Il 1° Maggio una occasione mancata?
TORINO – “Il lavoro, in un Paese libero e democratico, è di importanza assolutamente fondamentale -scrive Mino Giachino al nostro quotidiano- poiché produce ricchezza, genera sviluppo e permette ai cittadini di realizzarsi assicurando loro le risorse per vivere dignitosamente e con giusta soddisfazione delle proprie aspirazioni. La ricorrenza del primo Maggio rappresenta senz’altro un’importante occasione per i politici e per i sindacati per fare il punto sull’andamento generale dell’economia dalla quale, in primissimo luogo, discendono la crescita e la qualità dell’occupazione.
Nelle piazze, però, di queste tematiche vitali, si finisce quasi sempre per dibattere poco e male. Giuseppe De Rita sostiene che la contrazione della crescita economica di un Paese è il frutto della scarsa o inadeguata qualità delle sue classi dirigenti ai diversi livelli. Molto probabilmente l’analisi è calzante, datosi che da parte di Landini è dato ascoltare poco altro che continue critiche indirizzate indiscriminatamente verso il governo, mai, o quasi, il tribuno della Cgil si produce in un’analisi di natura rigorosamente economica.
I suoi “no” continuano a risuonare come un disco rotto e non dimentica mai di lanciare strali verso la Tav. A Torino, il primo Maggio, ho ascoltato con attenzione e interesse il discorso di Elena, una ragazza venticinquenne della Gioc (Gioventù operaia cristiana) ricavandone – lo dico con sincero dispiacere – nient’altro che una profonda delusione. Totalmente assente ogni riferimento alle encicliche ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, e pensare che pochi giorni fa Papa Leone XIV, a conclusione del suo viaggio in Africa, rifacendosi a Paolo VI, ha ricordato come “oggi la parola pace voglia dire Sviluppo”.
Se non si produce uno sviluppo che sia realmente sostenibile, sarà impossibile generare nuove occasioni di lavoro. L’azienda di logistica che amministro a Genova in questi anni è cresciuta, producendo utili e nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, retribuiti con quattordici mensilità in un ambiente in cui, fra l’altro, si cresce anche in responsabilità. Senza sviluppo non si crea né lavoro né un futuro di benessere per i giovani.
La qualità della crescita determina anche la qualità del lavoro. Ci sono settori che, per la loro natura producono poca occupazione a tempo indeterminato e molti a tempo determinato; sta, dunque, ai governi e agli Enti locali decidere verso quali obiettivi rivolgersi, senza difendere con le unghie e i denti il settore dell’ automotive, un settore che in Italia è in Europa ha generato la più importante filiera industriale. Puntare tutto su turismo, cultura e grandi eventi non ha rappresentato per l’economia torinese di un’adeguata compensazione rispetto a ciò che stava perdendo nell’industria, ma ci ha dato invece un lavoro più povero e tanta precarietà mentre tu e i tuoi colleghi giornalisti – accusa Giachino – continuate ogni giorno a riportare le numerose chiusure di aziende.
Andare in piazza a chiedere che le aziende investano e offrano posti di lavoro in cui i giovani possano realizzarsi è davvero troppo poco. Negli anni del boom economico il sindacato, nel chiedere diritti, lanciava anche proposte di sviluppo, ma oggi? Sembra veramente che corriamo su un altro binario e, se interpelliamo il sindaco dobbiamo chiedergli un bilancio delle politiche portate avanti dalle Amministrazioni, poiché i risultati conseguiti nell’ultimo trentennio ci restituiscono (secondo lo studio di Mauro Zangola) una città di Torino scesa all’86ma posizione per lavoro, con il 76% dei giovani precari in campo nazionale.
Il lavoratore di Mirafiori dal palco ha urlato che la alleanza con i francesi ci ha penalizzato, ma nessuna voce si è levata per rimpiangere di non aver chiesto al governo Conte di porre il golden power al momento della vendita a Peugeot, così come nessuno ha chiesto ai grandi capitali che ancora si possono trovare a Torino di investire sul futuro della città e non nelle piazze finanziarie estere.
La migliore difesa del lavoro può nascere soltanto da una proposta di politica economica e industriale di alto livello e, poiché le piazze influiscono sulla qualità delle politiche locali e nazionali, ai torinesi devo dire che, se avessero dato maggiore fiducia alla nostra grande piazza Castello SITAV del 10 Novembre 2018, oggi per Torino la situazione sarebbe senz’altro migliore, vista l’enorme differenza riscontrata fra le piazze degli ultimi primi Maggio e la piazza Castello.
In quest’ultimo mese autorevoli professori hanno iniziato a sentenziare che il grande problema d’Italia è la bassa crescita della sua economia abbinata al suo enorme debito pubblico. Oltre un anno fa su questo argomento ho scritto un libro “Per crescere di più” che ho presentato alla Camera dei Deputati insieme a Gianni Letta. Nel sottotitolo si legge Appunti di Governo, per il fatto che ai governi pervengono grandi relazioni o grandi ricerche, ma la differenza la fa l’appunto sintetico che gli uomini di governo più ascoltati o più stimati scrivono per la presidente del Consiglio o per il Sottosegretario alla presidenza.
Qualche mio appunto -conclude Giachino- ha influito su alcune decisioni prese dai governi Berlusconi e non solo nei tre anni e mezzo in cui sono stato sottosegretario. Quel libro che suscita curiosità in ogni sede in cui viene presentato mostra ancora tutta la validità del suo contenuto anche perché, nel frattempo la crescita è ulteriormente diminuita e il debito pubblico ha superato 3.200 miliardi”.
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