Il segretario generale Dominguez aggiorna il Consiglio sulla crisi nel Golfo Persico: sospeso il piano di evacuazione per motivi di sicurezza. Appello alla tutela della libertà di navigazione e alla riduzione dei premi assicurativi
Il segretario generale Dominguez aggiorna il Consiglio sulla crisi nel Golfo Persico: sospeso il piano di evacuazione per motivi di sicurezza. Appello alla tutela della libertà di navigazione e alla riduzione dei premi assicurativi
HORMUZ – Sono ancora circa 6.000 i marittimi bloccati nell’area dello Stretto di Hormuz, mentre il piano di evacuazione predisposto dall’International Maritime Organization è stato temporaneamente sospeso a causa del perdurare dei rischi per la sicurezza della navigazione. È quanto ha comunicato il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, intervenendo all’apertura della 137ª sessione del Consiglio dell’organizzazione, in corso a Londra, facendo il punto sulla situazione delle navi e degli equipaggi coinvolti nella crisi che interessa una delle principali rotte marittime mondiali. Dominguez ha ricordato che, in seguito alle decisioni assunte nella sessione straordinaria del Consiglio dell’IMO, il Segretariato ha lavorato insieme agli Stati membri interessati e agli operatori del settore per predisporre un piano di evacuazione delle unità rimaste intrappolate nello Stretto di Hormuz.

L’operazione, avviata alla fine di Giugno, ha consentito di mettere in sicurezza 136 navi e circa 2.900 marittimi, grazie all’utilizzo di due rotte alternative, rese necessarie dall’impossibilità di utilizzare il normale schema di separazione del traffico marittimo a causa della presenza di mine navali e delle elevate minacce alla sicurezza. Il segretario generale ha ringraziato i Paesi della regione e i partner dell’industria marittima che hanno collaborato all’iniziativa, rivolgendo un particolare riconoscimento al Sultanato dell’Oman per il ruolo svolto nella definizione del quadro operativo dell’evacuazione. L’operazione è stata tuttavia interrotta perché non sussistono più le condizioni per garantire un transito sicuro delle navi. L’IMO sta continuando a lavorare con tutte le parti coinvolte per ottenere adeguate garanzie di sicurezza e poter riattivare il piano, consentendo ai marittimi ancora presenti nell’area di lasciare lo Stretto e favorendo il graduale ritorno alla normalità dei traffici commerciali.
Nel suo intervento Dominguez ha voluto richiamare l’attenzione sulle conseguenze umane della crisi. “Non si tratta soltanto di numeri o di statistiche sul traffico marittimo”, ha affermato, ricordando che dietro ogni nave vi sono equipaggi e famiglie che stanno pagando un prezzo altissimo al conflitto e che diversi marittimi hanno già perso la vita. Il segretario generale ha ribadito la posizione dell’IMO, sottolineando che nessun attacco contro marittimi civili o navi mercantili può essere giustificato e che la libertà di navigazione rappresenta un principio fondamentale del diritto internazionale che deve essere rispettato da tutte le parti. Ha inoltre riaffermato l’impegno dell’organizzazione nel promuovere il dialogo, la de-escalation e il rafforzamento della cooperazione internazionale, anche attraverso il sistema delle Nazioni Unite.
Tra le criticità evidenziate figura anche il persistente aumento dei costi assicurativi per le navi che operano nell’area del Golfo Persico. Secondo Dominguez, i premi assicurativi continuano a mantenersi su livelli molto elevati nonostante alcuni segnali di miglioramento della situazione, aggravando ulteriormente i costi sostenuti dagli armatori e incidendo negativamente sui noli e sulla ripresa dei commerci marittimi. Per questo ha invitato i governi che possono influenzare i mercati assicurativi e riassicurativi ad avviare un confronto con il settore affinché le tariffe riflettano l’effettivo livello di rischio.
Infine, Dominguez ha avvertito che, nonostante alcuni segnali incoraggianti registrati nelle ultime settimane, la situazione resta estremamente instabile. Proprio nella giornata precedente al suo intervento, tre navi sono state colpite durante il transito nello Stretto di Hormuz lungo il corridoio meridionale. Pur non essendoci stati feriti tra gli equipaggi, l’episodio dimostra che il rischio rimane elevato. Per questo motivo il segretario generale dell’IMO ha rivolto un appello agli Stati di bandiera, agli armatori e agli operatori del trasporto marittimo affinché mantengano la massima prudenza, effettuino accurate valutazioni dei rischi e adottino decisioni che mettano al primo posto la sicurezza e la tutela della vita dei marittimi.
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