Dal mondo all’Italia, passando per Genova
LIVORNO – Il presidente dell’AdSp del mar Ligure occidentale Matteo Paroli torna nella “sua” Castiglioncello (Livorno) per portare un contributo all’incontro dell’associazione Altero Matteoli.
I temi, quelli della portualità italiana e mondiale, con un focus sulla rotta artica e i porti genovesi.
Hormuz: le ripercussioni sul Mediterraneo
Si parte da Hormuz: “Ricordiamoci che il 90% del traffico mondiale passa per il mare, circa 12,8 miliardi. E le incertezze iniziate dal Covid, proseguite con la guerra russo-ucraina e poi le tensioni tra Iran e Usa hanno portato la logistica ad adattarsi a nuove rotte”.
L’impatto è noto a tutti, dal grande industriale al piccolo utente.
“Ci sono stati settori colpiti in modo meno profondo, come quello delle crociere che ha anzi permesso al Mediterraneo di incrementare il numero di passeggeri, altri di più, come quello petrolifero”. 
Paroli ricorda poi che i costi sono lievitati per tanti motivi, come quello legato alle assicurazioni: “In uno scenario pericoloso l’alternativa per gli armatori è trovare rotte alternative come quella che sostituisce il passaggio da Suez con il periplo dell’Africa”.
Questo significa giorni di navigazione che si allungano e costi che aumentano con una significativa perdita di importanza del Mediterraneo.
“Nonostante il Mediterraneo occupi l’1,9% dei mari a livello mondiale, qui a cose normali passa circa il 20% delle merci globali. Numeri importanti” sottolinea il presidente Paroli.
La rotta artica
Ma se le navi che hanno eliche e timoni, possono muoversi su tutta la superficie marina, c’è una “nuova” rotta che fa gola a tanti.
“La rotta artica, e intendo quella a Nord-Est, la più verosimile da percorrere, che dalla Cina può arrivare fino alla Norvegia e poi in Inghilterra, permette un passaggio dall’est all’Europa in circa 18 giorni in meno di navigazione”.

Tutto bello fin qui, ma ci sono da considerare diversi fattori che non la rendono ancora percorribile.
“I costi: se è vero che meno giorni di navigazione riducono i costi operativi, di fatto uno studio dimostra che per quei giorni in meno si spendono dai 400 ai 500 mila dollari in più a viaggio”.
E se questo non bastasse c’è da considerare che i circa 5000 chilometri da percorrere non hanno nel loro percorso porti di sosta o riparo e la navigazione avviene in condizioni climatiche difficili che richiedono scafi particolari e assistenza.
“Questo fa sì che i prezzi delle assicurazioni siano altissimi. In più -continua il presidente dell’AdSp- sono pochi i mesi in cui si può percorrere la rotta senza particolari problemi, serve sempre il supporto di navi rompighiaccio i cui costi sono particolarmente rilevanti” aggiunge.
Va considerato poi che l’area è sotto l’amministrazione russa e cinese che non permettono il transito senza alcuni servizi specifici.
Oggi insomma la rotta artica resta ancora una strada difficile da percorrere e i numeri lo dicono: in un anno da qui è passata la stessa quantità di merci che in tempi stabili passano in 6 ore dal canale di Suez, dicono i dati riportati da Matteo Paroli.
C’è anche un problema ambientale, il cosiddetto “black carbon”: la “fuliggine” che si deposita sui ghiacciai accelera il processo di scioglimento attirando maggiormente la luce. A questo si aggiunge la possibilità di un potenziale incidente con perdite di sostanze in mare che difficilmente sarebbe arginabile date le condizioni.
La riforma portuale e la strada per Genova
Tornando in Italia si parla poi di riforma portuale e il presidente Paroli non nasconde di apprezzare le novità portate dalla nascita della Porti d’Italia spa.
“Le risorse da destinare a infrastrutture portuali sono meno del passato. Per questo una regia centrale che possa gestirle in modo più preciso è da apprezzare.”
Così come la possibilità che ogni porto si dedichi alla sua “vocazione” senza essere in competizione con altri italiani, cosa che sarebbe controproducente.
“Anche poter agire più velocemente in un mercato che cambia in modo più rapido permetterebbe un dinamismo che può rispondere al mercato”.
E su Genova, il porto che ormai amministra da circa un anno, il presidente Paroli ha un obiettivo chiaro: un Piano regolatore portuale che integri meglio porto e città e permetta al capoluogo ligure di ridurre i disagi di viabilità che si riscontravano finora. “La prova dell’estate è riuscita e grazie ad alcuni interventi dell’AdSp sulla viabilità i giorni con maggior afflusso sono stati vissuti meglio degli scorsi anni sulle strade. Il nuovo Prp punta anche a questo”.
Dal 4 Settembre inizierà il confronto con il territorio e le istituzioni per poter chiudere la sua approvazione entro l’anno.
“L’ultimo era quello del 2001, varato dall’allora presidente Gallanti con il quale ho poi ho avuto modo di lavorare a Livorno. Modificare questo documento mi fa un certo effetto” ammette chiudendo Paroli.
LEGGI ANCHE:
Condividi l’articolo
Articoli correlati
Potrebbe interessarti
Genova, Savona e Vado: nuovi PRP, terminalisti e operatori ferroviari al tavolo con l’AdSp
Livorno, porto off-limits per la bonifica di un ordigno bellico
Fincantieri, accordo Italia-Grecia per due fregate FREMM alla Marina ellenica
L’allarme dei 18: lo shipping si sta spezzando
Genova, la Nuova Diga Foranea entra nella fase emersa
Iscriviti alla newsletter
Resta aggiornato su tutte le notizie dal mondo del trasporto e della logistica




















































