L’associazione degli armatori ascoltata dalla Commissione Trasporti della Camera sul disegno di legge di riforma della legge 84/94
ROMA – La riforma della governance portuale e il nuovo Piano del Mare avanzano lungo lo stesso binario strategico: quello di una politica marittima nazionale capace di superare frammentazioni territoriali e restituire centralità al sistema logistico-portuale italiano. È questo il messaggio che Confitarma ha portato nel corso dell’audizione davanti alla IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati sul disegno di legge di riordino della legge 28 gennaio 1994 n. 84, dedicato alla governance portuale e al rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche del trasporto marittimo.

Nel corso dell’audizione il Direttore Generale di Confitarma, Luca Sisto, ha evidenziato la significativa coincidenza temporale tra il percorso parlamentare della riforma e la pubblicazione del nuovo Piano del Mare 2026-2028, sottolineando come i due strumenti possano rappresentare un’opportunità concreta per aumentare la competitività del sistema marittimo nazionale e rafforzare l’Economia del Mare. Secondo l’associazione armatoriale, l’aggiornamento del Piano del Mare costituisce infatti un passaggio importante verso la definizione di una strategia nazionale unitaria per il comparto marittimo, mentre la riforma della governance portuale rappresenta uno dei principali strumenti operativi attraverso cui dare attuazione a questa visione.
“Come armatori auspichiamo che la nuova governance sia in grado di esprimere una visione strategica d’insieme e una struttura centrale capace di contribuire a valorizzare il ruolo del sistema marittimo-portuale quale centro motore dello sviluppo dell’Economia del Mare e, più in generale, dell’economia italiana”, ha dichiarato Sisto nel corso dell’audizione.
Confitarma ha espresso una valutazione favorevole rispetto all’ipotesi di istituire una cabina di regia nazionale incaricata di individuare le infrastrutture strategiche per la portualità italiana, pur evidenziando la necessità di chiarirne con precisione competenze, funzioni e natura giuridica. In particolare, secondo gli armatori, sarà necessario definire in modo netto il rapporto tra le funzioni di concedente e concessionario e garantire il carattere pienamente pubblico del nuovo soggetto centrale, così da assicurare indipendenza decisionale e capacità di indirizzo strategico.
Parallelamente, Confitarma ritiene indispensabile preservare il ruolo delle AdSp, chiamate a mantenere una funzione di regia industriale dello sviluppo dei territori portuali e logistici, evitando sovrapposizioni di competenze con il livello centrale e assicurando attenzione anche agli scali strategici esclusi dalla rete TEN-T europea. Uno dei temi più delicati riguarda inoltre il modello di finanziamento della futura Porti d’Italia S.p.A.. L’associazione ha infatti sottolineato la necessità di evitare che il sostegno economico alla nuova struttura possa tradursi in un aggravio per i bilanci delle Autorità di Sistema Portuale e, indirettamente, in un aumento di tasse e canoni a carico degli operatori, con possibili effetti negativi sulla competitività dei porti italiani nel contesto mediterraneo ed europeo.
Infine, Confitarma ha ribadito la necessità di garantire una presenza stabile e strutturata dell’industria armatoriale italiana all’interno dei futuri organismi di governance portuale, affinché il settore possa contribuire in maniera continuativa ai processi decisionali e alla definizione delle strategie di sviluppo del sistema marittimo nazionale, anche alla luce dell’attuale pluralismo associativo del comparto.
Risorsa mare, Confitarma: “Importante ma ora completare riforme e semplificazioni”
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