Secondo il Messaggero Marittimo, questa triade – Pacifico, Mare del Nord, Baltico-Artico – rappresenta la nascita di una nuova cintura strategica marittima
LIVORNO – In un’estate che si illude di essere turistica, mentre l’Europa si abbandona ai suoi equilibri incerti e le coste del Mediterraneo brillano di sole e di inerzia, si ridisegna silenziosamente una nuova mappa del potere marittimo globale. Non tra le onde del Tirreno o del Canale di Sicilia, ma tra le acque più fredde e strategicamente incandescenti del pianeta: il Mare del Giappone, il Mare del Nord e la rotta baltico-artica. Mari apparentemente periferici che stanno assumendo il volto concreto della nuova competizione globale tra potenze. E che determinano — con più forza di quanto appaia — anche i futuri assetti della logistica internazionale e della sicurezza marittima.
Il 1° agosto, le marine militari di Russia e Cina hanno dato il via all’esercitazione congiunta “Maritime Interaction 2025” nelle acque del Pacifico settentrionale. Una mossa simbolica, ma per nulla vuota. Antisommergibile, guerra elettronica, difesa aerea, tiro navale: il messaggio è chiaro e indirizzato a Washington e Tokyo, ma ha una valenza più ampia. Mosca e Pechino continuano a esplorare una convergenza tattica che va oltre le parole: un asse navale che potrebbe saldare interessi energetici, militari e commerciali lungo l’asse russo-orientale, con la Siberia e i porti dell’Estremo Oriente come snodi di un sistema alternativo alla logistica atlantica.
Qualche migliaio di miglia più a nord-ovest, nello stesso periodo, l’alleanza NorthSeal si consolida nel Mare del Nord: Danimarca, Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito stanno costruendo una rete permanente di cooperazione per la sorveglianza delle infrastrutture marittime critiche, dagli impianti eolici offshore ai cavi sottomarini e ai gasdotti energetici. Il modello, operativo dal gennaio 2025, non è solo una reazione alle minacce ibride russe dopo l’invasione dell’Ucraina: è una nuova architettura di sicurezza navale integrata, che potenzialmente si lega alla NATO, alla EU NAVFOR, e che potrebbe estendersi anche al Baltico e all’Artico. L’Europa del Nord non attende la prossima crisi: la sta prevenendo con un’intelligenza strategica che manca, al momento, nelle latitudini mediterranee.
Ed è qui che si apre il terzo fronte invisibile, ma già attivo: la rotta baltica e artica, la Northern Sea Route tanto cara a Mosca, e osservata con crescente attenzione da Cina e Stati Uniti. L’Artico si sta trasformando in una stagionale via commerciale, sempre più praticabile per effetto del cambiamento climatico. La sua valenza è duplice: da un lato riduce sensibilmente i tempi di navigazione tra Asia ed Europa, dall’altro espone le navi e le infrastrutture a vulnerabilità estreme, proprio perché in acque militarizzate e ancora prive di regole certe. Anche in questo contesto, le esercitazioni russo-cinesi nel Pacifico e la cooperazione europea nel Mare del Nord appaiono come tasselli della stessa partita.
Secondo il Messaggero Marittimo, questa triade – Pacifico, Mare del Nord, Baltico-Artico – rappresenta la nascita di una nuova cintura strategica marittima, lungo la quale si decide non solo la sicurezza delle rotte commerciali, ma la stessa architettura della globalizzazione futura. Il Mediterraneo rischia di restare marginale, se non sarà in grado di elaborare un progetto integrato e visibile che lo collochi nel cuore delle dinamiche strategiche e logistiche globali.
Il nostro Paese, invece, continua a ragionare per porti, per singole concessioni, per equilibri locali e spesso opachi. Eppure, possiede gli strumenti per proporre un modello: basti pensare al Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS), recentemente presentato a La Spezia, che potrebbe diventare un nodo fondamentale nella rete europea di sorveglianza sottomarina. Oppure ai nostri corridoi logistici nord-sud, ancora in cerca di un’identità forte, ma strategicamente ben posizionati per connettere la dorsale baltica con il Mediterraneo centrale.
In gioco non c’è solo la logistica, ma la sovranità tecnologica e il controllo delle infrastrutture dual use (civili e militari): dalla manutenzione delle piattaforme offshore al monitoraggio dei cavi digitali, dalla difesa energetica all’autonomia delle catene di fornitura. È qui che si giocherà la prossima guerra fredda del XXI secolo. Non nelle trincee, ma sotto le onde.
L’Italia, e con essa l’Europa mediterranea, ha una sola scelta: pensare in grande o restare ai margini. Promuovere una visione strategica delle sue coste, dei suoi porti e delle sue capacità industriali, oppure lasciarsi escludere dai giochi che contano. Non bastano le fiere del settore e i progetti a breve termine: serve una dottrina marittima, un piano Mattei dei mari, un pensiero a lungo raggio che tenga insieme difesa, logistica, tecnologia e diplomazia.
Se non lo faremo noi, lo faranno altri. E a quel punto, le rotte saranno già tracciate. E i mari, già blindati.
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