Semestrale Fincantieri 2026: utile quasi triplicato, EBITDA in crescita, debito in calo e backlog record da 73,9 miliardi
TRIESTE – La semestrale 2026 di Fincantieri offre una fotografia che va ben oltre la crescita dell’utile netto o l’ennesimo incremento del portafoglio ordini. Se il risultato di periodo, pari a 102 milioni di euro contro i 35 milioni dello stesso semestre del 2025, rappresenta il dato destinato ad attirare l’attenzione del mercato, l’analisi del bilancio evidenzia soprattutto una progressiva evoluzione della qualità della crescita del Gruppo.
Per anni il principale interrogativo che ha accompagnato il percorso industriale di Fincantieri riguardava infatti la capacità di trasformare un portafoglio ordini tra i più consistenti al mondo in una crescita strutturale della redditività. La relazione approvata dal Consiglio di amministrazione sembra oggi fornire indicazioni incoraggianti in questa direzione.
Pur registrando ricavi sostanzialmente stabili rispetto al primo semestre dello scorso anno, il Gruppo migliora contemporaneamente i principali indicatori economici e finanziari, rafforza la struttura patrimoniale, riduce sensibilmente la leva finanziaria e conferma integralmente gli obiettivi fissati per l’intero esercizio 2026. Un insieme di elementi che descrive un’evoluzione qualitativa del modello industriale più che una semplice crescita dimensionale.
L’utile netto, come detto, raggiunge i 102 milioni di euro, quasi tre volte il risultato dello scorso anno. Ancora più significativo è il confronto con l’intero esercizio 2025: in appena sei mesi Fincantieri ha già quasi eguagliato i 117 milioni di utile conseguiti nei dodici mesi precedenti, segnale di un’accelerazione nella capacità di generare profitti che trova conferma anche negli altri indicatori di conto economico.
La lettura della semestrale diventa particolarmente interessante osservando il rapporto tra ricavi e marginalità. A una prima analisi il fatturato potrebbe apparire poco dinamico. I ricavi si attestano infatti a 4,58 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con i 4,576 miliardi registrati nel primo semestre 2025. Una crescita limitata allo 0,1% che, considerata isolatamente, potrebbe suggerire una fase di stabilizzazione.
La stessa società invita tuttavia a una lettura più approfondita. Il confronto con lo scorso anno risulta infatti influenzato dalla contabilizzazione dell’importante contratto relativo alle due unità PPA/MPCS destinate alla Marina indonesiana, che aveva determinato un’accelerazione straordinaria dell’avanzamento lavori. Depurando il dato da questo effetto non ricorrente emerge invece una dinamica produttiva più sostenuta, confermata anche dall’andamento del secondo trimestre e dalla progressiva esecuzione delle commesse acquisite negli ultimi anni.
È soprattutto la dinamica della redditività a rappresentare il vero elemento di discontinuità. L’EBITDA cresce del 12,5%, raggiungendo 350 milioni di euro, mentre il margine operativo lordo passa dal 6,8% al 7,6%. Per un gruppo manifatturiero caratterizzato da produzioni estremamente complesse, lunghi cicli industriali e rilevante intensità di capitale, un miglioramento di quasi un punto percentuale della marginalità in un solo anno costituisce un indicatore di particolare rilievo. Significa, in sostanza, che Fincantieri oggi riesce a produrre maggiore valore economico pur operando su livelli di fatturato sostanzialmente analoghi.
Il miglioramento deriva da una pluralità di fattori. Da un lato prosegue il percorso di efficientamento operativo previsto dal Piano Industriale, dall’altro migliora il mix di business grazie al crescente peso delle attività a maggiore valore aggiunto. A ciò si aggiungono un’evoluzione favorevole dei prezzi nel comparto crocieristico e la progressiva normalizzazione delle tensioni che negli ultimi anni avevano interessato le catene di fornitura e il costo delle materie prime. Il risultato è una crescita della redditività che non dipende esclusivamente dall’acquisizione di nuove commesse, ma dalla capacità di trasformare il portafoglio esistente in margini più elevati.
Anche la fotografia finanziaria conferma questo cambio di passo. La Posizione finanziaria netta adjusted migliora infatti sensibilmente, passando da un indebitamento di 1,311 miliardi di euro a fine 2025 a 756 milioni al 30 giugno 2026. Contestualmente il rapporto PFN adjusted/EBITDA scende da 1,9 a 1,0 volte, rafforzando in maniera significativa la flessibilità finanziaria del Gruppo.
Il miglioramento beneficia naturalmente anche dell’aumento di capitale concluso a febbraio per finanziare il piano di acquisizioni nel comparto Underwater.
Tuttavia la relazione evidenzia come, anche neutralizzando contabilmente gli effetti della ricapitalizzazione, la Posizione finanziaria netta migliorerebbe comunque a 1,234 miliardi di euro, con una leva pari a 1,7 volte l’EBITDA. Ciò significa che la riduzione dell’indebitamento non deriva soltanto dall’operazione sul capitale, ma anche da una maggiore capacità di generare cassa attraverso la gestione operativa.
A rafforzare ulteriormente il risultato contribuisce la diminuzione degli oneri finanziari, favorita dal miglioramento del costo medio del debito, dal minore impatto economico dei contenziosi legati all’amianto e dalla plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione nella joint venture CSSC-Fincantieri Cruise Industry Development. Elementi straordinari che hanno inciso positivamente sul risultato netto, senza tuttavia modificare la sostanza di una performance industriale che mostra un deciso rafforzamento.
L’altro pilastro della semestrale è rappresentato dalla consistenza del portafoglio ordini. Al 30 giugno 2026 il carico di lavoro complessivo raggiunge 73,9 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto alla fine dello scorso esercizio. Di questi, 43 miliardi costituiscono backlog già contrattualizzato, mentre altri 30,9 miliardi fanno parte del soft backlog, composto da opzioni, lettere di intenti e trattative in fase avanzata.
Tradotto in termini industriali significa poter contare su una visibilità produttiva che si estende fino al 2039, considerando anche il recente ordine di Princess Cruises. Il backlog già acquisito equivale a circa 4,7 anni di ricavi, mentre il carico di lavoro complessivo supera otto annualità di fatturato. Si tratta di una profondità produttiva che pochi gruppi manifatturieri europei possono vantare e che consente al management di pianificare investimenti, sviluppo tecnologico e capacità produttiva con un orizzonte temporale particolarmente ampio.
Merita una lettura più articolata anche il dato relativo ai nuovi ordini. Nel semestre Fincantieri registra acquisizioni per 6,1 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 14,7 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il dato potrebbe apparire, a una prima analisi, come un rallentamento della domanda. In realtà la società precisa che numerosi contratti già sottoscritti non sono ancora efficaci ai fini contabili poiché subordinati al completamento delle procedure finanziarie previste. La consistenza delle commesse già firmate consente quindi di ritenere sostanzialmente raggiunto il target annuale di circa 11 miliardi di euro previsto dal Piano Industriale, ridimensionando la portata del confronto con il primo semestre dello scorso anno.
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