Ne abbiamo parlato con Paola Olivares direttrice osservatorio droni Politecnico di Milano
LIVORNO – Paola Olivares è la direttrice dell’Osservatorio droni e mobilità aerea avanzata del Politecnico di Milano.
Nato nel 2019 dall’unione delle competenze del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali e di quello di Ingegneria Gestionale, è uno dei più di 50 osservatori all’interno della più ampia “famiglia degli osservatori Digital Innovation” che studiano tematiche relative all’innovazione digitale.
Quale è l’obiettivo principale?
Il lancio sette anni fa è stato fatto proprio con l’obiettivo di studiare le applicazioni civili dei droni sia di piccola taglia, quindi che possono essere utilizzati ad esempio per monitoraggi e ispezioni, sia di taglia più grossa per trasportare merci e persone.
Per piccola taglia intendo sotto i 25 chilogrammi.
Ci sono poi moltissime macchine di derivazione cinese che pesano pochi chilogrammi, entro i 5, mentre quelle con un peso più interessante, anche da centinaia di chili, rientrano in quelli grandi.
Se pensiamo alle merci, si tratta di droni che possono fare trasporti anche cargo, davvero grandi. Per le persone poi, stiamo pensando a una sorta di elicotteri.
Si tratta di usi potenziali o in Italia sono già realtà?
Per quello che riguarda il trasporto merci, in Italia sono già state fatte parecchie sperimentazioni, soprattutto in ambito di trasporto di materiale biomedicale (provette di sangue, organi, dispositivi medici).
Sul trasporto persone siamo molto più indietro, l’Europa in generale lo è.
Lo scorso anno sono fallite le due aziende europee che si stavano occupando di costruire un drone per il trasporto passeggeri, per cui siamo rimasti un po’ fermi.
Ci sono applicazioni e sperimentazioni già attive in Cina e negli Stati Uniti che invece stanno procedendo a ritmo più spedito.
Dal punto di vista della sicurezza cosa può dirci?
Tendenzialmente per applicazioni civili i droni devono volare entro i 120 metri di quota, tutto ciò che sta sopra è dedicato ad altri tipi di velivoli.
I percorsi autorizzativi sono piuttosto lunghi e complessi, le aziende che operano nel settore sono piccole e quindi fanno fatica, hanno anche poche competenze per svolgere con successo l’iter autorizzativo.
La normativa italiana è completa?
La normativa non è più a livello italiano, ma europeo. L’Italia era stata uno dei primi paesi a normare quest’ambito, con la prima regolamentazione dell’ENAC, del 2013 quando ancora non ce n’erano a livello europeo.
Poi dal 2021 tutti i paesi europei sono diventati soggetti alla normativa che regolamenta quasi tutti gli aspetti legati all’utilizzo dei droni, lasciando qualche grado di libertà ai singoli paesi. Dallo scorso anno la regolamentazione è completa e stabile, e va a regolamentare sia i droni di piccola taglia che gli altri più grandi.
A Febbraio avete organizzato e partecipato a un convegno per fare il punto della situazione. Cosa è emerso?
È stato il punto finale della nostra settima edizione di ricerca. Ripartiremo in primavera con l’ottava, un lavoro sostanzialmente continuativo. Quello che è venuto fuori è che nel 2025 il mercato dei droni in Italia ha raggiunto i 168 milioni di euro, ancora piccolo, ma con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente.
Stiamo comunque osservando una crescita costante nel valore assoluto del mercato dal 2020 ad oggi, un settore che continua ad essere sano, ma che ha un po’ il fiato corto.
Serve qualche nuovo stimolo per favorire una crescita un più sostenuta.
Altro dato interessante è quello sul numero di progetti che possiamo definire pienamente operativi e che hanno sostituito o affiancato il modo in cui aziende e pubbliche amministrazioni svolgono le loro attività.
Se guardiamo il dato anche a livello globale siamo attorno al 15-18% dei progetti complessivi, quindi una quota ancora piccola, molti sono sperimentazioni.
Cosa serve fare?
La discussione è stata lunga in questo senso.
Servono interventi sull’ambito economico per aiutare questo ecosistema che è abbastanza fragile dal punto di vista delle risorse a disposizione.
Ma anche dal punto di vista normativo per snellire ad esempio i processi autorizzativi.
Si richiedono interventi anche dal punto di vista tecnologico per sviluppare ulteriormente la tecnologia, migliorando, ad esempio, l’autonomia di questi velivoli, e provare a sviluppare nuovi modelli in grado di nuove configurazioni, per supportare attività anche a valore aggiunto maggiore.
È necessario lavorare anche sull’aspetto sociale per lo sviluppo di competenze nel settore e la sua accettazione.
Lei ci ha parlato di settore civile, analizzate anche il settore della difesa?
Non abbiamo mai fatto una focalizzazione sul settore militare, semplicemente perché è molto diverso da quello civile, per cui anche le “lenti teoriche” con cui provare a guardare questo mercato sono molto differenti.
Non posso portare dati da questo punto di vista, ma posso fare giusto un paio di considerazioni.
I droni utilizzati in ambito
militare non sono molto diversi da quelli utilizzati in ambito civile.
Quello che cambia è semplicemente il campo di applicazione, per cui possiamo dire che tecnologie civili possono, con minime modifiche, essere utilizzate anche in ambito militare.
Questo apre ad uno scenario prospettico, che può essere anche favorevole, per l’ambito civile: i tantissimi investimenti che si stanno purtroppo facendo in ambito militare, potrebbero avere un riverbero molto importante anche sull’ambito civile, fosse solo per la crescita di maturità della tecnologia.
Secondo lei potremmo veder volare in modo sistemico droni nelle nostre città nei prossimi anni o decenni?
Io penso di sì. Durante una delle principali fiere di settore di questi giorni, DronItaly, insieme ad altri attori che rappresentano l’industria e l’ente regolatore, siamo stati tutti cautamente ottimisti nell’idea dello sviluppo del settore.
C’è tantissimo potenziale, per cui sicuramente vedremo uno sviluppo nei prossimi anni.
Per il trasporto di persone probabilmente ci vorranno più di 5 anni, però anche quello è un ambito che penso si svilupperà in modo interessante.
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