Giachino: “Porti italiani più competitivi con infrastrutture moderne e meno burocrazia”

Intervista informale con l’ex sottosegretario ai Trasporti e attuale presidente di Saimare, tra criticità strutturali e potenzialità inespresse della logistica portuale italiana

LIVORNO –  Seduto a un tavolino del Bar Folletto, storico locale affacciato su piazza Cavour a Livorno, Mino Giachino, già sottosegretario ai Trasporti e oggi alla guida di Saimare, si confronta con il direttore del Messaggero Marittimo Vezio Benetti sulle sfide e le opportunità dei porti italiani. Al centro della conversazione, l’efficienza logistica e l’urgenza di colmare il gap infrastrutturale con i porti del Nord Europa. “I porti italiani possono competere se si investe davvero su due fronti: infrastrutture e semplificazione burocratica”, afferma Giachino. “Senza collegamenti veloci verso il retroterra europeo – Terzo Valico, Tav, Corridoio del Brennero – continueremo a perdere traffici. Oggi quasi un milione di container destinati alla Pianura Padana arrivano nei porti del Nord, con una perdita stimata di 6 miliardi di euro annui”.

Il nodo, secondo l’ex sottosegretario, è anche l’efficienza doganale: “Lo sportello unico approvato nel 2003 non è ancora realtà. Un container fermo giorni in Italia rispetto alle poche ore necessarie in Olanda fa tutta la differenza. Così perdiamo attrattività”.

Giachino

Giachino non nasconde la sua visione economica: “Un punto di PIL in più all’anno significherebbe 20 miliardi di euro da reinvestire in sanità, istruzione, occupazione. E i porti sono una miniera di lavoro: Genova da sola genera oltre 100.000 posti tra diretti e indiretti”.

Altro punto critico: la giungla normativa. “Il Consiglio di Stato ha preso decisioni opposte su temi analoghi a Genova e Livorno. Serve una politica forte che metta ordine e garantisca regole chiare per le concessioni”.

Secondo il numero uno di Saimare, l’apertura ai grandi operatori globali è vitale: “Chi porta navi da 25.000 container porta anche ricchezza, lavoro e gettito fiscale. Non possiamo permetterci di respingere chi genera traffici”.

La logistica, ribadisce, è un asset strategico nazionale: “Rende competitiva l’economia, sostiene l’industria e valorizza il nostro vantaggio geografico nel Mediterraneo. L’Italia conta per lo 0,8% della popolazione mondiale ma vale quasi il 3% del commercio globale. Un dato che spiega tutto”.

Nel congedarsi, Giachino lancia un auspicio: “I nuovi presidenti delle Autorità portuali – come Matteo Paroli a Genova – sapranno dare impulso al sistema. Servono competenze, visione e velocità. I porti sono il nostro futuro”.

E mentre si sorseggia un caffè con vista su Cavour, la riflessione resta: i porti italiani non devono solo restare competitivi. Devono imparare a giocare da protagonisti.

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Tags: Logistica, Porti
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