Hormuz, cresce il rischio per lo shipping: timori per mine iraniane

Complessivamente sarebbero già tredici le navi civili coinvolte in attacchi dall’inizio delle ostilità

Confitarma

HORMUZ – Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro delle tensioni geopolitiche dopo l’escalation militare tra Iran e la coalizione guidata da Stati Uniti e Israele. Il conflitto sta aumentando i rischi per la navigazione commerciale e per la stabilità dei mercati energetici. Molte petroliere che trasportano greggio, prodotti raffinati e gas naturale liquefatto hanno infatti ridotto o sospeso i transiti, mentre cresce il timore che Teheran possa minare lo stretto. Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito che eventuali mine posate dall’Iran verrebbero rimosse con la forza e che le conseguenze militari sarebbero “senza precedenti”. Secondo il Pentagono, nelle ultime operazioni sono state distrutte diverse unità navali iraniane, tra cui 16 imbarcazioni destinate alla posa di mine.

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Nel frattempo il conflitto sta già colpendo direttamente il traffico commerciale. Negli ultimi giorni diverse navi mercantili sono state danneggiate durante il transito nell’area. Tra queste la portarinfuse Mayuree Naree, battente bandiera thailandese, colpita da un proiettile a nord dell’Oman e costretta a gestire un incendio a bordo prima dell’evacuazione dell’equipaggio. Un altro episodio ha coinvolto la portacontainer ONE Majesty, battente bandiera giapponese, che ha riportato un foro nello scafo dopo un attacco ma è riuscita a raggiungere un ancoraggio sicuro. Anche la portarinfuse Star Gwyneth, registrata nelle Isole Marshall, è stata colpita a nord-ovest di Dubai riportando danni allo scafo. Secondo l’agenzia britannica per la sicurezza marittima, altri mercantili sono stati danneggiati da detriti derivanti dall’abbattimento di missili o droni nello stretto, mentre un’ulteriore nave è stata colpita a circa 90 chilometri dalle coste degli Emirati Arabi Uniti. Complessivamente sarebbero già tredici le navi civili coinvolte in attacchi dall’inizio delle ostilità.

L’incertezza sulla durata del conflitto rappresenta ora il fattore determinante per il settore dello shipping e per l’economia globale. Gli analisti sottolineano che precedenti storici mostrano effetti molto diversi: la chiusura del Canale di Suez nel 1967 provocò anni di boom per il mercato delle petroliere, mentre la crisi petrolifera del 1973 finì per ridurre drasticamente la domanda. Se l’interruzione dei traffici nello stretto di Hormuz dovesse essere temporanea, potrebbe sostenere i noli e il valore delle flotte tanker. Al contrario, un conflitto regionale prolungato rischierebbe di trasformarsi in uno shock macroeconomico globale, con effetti negativi sulla domanda di trasporto marittimo e sull’intero sistema commerciale internazionale.

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Tags: Geopolitica, Shipping
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