A cosa puntano i nuovi presidenti portuali?
ROMA – Diversificare è la parola d’ordine per Taranto. Lo conferma il neo presidente Giovanni Gugliotti nel panel all’assemblea di Assoporti.
“Taranto ha questa esigenza di diversificare. In questo senso è significativo che il nostro porto sia stato scelto come hub per l’eolico offshore”. Anche una questione produttiva spiega: “Non solo abbiamo vicina la produzione di acciaio, ma anche una delle uniche industrie che produce uno specifico tipo di pale eoliche necessarie per gli impianti”. Tutto insomma, a chilometro zero.
Su Gioia Tauro il presidente Paolo Piacenza sogna di creare un nuovo polo logistico con lo sviluppo ulteriore del traffico ferroviario.
“Abbiamo un treno -spiega- che parte carico di banane per arrivare al Nord da dove riparte con le mele che devono essere rispedite da noi”, ecco perchè il trasporto su rotaia può diventare davvero la connessione per i porti italiani.
“Il transhipment è sfidante e a Novembre abbiamo raggiunto i 4 milioni di Teus movimentati, a conferma che il nostro porto è un punto di riferimento per i traffici mediterranei”.
Ma il porto non è fine a se stesso. Ne parla il presidente dell’AdSp del mar Adriatico meridionale Francesco Mastro: “È essenziale il confronto con il territorio nel quale siamo inseriti come porti, e non intendo solo le città, ma anche tutto quello che è il retroporto”.
Perchè tutto funzioni, è necessaria una squadra che funzioni: “Il merito di tutto quello che viene realizzato è di chi lavora nelle nostre AdSp” sottolinea Raffaele Latrofa, alla guida dei porti laziali.
E lo conferma anche il presidente Eliseo Cuccaro per Napoli e gli altri del sistema: “Quella che ho trovato è una AdSp di grande esperienza e in buona salute. Sono stato contento di confermare il segretario generale che già conosce la macchina operativa e ci permette di continuare le attività senza perdere tempo”.
Più a Nord Davide Gariglio, presidente dell’AdSp del mar Tirreno settentrionale, chiede regole comuni per tutti ma con un ruolo di coordinamento più forte da parte dello stato. “Ci deve essere una regia e regolamenti uniformi per favorire imprese portuali e armatoriali. Ma non un accentramento operativo a livello nazionale perchè l’autonomia sul territorio resta essenziale”.
Anche Matteo Paroli, presidente dei porti di Genova, la pensa più o meno allo stesso modo: “La riforma dovrebbe creare un organismo centrale con poteri, competenze e capacità che non interferiscano sui singoli scali ma che porti avanti un’attività di sincronizzazione sulle volontà di investimento, politica, logistica e infrastrutture in maniera armonica, in un contesto nazionale che non ha più le capacità di spesa di alcuni decenni fa”.
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