Il passo indietro del Commissario dei porti di Trieste e Monfalcone. Nell’ombra, un’inchiesta per riciclaggio e fondi internazionali
TRIESTE – Dietro il tono istituzionale del comunicato con cui Antonio Gurrieri ha rassegnato oggi le dimissioni da Commissario Straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, si cela una vicenda ben più complessa. La rinuncia alla carica, e alla candidatura per la presidenza dell’Ente, arriva infatti a poche settimane dall’avviso di garanzia notificato nell’ambito di un’inchiesta per presunto riciclaggio.
Secondo quanto emerso da fonti investigative e riportato da diverse testate, l’indagine della Procura di Trieste sarebbe partita da una verifica fiscale su Alpe Adria – partecipata pubblica di cui Gurrieri è amministratore – e si è poi estesa alla società austriaca MMG, fondata dallo stesso Gurrieri, che avrebbe ricevuto bonifici sospetti da soggetti giuridici con sede a Singapore.

Il 30 giugno scorso la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni presso il domicilio del dirigente e negli uffici, sequestrando dispositivi elettronici e documentazione utile all’inchiesta. Gurrieri ha sempre rivendicato la correttezza delle proprie azioni, specificando di aver dichiarato l’esistenza della MMG sin dalla nomina a commissario, e ha dichiarato di voler chiarire ogni aspetto “riguardante esclusivamente la sfera privata”.
Tuttavia, le conseguenze istituzionali si sono fatte sentire. Il procedimento parlamentare per la sua nomina definitiva a presidente si è arenato, e all’interno della stessa maggioranza sono emerse divergenze sulla sua conferma. Gurrieri, con un gesto che definisce “di tutela verso l’ente e la comunità portuale”, ha scelto di sottrarsi alla contesa e lasciare l’incarico.
La sua uscita segna un passaggio delicato per il sistema portuale dell’Alto Adriatico, in un momento in cui – al netto delle turbolenze – il Porto di Trieste continua a rappresentare un nodo cruciale per le rotte euroasiatiche e per la strategia logistica nazionale.

“A seguito delle dimissioni di Antonio Gurrieri da commissario straordinario dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale finalizzate a tutelare l‘attività dello scalo, ci confronteremo con il Governo per definire il percorso più idoneo da seguire”: lo ha affermato il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.
“Il porto di Trieste non può più perdere un giorno. Tutti in fila, dal sindaco di Trieste al ministro dei Trasporti passando per il presidente della Regione devono assumersi la responsabilità di questa impasse istituzionale e politica. Prendiamo atto degli ultimi sviluppi e chiediamo che le prossime scelte siano rapide, cristalline, fondate solo su merito e adeguatezza”. Lo dichiara la segretaria regionale Pd Fvg Caterina Conti.
“La rinuncia di Antonio Gurrieri non solo lascia nel caos il porto di Trieste, ma certifica il totale fallimento del centrodestra nazionale e locale nella gestione di una delle principali realtà economiche regionali”. Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale Francesco Russo (Pd). “Questo fallimento ha responsabilità ben precise, a partire da quelle del ministro e del viceministro dei Trasporti, i leghisti Salvini e Rixi, della presidente Meloni e
del suo partito e di tutto il Centrodestra che, anche nelle Commissioni parlamentari, da mesi sta dando vita a una sceneggiata che tiene bloccato tutto il sistema logistico italiano”.
“I dati recenti dei traffici – continua il dem – dimostrano che l’Autorità portuale triestina sta soffrendo pesantemente la crisi di governance dovuta all’incapacità del centrodestra di individuare professionisti qualificati invece di perseguire semplicemente la logica dello spartirsi le poltrone”.
Per Russo, “sarebbe interessante capire quali sono le giustificazioni con cui il presidente Fedriga, il vero capo della Destra a Trieste, proverà a difendersi. Deve ancora spiegare perché era nella stanza in cui fu ordinato a Gurrieri di cacciare in malo modo il segretario generale Torbianelli e ora ci piacerebbe sapere perché dopo più di un anno non è stato capace di chiedere a Roma una soluzione dignitosa per il nostro Porto”.
“Il Centrosinistra – conclude – quando fu il suo turno, individuò velocemente un professionista stimato da tutte le parti politiche come Zeno D’Agostino e lo lasciò libero di scegliere i suoi più stretti collaboratori. Fedriga e la Destra smettano di trattare il porto come una loro proprietà, dove piazzare amici fidati anche se non all’altezza e pensino una volta tanto al bene della comunità. Adesso i cittadini li aspettano al varco”.
Bufera sul porto di Trieste: Gurrieri indagato per riciclaggio
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