L’analisi del Contrammiraglio (CP) Edoardo Balestra
Di Angelo Roma
LIVORNO – Qualche sera fa, su gentile invito della Dott.ssa Gloria Giani, presidente del Propeller Club di Livorno, ho partecipato al convegno che dà il titolo a questo articolo.
È stato un invito particolarmente gradito, data la presenza tra i relatori del Contrammiraglio (CP) Edoardo Balestra. Conosco Edoardo sin dall’infanzia: suo padre era infatti l’Aiutante di Bandiera del Comandante dell’IGM di Livorno, Istituto presso il quale io stesso facevo parte del Quadro Permanente.
Qui di seguito una sintesi della sua presentazione.
“La tutela delle infrastrutture marittime critiche, con particolare riferimento ai cavi sottomarini per telecomunicazioni ed energia, rappresenta una delle principali sfide strategiche per il Mediterraneo dei prossimi anni. Il tema è stato al centro del convegno.
Nel corso dell’incontro, il Contrammiraglio (CP) Balestra ha illustrato i risultati delle analisi condotte a livello europeo sulle vulnerabilità dei cavi sottomarini, evidenziando come la limitata ridondanza delle reti, le ridotte profondità di posa e la carenza di sistemi di monitoraggio rendano tali infrastrutture particolarmente esposte a rischi sia accidentali sia intenzionali.
Tra le principali minacce figurano infatti ancoraggi e attività subacquee non controllate, ma anche possibili azioni di sabotaggio riconducibili alla cosiddetta “dark o Shadow fleet”.
Il quadro di riferimento è quello di una crescente competizione marittima inserita in un contesto di guerra ibrida e squilibrata, nel quale le infrastrutture civili assumono un valore strategico. In tale scenario emergono dilemmi complessi per il regolatore: la mappatura e l’aumento della sorveglianza migliorano la sicurezza della navigazione, ma possono al tempo stesso accrescere l’esposizione delle infrastrutture e amplificare la percezione del rischio, con possibili ricadute negative sugli investimenti necessari alla transizione digitale ed energetica.
Un passaggio rilevante dell’intervento ha riguardato i limiti dell’esercizio del diritto di autodifesa in acque internazionali, non sempre pienamente compatibile con il diritto internazionale del mare. Proprio per superare tali criticità, in ambito europeo si va affermando un approccio definito
“complementare”, fondato sul rafforzamento della resilienza delle infrastrutture piuttosto che su risposte di natura esclusivamente difensiva.
In questo contesto è stato ribadito il ruolo centrale della Guardia Costiera nell’analisi della minaccia e nel monitoraggio del traffico marittimo, attraverso sistemi multilaterali di raccolta, analisi e condivisione dei dati, integrati a livello europeo e mediterraneo e sviluppati anche in cooperazione con Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Un modello che punta a superare la frammentazione informativa, rafforzando la capacità di prevenzione e di intervento nel rispetto del quadro giuridico internazionale.
Dal confronto è emersa infine la necessità di considerare la sicurezza marittima non come un obiettivo statico, ma come un processo continuo, basato su regole condivise, cooperazione internazionale, interoperabilità dei sistemi e sostenibilità giuridica ed economica, elementi ritenuti essenziali per affrontare le nuove sfide strategiche del Mediterraneo”.
Resta aggiornato su tutte le notizie dal mondo del trasporto e della logistica