Nell’indice Xinhua-Baltic 2025, la città-stato asiatica si conferma capitale marittima globale. Competenza logistica, attrattività finanziaria e innovazione i pilastri del primato
SINGAPORE – Per il dodicesimo anno consecutivo, la città-stato asiatica si posiziona al vertice dell’Xinhua-Baltic International Shipping Centre Development Index (ISCD), la classifica globale che misura l’efficienza e la centralità dei principali hub marittimi mondiali. Lo ha annunciato ufficialmente la Maritime and Port Authority of Singapore l’11 luglio 2025, accendendo i riflettori internazionali su una leadership ormai strutturale.
L’indice, realizzato congiuntamente dalla Baltic Exchange (Londra) e dal gruppo mediatico Xinhua (Cina), si basa su un’analisi incrociata di oltre 50 indicatori che spaziano dall’efficienza portuale alla qualità delle connessioni intermodali, dalla stabilità regolatoria alla presenza di servizi legali, finanziari e assicurativi legati alla shipping industry.
Singapore ottiene il punteggio complessivo più alto grazie a tre fattori chiave: l’efficienza operativa del porto, la sua connettività multimodale e l’ecosistema professionale che gravita intorno al cluster marittimo. L’hub asiatico non è solo una porta commerciale sull’Estremo Oriente, ma un laboratorio di innovazione per la logistica integrata, l’automazione portuale e le politiche di decarbonizzazione del trasporto marittimo.
Il Porto di Singapore, che nel solo 2024 ha movimentato oltre 38 milioni di TEU, continua a distinguersi per affidabilità, velocità nei cicli di carico/scarico e integrazione con le grandi rotte globali, in particolare le linee Asia–Europa e transpacifiche. Decisivo anche il ruolo della Maritime Singapore Decarbonisation Blueprint 2050, il piano governativo che mira a ridurre progressivamente le emissioni del comparto, attraverso biocarburanti, elettrificazione e digitalizzazione.
In seconda e terza posizione si confermano Londra e Shanghai, a dimostrazione del peso crescente delle economie asiatiche ma anche della resilienza dell’industria marittima europea, che continua a detenere un know-how normativo e assicurativo insostituibile.
Per l’Italia, si rinnova la sfida: agganciare la trasformazione digitale e sostenibile in atto nei grandi hub internazionali. Pur non essendo nella top ten del ranking, i porti di Genova, Trieste, Livorno e Gioia Tauro sono chiamati a rafforzare l’integrazione logistica, attrarre investimenti infrastrutturali e qualificarsi come nodi centrali della rete mediterranea, valorizzando anche la strategicità delle ZES e delle Zone Logistiche Semplificate.
L’egemonia marittima di Singapore non nasce dal caso, ma da una regia politica lungimirante, capace di coniugare mercato, innovazione e visione sistemica. Un modello di riferimento che l’Europa portuale, oggi ancora frammentata tra porti concorrenti e autonomie gestionali, non può più permettersi di ignorare.
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