Otto associazioni marittime chiedono di tutelare il diritto di transito per evitare rischi a commercio, energia e supply chain
LONDRA – Una lettera aperta indirizzata alle Nazioni Unite e all’International Maritime Organization mette in guardia contro l’introduzione di pedaggi obbligatori nello Stretto di Hormuz, ritenuti una minaccia per il diritto internazionale, la sicurezza energetica e la stabilità delle supply chain globali.
Il settore marittimo internazionale si mobilita per difendere uno dei principi cardine del diritto della navigazione. Otto tra le principali organizzazioni mondiali dello shipping hanno inviato una lettera aperta al Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e al Segretario generale dell’International Maritime Organization (IMO) Arsenio Dominguez chiedendo che non vengano introdotti pedaggi obbligatori o altre forme di tariffazione per il transito nello Stretto di Hormuz.
L’iniziativa arriva in una fase nella quale la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per armatori, operatori logistici e governi. Secondo i firmatari, qualsiasi misura che trasformi il passaggio nello stretto in un servizio soggetto a pagamento costituirebbe una modifica sostanziale delle regole che disciplinano la navigazione internazionale, con effetti destinati a estendersi ben oltre il Medio Oriente.
Nella lettera le associazioni ricordano come, dall’inizio della crisi regionale, migliaia di marittimi abbiano continuato a garantire il funzionamento del commercio mondiale operando in condizioni di elevata esposizione al rischio. L’IMO ha più volte evidenziato che numerosi equipaggi hanno subito ferimenti e che alcuni marittimi hanno perso la vita durante le operazioni commerciali, rendendo ancora più evidente la necessità di garantire sicurezza e libertà di navigazione lungo una delle rotte energetiche più importanti del pianeta.

Il cuore dell’appello riguarda il principio della libertà di navigazione negli stretti utilizzati per il traffico internazionale.
Le organizzazioni sottolineano che la possibilità per le navi mercantili di attraversare acque internazionali in modo sicuro, prevedibile e senza ostacoli rappresenta uno dei presupposti fondamentali della resilienza delle supply chain globali, della sicurezza energetica e della stabilità economica.
L’eventuale introduzione di pedaggi obbligatori, oppure di tariffe per servizi che nella sostanza assumerebbero la funzione di un pedaggio, verrebbe considerata una significativa rottura rispetto alla prassi consolidata del diritto marittimo internazionale.
Secondo i firmatari, la questione va oltre l’impatto economico immediato sui costi di trasporto. Un simile provvedimento rischierebbe infatti di creare un precedente destinato a mettere in discussione il quadro giuridico internazionale che disciplina gli stretti utilizzati per la navigazione e il diritto di passaggio in transito.
Una volta aperta questa strada, osservano le associazioni, diventerebbe progressivamente più difficile opporsi a iniziative analoghe in altri choke point strategici del commercio mondiale, aumentando l’incertezza normativa e operativa per l’intero comparto marittimo.
Il documento richiama anche le conseguenze economiche che eventuali costi aggiuntivi produrrebbero lungo l’intera catena logistica.
Ogni incremento delle spese sostenute dal trasporto marittimo tende infatti a trasferirsi progressivamente sulle filiere produttive internazionali, incidendo sui costi di approvvigionamento delle materie prime, sul prezzo dell’energia e, più in generale, sull’inflazione.
Per le organizzazioni firmatarie il rischio non riguarda esclusivamente gli armatori o gli operatori logistici, ma coinvolge l’intero sistema economico mondiale. Maggiori costi di trasporto significherebbero una crescita dell’incertezza economica e un aggravio per imprese e consumatori, con effetti destinati a riflettersi sul costo della vita e sulla competitività delle economie.
La lettera evidenzia inoltre come le discussioni sulla sicurezza regionale e sulle possibili soluzioni diplomatiche non debbano trasformare i diritti di navigazione riconosciuti a livello internazionale in uno strumento di negoziazione politica.

Nel documento viene ribadita la disponibilità dell’industria marittima internazionale a collaborare con l’IMO e con le Nazioni Unite affinché i principi consolidati del diritto del mare rimangano pienamente tutelati.
Il riferimento è in particolare alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che rappresenta il principale quadro normativo internazionale per la disciplina degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale.
Secondo le associazioni, preservare questi principi significa garantire certezza giuridica, prevedibilità operativa e continuità del commercio mondiale, evitando che tensioni geopolitiche contingenti producano modifiche permanenti a un sistema costruito in decenni di diritto internazionale.
L’appello è stato sottoscritto congiuntamente da Asian Shipowners’ Association (ASA), BIMCO, Cruise Lines International Association (CLIA), European Shipowners (ECSA), International Chamber of Shipping (ICS), INTERCARGO, INTERTANKO e World Shipping Council.
La convergenza di tutte le principali rappresentanze mondiali dello shipping conferisce particolare rilievo all’iniziativa, che arriva in un momento nel quale il dibattito sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz continua a intrecciarsi con le prospettive di stabilizzazione dell’area e con la necessità di preservare uno dei principali corridoi energetici del pianeta.
Per il settore marittimo il messaggio è chiaro: la tutela della libertà di navigazione non rappresenta soltanto una questione giuridica, ma una condizione essenziale per il funzionamento delle catene logistiche globali, per la sicurezza energetica e per la stabilità dell’economia internazionale.
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