Proposta di riassetto per garantire continuità alla cooperativa spezzina mentre cresce il confronto sul futuro dei oltre 200 lavoratori dopo il mancato rinnovo dell’appalto
LA SPEZIA – Confcooperative scende in campo per sostenere il rilancio della cooperativa Dock Service, presentando un piano di riassetto aziendale con l’obiettivo di superare la fase di difficoltà che coinvolge una delle realtà storiche del porto della Spezia. Il progetto, elaborato con il supporto di consulenti specializzati nel settore portuale e nella gestione delle crisi d’impresa, punta a garantire la continuità aziendale e a preservare il patrimonio di competenze maturato dai lavoratori della cooperativa. A illustrarne le finalità è stata Anna Vivaldi, presidente di Federlavoro e Servizi Confcooperative Liguria, che auspica un confronto costruttivo con LSCT, Autorità di Sistema Portuale e organizzazioni sindacali per individuare una soluzione condivisa. “L’obiettivo è consentire a Dock Service di tornare a svolgere il proprio ruolo all’interno della comunità portuale, salvaguardando professionalità e occupazione”, sottolinea Vivaldi, evidenziando come il piano rappresenti un’opportunità per trasformare una fase di crisi in un percorso di rilancio.
L’iniziativa arriva mentre è crescente la preoccupazione dei circa 200 lavoratori della cooperativa, dopo la decisione di LSCT di non rinnovare, alla scadenza del 31 dicembre 2026, l’appalto relativo al servizio di rizzaggio delle navi mercantili. I dipendenti hanno espresso forte preoccupazione per il proprio futuro occupazionale, ricordando il contributo offerto negli ultimi ventiquattro anni allo sviluppo dello scalo spezzino e chiedendo maggiori garanzie sulle prospettive industriali, sulle condizioni contrattuali e sull’impatto delle future riorganizzazioni. Dal canto suo, LSCT aveva confermato come il mancato rinnovo dell’appalto rientrasse però in una più ampia strategia di internalizzazione delle attività ritenute strategiche. Il terminalista ha assicurato che il progetto prevede l’assorbimento del personale idoneo nelle società del gruppo Hannibal ed Eagle e il ricollocamento degli altri lavoratori in diverse attività operative, escludendo ricadute negative sui livelli occupazionali complessivi.
La vicenda si inserisce nel più ampio processo di trasformazione che interessa il sistema portuale italiano, tra automazione, riorganizzazioni industriali e ridefinizione dei modelli operativi, rendendo ancora più centrale il confronto tra imprese, lavoratori e istituzioni sul futuro del lavoro nei porti.
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