Andrea D’Angelo, presidente di Ansi-Logistica integrata e consigliere Fiap con delega alla portualità
LIVORNO – Andrea D’Angelo, presidente dell’associazione datoriale Ansi-Logistica integrata, che rappresenta imprese con più di 5mila addetti dell’ultimo miglio, e membro del Consiglio nazionale Fiap (Federazione italiana autotrasportatori professionali) con delega alla portualità ci parla della logistica oggi, in Italia e non solo.
A lui abbiamo chiesto in particolare quali siano oggi le sfide del settore e quello che ci si aspetta nei prossimi anni. Ecco cosa ci ha risposto.
Oggi la logistica italiana come si pone a livello europeo?
Parto da un dato emerso da un recente studio di Mordor Intelligence: nel nostro Paese, trasporto merci e logistica potranno arrivare a valere più di 140 miliardi di dollari nel 2030, con un tasso di crescita annuo pari al 3,71% nel periodo 2024-2030. L’Italia ha un ruolo essenziale nei collegamenti dal Mediterraneo fino al Nord Europa. In questo senso, sono convinto che tutti i porti e i poli logistici nazionali debbano concorrere allo sviluppo e alla modernizzazione del settore.
Quale è la sfida in atto più importante?
Ne cito subito una che anche in questi giorni è alla ribalta della cronaca nazionale, la cybersecurity. Le ultime notizie ci suggeriscono – o meglio, ci impongono – un investimento in termini culturali in questo campo troppo spesso sottovalutato, anche in relazione alle minacce esterne. Secondo il Rapporto CLUSIT 2024, nel 2023 gli attacchi in Italia sono cresciuti del 65%. Dall’altra parte abbiamo la digitalizzazione, speculare e cruciale per la crescita della filiera logistica. Se prendiamo i porti, ad esempio, l’adozione di tecnologie digitali avanzate consente di gestire in modo integrato e in tempo reale le operazioni, riducendo al minimo le inefficienze e i tempi morti, ma anche di lavorare rapidamente alle pratiche doganali e ai documenti commerciali.
Di quali interventi avrebbe bisogno per una maggiore competitività?
Sull’innovazione, e non solo, c’è un fattore fondamentale, ossia la formazione. Bisogna fare di più. Stando agli ultimi dati dell’Osservatorio 4.Manager, per il 55% delle aziende la carenza di competenze digitali rappresenta ancora una delle maggiori criticità. Ma il problema esiste anche a proposito della carenza di personale. Un tipo di risposta possono darla le stesse aziende, con modelli organizzativi per la professionalizzazione dei dipendenti e per la formazione continua.
IA: più i rischi o le opportunità? Come gestirla a livello centrale?
Sono convinto che l’Intelligenza Artificiale sia un’opportunità imperdibile anche per la logistica, ma al tempo stesso un meccanismo da governare. Quello che serve, a mio avviso, è un maggiore protagonismo del settore, unito alla necessaria compattezza con cui devono agire tutti gli attori. L’obiettivo è mettere a punto nuovi strumenti verticali costruiti su misura per la logistica e per le sue peculiarità, per poi nutrirli esclusivamente con i dati provenienti da tutto il comparto. Ecco perché con Ansi abbiamo proposto una cabina di regia nazionale che lavori ad un Modello di linguaggio di grandi dimensioni, nazionale ed europeo, strategico ed orientato alla logistica.
Penso poi a delle sinergie con i grandi player nazionali che si occupano di queste tematiche, in Italia abbiamo molte eccellenze aziendali che andrebbero coinvolte per sviluppare iniziative insieme atte a migliorare l’efficienza del comparto grazie all’utilizzo dell’IA.
Porti: siamo in attesa di una riforma importante. Il vostro settore cosa auspica?
Come settore auspichiamo una riforma che trasformi i nostri porti in hub mediterranei di eccellenza, promuovendo l’innovazione tecnologica, gli investimenti in infrastrutture sostenibili e lo sviluppo di un sistema logistico integrato. Un approccio olistico, che consideri i porti come motori di sviluppo economico e sociale, è fondamentale per il futuro della nostra logistica.
Oltre all’innovazione tecnologica, è cruciale investire nella formazione del personale portuale, affinché possa acquisire le competenze necessarie per gestire le nuove tecnologie e le sfide del futuro. Una forza lavoro qualificata e motivata è un elemento essenziale per garantire l’efficienza e la competitività dei nostri porti.
Inoltre, è fondamentale promuovere una maggiore collaborazione tra i diversi attori coinvolti nel sistema portuale, come Autorità portuali, operatori logistici, imprese e istituzioni. Una governance condivisa e partecipata può contribuire a superare le frammentazioni e a creare un sistema più coeso ed efficace.
Quali sarebbero gli interventi che potrebbero potenziare la portualità nei vari segmenti?
Il porto è il centro nevralgico dell’intermodalità. Da qui deriva l’esigenza di investire sull’interconnessione tra gomma, ferro e acqua, sfruttando i vantaggi di ciascuna modalità e coordinandole in modo sempre più puntuale, a chiaro beneficio della produttività. In un prossimo futuro vedo porti sostenibili e intelligenti. La grande opportunità è quella di ottimizzare le risorse, migliorare la sicurezza, ridurre i costi operativi e l’impatto ambientale. Cito poi il porto di Civitavecchia, la mia città: qui, con un approccio integrato, è possibile continuare a rafforzare il turismo e la logistica crocieristica, sviluppando parallelamente cantieristica navale e traffico container, con effetti virtuosi in ambito occupazionale, di competitività e di crescita del territorio.
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