Via libera definitivo del MEPC: dal 2027 limiti più stringenti per zolfo e ossidi di azoto. Resta però resta aperto il nodo black carbon e scrubber
LONDRA – L’International Maritime Organization (IMO) compie un passo storico nella regolazione ambientale dello shipping globale: il Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC) ha adottato ufficialmente la più vasta Emission Control Area (ECA) mai istituita, che coprirà l’intero Atlantico nord-orientale, da Portogallo a Groenlandia, includendo Regno Unito e Irlanda. L’entrata in vigore è prevista per Settembre 2027.
Dopo il rinvio registrato nell’Ottobre 2025, gli Stati costieri hanno trovato un’intesa per introdurre limiti più severi alle emissioni navali in un’area strategica per traffici e biodiversità. La nuova ECA collegherà i regimi già esistenti nel Mare del Nord e nel Baltico con quelli dell’Artico canadese, della zona economica esclusiva norvegese e, più a sud, con il Mediterraneo, creando di fatto un corridoio ambientale continuo tra Europa e Nord America.

L’impatto atteso è rilevante su più livelli. Sul piano ambientale, le restrizioni all’uso dei combustibili più inquinanti porteranno a una riduzione fino all’82% delle emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e del 64% del particolato. Sul fronte sanitario, ciò si tradurrà in un miglioramento significativo della qualità dell’aria per le comunità costiere e nella prevenzione di migliaia di morti premature entro il 2050. Non meno importante è il contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. L’adozione di carburanti a più basso contenuto di zolfo e maggiore efficienza energetica ridurrà anche i consumi e le emissioni di CO₂. Inoltre, la misura avrà effetti indiretti sul cosiddetto “black carbon” (fuliggine), uno degli inquinanti più critici per l’Artico: le sue particelle, depositandosi su neve e ghiacci, accelerano lo scioglimento riducendo l’albedo.
Proprio il tema del black carbon resta al centro del dibattito internazionale. Secondo numerosi esperti e organizzazioni ambientaliste, la nuova ECA rappresenta un passo avanti, ma non sufficiente. Serve una regolamentazione specifica a livello IMO che limiti direttamente queste emissioni, soprattutto nelle rotte polari, dove l’impatto climatico è amplificato. L’Artico, infatti, si sta riscaldando a una velocità quattro volte superiore alla media globale. Parallelamente, resta aperta la questione degli scrubber, i sistemi di depurazione dei gas di scarico ancora consentiti dalla normativa internazionale. Diverse analisi indicano che un loro divieto potrebbe ridurre le emissioni di black carbon di oltre il 30% nell’area atlantica e prevenire centinaia di decessi prematuri, oltre a evitare l’inquinamento marino causato dagli scarichi.
Dal punto di vista geopolitico, l’adozione dell’ECA registra una significativa convergenza tra gli Stati membri IMO, nonostante alcune riserve – tra cui quella della Russia, che ha dichiarato di non voler applicare le nuove regole pur non essendo direttamente coinvolta nell’area interessata.
Il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio di riforma della governance ambientale dello shipping, che include anche i negoziati sul Net-Zero Framework dell’IMO per la decarbonizzazione del settore e nuove iniziative su rumore sottomarino, inquinamento da plastica e combustibili polari.
Nel complesso, la nuova ECA dell’Atlantico nord-orientale segna un punto di svolta: uno strumento regolatorio considerato tra i più efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico marittimo viene esteso su scala senza precedenti. Tuttavia, per centrare pienamente gli obiettivi climatici e sanitari, il percorso richiederà ulteriori interventi normativi e una maggiore ambizione politica nei prossimi negoziati internazionali.
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