Dal “Miglio Blu” all’Arsenale, il dibattito diventa strategico per il futuro industriale del territorio
LA SPEZIA – Torna al centro del dibattito lo sviluppo degli spazi portuali alla Spezia, con il comparto della nautica che chiede nuove aree per sostenere crescita e competitività internazionale. A rilanciare il tema è stato Massimo Perotti, intervenuto a Genova durante un convegno sull’economia del mare promosso da Confindustria. Secondo il numero uno di Sanlorenzo, leader globale nei superyacht, il principale limite allo sviluppo del settore non è l’innovazione, ma la carenza di spazi. In particolare, il distretto del “Miglio Blu” spezzino – uno dei poli mondiali della nautica di alta gamma – non avrebbe registrato alcuna espansione negli ultimi dieci anni, rischiando di frenare un comparto fortemente orientato all’export.

Perotti ha indicato come possibile soluzione il riutilizzo di parte delle aree dell’Arsenale militare della Spezia, stimando in circa 120 ettari le superfici potenzialmente disponibili. L’ipotesi prevede una riorganizzazione degli spazi tra attività militari, polo della subacquea e industria, con l’obiettivo di liberare nuove aree per la nautica. Un’idea che, nelle intenzioni, permetterebbe anche di intercettare il crescente mercato del refitting nel Mediterraneo, oggi spesso indirizzato verso porti esteri come Marsiglia o Barcellona. Il manager ha sottolineato anche l’impatto economico del settore sul territorio, evidenziando come la crescita della nautica generi occupazione qualificata e ricadute diffuse sull’indotto locale. Da qui l’appello alla politica affinché assuma decisioni rapide su un nodo considerato strategico per il futuro industriale.
Le posizioni di Perotti hanno però aperto un confronto acceso. Dal fronte sindacale, Francesco Tartarini (FIT CISL) ha respinto l’ipotesi di uno sviluppo “a somma zero”, mettendo in guardia contro il rischio di penalizzare il comparto dei container. Il porto spezzino, ha ricordato, rappresenta un sistema complesso in cui logistica e nautica devono coesistere, sostenute da investimenti rilevanti e da concessioni di lungo periodo che garantiscono occupazione stabile e qualificata.

Anche dal mondo professionale sono arrivate osservazioni critiche. Sergio Landolfi ha evidenziato il valore strategico del porto come hub integrato dell’economia del mare, sottolineando l’importanza di evitare contrapposizioni tra settori e di puntare piuttosto su soluzioni condivise, come l’uso duale di alcune aree e una pianificazione coordinata. “Il sistema economico che rappresentiamo, pilastro della realtà imprenditoriale locale, si regge su una rete di settori che, operando in stretta sinergia, hanno determinato lo sviluppo e la prosperità della provincia. Questa collaborazione, concreta e strategica, ha consentito alle aziende del territorio di conquistare riconoscimenti internazionali in modo inequivocabile – si legge in una nota a firma congiunta dell’associazione degli spedizionieri spezzini, comnprese quelle di Andrea Fontana e Sandro Bucchioni – Come cluster portuale abbiamo letto le dichiarazioni del Cavalier Massimo Perotti che, pur sottolineando legittime esigenze e la necessità di nuovi spazi produttivi per la nautica che è in costante crescita, pare rivendicare spazi oggi occupati da altre attività produttive, prima fra tutte la Logistica e la Portualità, comparti economici che oggi riteniamo siano essenziali per l’economia locale e nazionale.
Il nodo delle aree è e resta centrale da decenni, a partire da quelle ex Enel, ma non può e non deve essere gestito penalizzando settori strategici che, dati ufficiali alla mano, continuano a produrre occupazione diretta e indiretta e a far crescere il prodotto interno lordo. Settori nei quali sono previsti forti investimenti di privati, sia economici che di personale altamente qualificato. La presenza del Miglio blu e delle strutture d’eccellenza per la nautica dimostrano la lungimiranza degli imprenditori che hanno investito sul nostro territorio, delle amministrazioni locali e dell’autorità di sistema portuale, che con strategie mirate e un lavoro integrato hanno dato attuazione a un modello di sviluppo fissato dal Piano Regolatore Portuale, trasformando radicalmente e in meglio la linea costiera.
Questo percorso non solo ha rispettato, ma ha rafforzato gli obiettivi di crescita, proiettando il territorio verso risultati di eccellenza ed evidenziando il ruolo di protagonista nel settore portuale e nautico a livello nazionale e internazionale. Il Piano Regolatore Portuale ha saputo integrare in modo armonioso nautica, portualità, logistica e turismo crocieristico, creando un modello virtuoso e all’ avanguardia. Un utilizzo più efficace degli spazi liberi da concessione demaniale, ancora sottoutilizzati, deve essere affrontato con decisione e responsabilità a livello nazionale, una volta per tutte. Serve un’azione congiunta delle forze politiche e istituzionali. È essenziale poi ricordare che le aree dedicate a nautica e logistica sono soggette a concessioni demaniali pluriennali, basate su criteri certi legati agli investimenti e all’occupazione garantita.
Se davvero esistono aree destinabili a usi diversi da quello militare, dibattito per altro attuale da anni, è doveroso chiedere con forza l’apertura di tavoli di confronto con i ministeri competenti, parlando tutti con una sola voce. La chiarezza è un dovere, non una scelta. È indispensabile affrontare le questioni relative alle aree con spirito di collaborazione e senso di responsabilità collettiva; soluzioni parziali o che danneggiano altri settori riteniamo non siano auspicabili per nessuno. Basta divisioni: servono proposte serie e condivise per supportare la crescita e lo sviluppo di settori produttivi indispensabili alla crescita e allo sviluppo del nostro territorio.”
Di segno opposto il sostegno politico del Partito Liberale Democratico, che ha appoggiato la visione di Perotti, invitando le istituzioni a definire una strategia chiara per valorizzare la vocazione della Spezia nella nautica e nella cantieristica ad alto valore aggiunto, anche attraverso il recupero di aree sottoutilizzate.
Il confronto resta aperto e mette in evidenza un nodo cruciale: trovare un equilibrio tra sviluppo industriale, tutela dell’occupazione e pianificazione degli spazi in uno dei principali poli italiani dell’economia del mare. Una scelta che si gioca sul piano politico e strategico, destinata a incidere sul ruolo futuro della Spezia nel sistema portuale e produttivo nazionale.
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