Intanto due cordate internazionali si candidano alla gestione del nuovo terminal. La soddisfazione del presidente Greco
MILANO – La riforma degli interporti, attesa da anni dal settore della logistica, entra finalmente in Parlamento, ma non senza sollevare dubbi e richieste di chiarimento. A sottolinearlo è stato il presidente di Interporto Padova Luciano Greco, intervenuto all’evento “La nuova legge sugli interporti. Prospettive, criticità e opportunità per la logistica italiana” promosso dalla Camera di Commercio di Padova – primo socio dell’interporto – che ha posto al centro del dibattito proprio le novità normative in discussione. Secondo il presidente, il testo di legge in esame rappresenta “un passo avanti importante e necessario”, ma contiene anche elementi di rigidità e passaggi che, nella formulazione attuale, rischiano di creare più problemi che soluzioni. In particolare, l’attenzione si concentra sull’articolo 5, comma 2, che nella sua interpretazione letterale potrebbe determinare “profili di incostituzionalità” e generare forti difficoltà nella gestione ordinaria delle società di interporto.
“Una norma poco chiara – ha spiegato – rischia di mettere in difficoltà collegi sindacali, società di revisione e amministratori, creando incertezze operative e potenziali ricadute negative sui soci, in primis le Camere di Commercio. Per questo chiediamo che, finché c’è tempo, si intervenga con un provvedimento di legge correttivo o, se necessario, con una norma parallela che possa chiarire definitivamente i punti controversi”.

L’interporto guarda avanti: gara internazionale per il nuovo terminal intermodale
Accanto alle preoccupazioni normative, il presidente ha voluto evidenziare i passi avanti compiuti da Interporto Padova sul piano industriale. Nei giorni scorsi si è infatti chiusa la gara internazionale per la gestione del nuovo terminal intermodale: un’infrastruttura strategica che consoliderà il ruolo di Padova come hub logistico di primo piano in Italia e in Europa.
Due le proposte presentate, entrambe da cordate composte da grandi operatori del settore logistico e intermodale a livello globale. “È motivo di grande soddisfazione – ha sottolineato – perché significa che il nostro progetto è considerato attrattivo e sostenibile da alcuni dei principali gruppi mondiali. In un certo senso è una scommessa vinta: siamo i primi in Italia, e probabilmente tra i primi in Europa, ad proporre un partenariato di questo tipo per un inland terminal“.
Il percorso non è ancora concluso: seguiranno la valutazione delle offerte, l’aggiudicazione e i passaggi formali che porteranno all’avvio della gestione. Ma la direzione è tracciata. “Questo risultato dimostra che gli investimenti privati sulle infrastrutture pubbliche sono possibili – ha aggiunto – a patto che ci sia un quadro normativo chiaro e stabile”.

La sfida: attrarre capitali privati con regole certe
Il messaggio finale lanciato dal presidente è chiaro: il sistema logistico italiano può crescere e attrarre investimenti, ma servono regole semplici, certe e applicabili. “Padova ha dimostrato che è possibile mobilitare risorse private a favore delle infrastrutture pubbliche. Ma per farlo serve una governance chiara e soprattutto una normativa che non lasci margini di dubbio. La riforma degli interporti rappresenta un’occasione da non sprecare, a patto che si intervenga per correggere le criticità già emerse”.
Con la prospettiva di un nuovo terminal intermodale in gestione condivisa tra pubblico e privato, e con il dibattito nazionale sul futuro degli interporti ancora aperto, Padova si candida a giocare un ruolo da apripista per l’intero sistema logistico italiano.
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