Presidente del Tribunale arbitrale della nautica, sezione della Camera Arbitrale Internazionale
LIVORNO – L’avvocato Alfonso Mignone è il presidente del Tribunale arbitrale della nautica, sezione della Camera Arbitrale Internazionale.
Un esperto del settore e del diritto marittimo che si occupa di arbitrato, ovvero, come ci spiega più avanti, di quell’alternativa di risoluzione di controversie attraverso un giudice privato, con la stessa efficacia di una sentenza che potrebbe pronunciare un’autorità giudiziaria.
Avvocato Mignone, partiamo dalla Camera Arbitrale Internazionale. Di cosa si tratta?
È un organismo che gestisce arbitrati amministrati, ossia quegli arbitrati che hanno un organismo completo di presidenza, segreteria e tutta una serie di organi e che gestisce come una vera e propria impresa quelli che sono i procedimenti arbitrali.
Si tratta di elementi di giustizia alternativa perfettamente legali da cui scaturisce una decisione che è equiparabile in tutto e per tutto a una sentenza, il cosiddetto “lodo arbitrale”.
All’interno avete dato vita a una sezione dedicata alla nautica.
Sì, abbiamo costituito una short list formata da arbitri marittimisti e periti, esperti nella nautica e dello shipping, portualità e infrastrutture così da avvalerci di esperti sia a livello giuridico che a livello tecnico.
Quello che spesso manca alla giustizia ordinaria nei procedimenti in diritto marittimo e nel diritto della nautica è una poca preparazione sul settore che non viene approfondito con un esame nel concorso in magistratura. Cosa insolita considerati i 7.000 km di costa italiana.
Oltretutto i tempi dei tribunali sono molto lunghi e questo non aiuta gli operatori del settore.
Quindi la rapidità è uno dei vantaggi dell’arbitrato?
Certo, la decisione arriva in un massimo di 240 giorni.
Ma il ”lodo” cioè il provvedimento equiparabile alla sentenza è “conveniente” anche per quanto riguarda la sua internazionalità: se pensiamo a un recupero crediti o risarcimenti danni nei confronti di armatori stranieri perché la loro barca batte bandiera straniera, possiamo fare eseguire il lodo direttamente nel paese collegato perché l’arbitrato in generale è disciplinato da una convenzione internazionale firmata a New York nel 1958 a cui hanno aderito tutti gli stati del mondo, addirittura la Cina.
E dal punto di vista economico?
I vantaggi sono anche economici perché la procedura è trasparente: i costi sono noti già in anticipo perché basati su tariffari. Questi includono le perizie, i sopralluoghi dei tecnici che tra l’altro non operano nello stesso luogo per evitare che si possano ingenerare conflitti di interesse.
Ma la regolamentazione del settore nautico in Italia è ben definita?
Diciamo che giuridicamente partiamo dal presupposto che il diritto della nautica è un diritto speciale rispetto a quello della navigazione e che ovviamente col progresso tecnologico, con la possibilità del diporto di trasformarsi anche in diporto commerciale, c’è una nuova contrattualistica.
Crediamo fortemente che questo settore vada regolamentato in maniera più consona. Personalmente trovo molte discrepanze, anche basandomi sull’esperienza professionale, tra quelli che sono i contratti che il legislatore ha praticamente tipizzato, il noleggio e la locazione, che necessitano di trasformazioni.
Invece per quanto riguarda i contratti di lavoro?
Sui contratti di lavoro ci saranno delle novità, l’ultimo contratto collettivo nazionale è stato firmato nel 2022. Si sta discutendo molto sui titoli professionali perché si notano alcune incongruenze e il sistema è alquanto “farraginoso”.
Di che tipo sono le controversie più frequenti?
Sono di tanti tipi. Ci sono quelle che riguardano i contratti ad esempio tra un cantiere navale e un operatore nautico, gli inadempimenti per un contratto di locazione o di noleggio.
Ma ci sono anche quelle relativi proprio i contratti di lavoro e ovviamente le controversie non contrattuali cioè che sono originate dai sinistri.
Le controversie si concludono o capita di passare comunque alla giustizia ordinaria?
Si può passare alla giustizia ordinaria se ad esempio la parte soccombente vuole ricorrere direttamente alla Corte di Appello. Oppure è possibile che una procedura ordinaria possa poi essere abbandonata per andare in arbitrato.
Come ho già accennato, uno dei vantaggi dell’arbitrato è la rapidità. Mettiamo il caso di una controversia tra un cantiere e un operatore della stessa filiera: se la controversia andasse avanti per anni non avrebbero rapporti commerciali per molto tempo. Se la cosa si conclude possono tornare in tempi più stretti a fare accordi.
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