicurezza a mare e della blue economy”.

Ricavi, margini e redditività: il ritorno della leva industriale

Il cuore del miglioramento sta nella dinamica operativa. Il segmento shipbuilding ha generato ricavi per 6,592 miliardi di euro, con un incremento del 15,1%, beneficiando sia del lato crocieristico sia della difesa. In particolare, la componente cruiseDEEP fincantieri continua a mostrare piena saturazione produttiva e condizioni economiche più favorevoli, mentre la difesa ha beneficiato anche dell’efficacia del contratto per due unità MPCS/PPA destinate al Ministero della Difesa indonesiano. L’EBITDA del segmento è salito a 451 milioni, con marginalità al 6,8%, contro il 6,1% del 2024.

Accanto alla tradizionale centralità della cantieristica, è però il comparto underwater a segnalare la mutazione più interessante del profilo del gruppo. Qui i ricavi sono cresciuti dell’88,2%, arrivando a 667 milioni di euro, spinti dal consolidamento di WASS Submarine Systems, dalla performance di Remazel Engineering e dall’avanzamento delle commesse del programma U212 NFS. Ancora più significativo il margine: 17,6%, livello che conferma come l’underwater non sia soltanto una nuova frontiera industriale, ma anche una delle aree a maggiore qualità reddituale del perimetro Fincantieri.

Anche i Sistemi, Componenti e Infrastrutture hanno contribuito al miglioramento complessivo, con un EBITDA in aumento del 33% e un margine salito all’8,2%, mentre il comparto Offshore e Navi speciali ha mantenuto ricavi sostanzialmente stabili ma con redditività in leggero miglioramento. In parallelo, l’EBIT è cresciuto fino a 368 milioni e il risultato adjusted è arrivato a 143 milioni, segnalando che la risalita del conto economico non si limita alla sola linea finale, ma attraversa l’intera struttura della gestione.

Un ulteriore elemento di tenuta riguarda il contenimento degli oneri non ricorrenti e dei contenziosi per amianto, scesi a 35 milioni dai 38 del 2024, mentre gli oneri finanziari si sono ridotti a 173 milioni contro 178, grazie soprattutto a un minore indebitamento medio nel corso dell’anno. Si tratta di un dettaglio non secondario, perché rende il miglioramento meno episodico e più riconducibile a una disciplina industriale e finanziaria effettiva.

Ordini, backlog e visibilità lunga: il gruppo compra tempo industriale

fincantieriSul piano commerciale, il 2025 è stato per Fincantieri un anno di espansione robusta. I nuovi ordini hanno raggiunto 20,331 miliardi di euro, in crescita del 32,4% sul 2024, con un book-to-bill di 2,2 volte che conferma una domanda superiore ai ricavi realizzati nel periodo. È un indicatore che, nel caso di un gruppo cantieristico, ha un valore quasi politico oltre che economico: misura la capacità non solo di lavorare, ma di garantirsi lavoro futuro in un contesto internazionale ancora incerto.

Il carico di lavoro complessivo è arrivato a 63,2 miliardi di euro. Tuttavia, dentro questa cifra, che è quella più suggestiva sul piano comunicativo, convivono due grandezze diverse: 41,1 miliardi di backlog effettivo e 22,1 miliardi di soft backlog.

Quest’ultimo, come chiarisce la stessa società, comprende opzioni contrattuali, lettere di intenti e commesse in fase avanzata di negoziazione, dunque non ancora riflesse nel carico di lavoro in senso stretto.

È una distinzione importante, perché non ridimensiona la forza commerciale del gruppo, ma obbliga a leggere con maggiore precisione il dato complessivo.

Resta, nondimeno, il fatto che il backlog già consolidato garantisce circa 4,5 anni di lavoro, mentre il carico di lavoro complessivo spinge la visibilità fino a 6,9 anni se rapportata ai ricavi 2025. In termini operativi, il gruppo ha chiuso l’anno con 97 navi in portafoglio e 24 consegne effettuate, oltre a una previsione di consegne che si estende fino al 2036, o fino al 2037 considerando gli accordi siglati all’inizio del 2026. È una profondità produttiva che rafforza il posizionamento internazionale di Fincantieri e, soprattutto, stabilizza la catena del valore che ruota intorno ai cantieri italiani.

In questo contesto, non va trascurato il peso crescente del business crocieristico, che continua a rappresentare la spina dorsale del gruppo, né il contributo della difesa, destinato ad acquistare ulteriore centralità nella nuova strategia. La società prevede infatti il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani nel comparto difesa, in un quadro che intreccia politica industriale, sicurezza marittima e sovranità tecnologica.

Il nodo finanziario: numeri migliori, ma la struttura resta da presidiare

È qui, probabilmente, che si colloca la vera lettura economica del bilancio. Fincantieri ha certamente migliorato la leva finanziaria rispetto alle attese, ma il dato va interpretato senza abbandonarsi troppo presto ai toni trionfalistici.

La posizione finanziaria netta adjusted si attesta a 1,311 miliardi di euro, con un rapporto PFN adjusted/EBITDA pari a 1,9x. Tuttavia, la posizione finanziaria netta secondo configurazione ESMA, cioè escludendo i crediti finanziari non correnti, è pari a 1,872 miliardi. La differenza nasce dal fatto che la PFN adjusted include 561 milioni di crediti finanziari non correnti, saliti dai 94 milioni dell’anno precedente a seguito della riclassifica a lungo termine di un finanziamento assistito da garanzia reale concesso a VC Ship Four Ltd, controllata da Virgin Cruises Intermediate Ltd.

Non è un artificio improprio: è una rappresentazione consentita e spiegata. Ma è anche il punto in cui il racconto aziendale diventa più selettivo.

Il miglioramento esiste, ma la fotografia più favorevole è quella della PFN adjusted, mentre il dato pieno resta più pesante. A ciò si aggiunge un altro elemento che merita attenzione: la posizione finanziaria netta non include i debiti verso fornitori per reverse factoring, iscritti tra i debiti commerciali, che a fine 2025 ammontano a 850 milioni di euro, in aumento rispetto ai 650 milioni del 2024.

È un’informazione che non smentisce i progressi del gruppo, ma suggerisce che la qualità della riduzione dell’indebitamento dovrà essere verificata nel tempo, soprattutto alla luce della crescita dimensionale e degli investimenti programmati.

Anche perché gli investimenti 2025 sono saliti a 389 milioni, in aumento rispetto ai 263 milioni del 2024, e il gruppo ha annunciato nel triennio 2023-2025 investimenti per circa 910 milioni nei siti produttivi italiani ed esteri. È il prezzo, e insieme la condizione, di una crescita che vuole essere strutturale: più capacità, più automazione, più sicurezza, più infrastrutture. Ma è anche la ragione per cui il tema finanziario non può essere considerato archiviato.

Tra ottimi risultati e prudenza necessaria

Il 2025, in definitiva, certifica un salto di qualità reale per Fincantieri. I numeri industriali sono solidi, la profittabilità migliora, il portafoglio ordini si rafforza e il business underwater si accredita come uno dei più promettenti driver di valore del gruppo. Sarebbe dunque sbagliato liquidare questi risultati come semplice cosmetica da comunicato. I progressi ci sono e sono consistenti.

Al tempo stesso, un’analisi economica un po’ meno enfatica impone di distinguere tra il miglioramento del conto economico, che appare concreto, e la piena normalizzazione della struttura finanziaria, che invece non è ancora compiuta. Il debito resta rilevante, la fotografia più favorevole passa per metriche adjusted, e il reverse factoring continua ad avere un peso significativo nella lettura complessiva della posizione del gruppo. È il classico caso in cui i risultati sono buoni davvero, ma vanno letti con occhio vigile: più svolta industriale che punto d’arrivo definitivo.

LEGGI ANCHE L’ANALISI DEL PIANO 2026 – 2030:

Fincantieri accelera: difesa, subacqueo e cantieri digitali

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Tags: Economia
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