Presentato a Napoli il Rapporto sull’Economia Marittima di SRM
Intervento a cura di Alessandro Panaro Head of Maritime & Energy, SRM
NAPOLI – Quando si parla di commercio marittimo l’attenzione si concentra spesso sui container. Eppure, sono ancora le materie prime a rappresentare uno dei principali motori dei traffici mondiali e uno degli asset più strategici per i porti italiani.
Petrolio, gas, carbone, metalli e, sempre più, minerali critici alimentano le filiere industriali e rendono gli scali marittimi infrastrutture decisive per la competitività del Paese.
Il Rapporto sull’Economia Marittima di SRM, presentato a Napoli oggi, 10 Luglio, conferma questa centralità.
Nel 2025 i porti italiani hanno movimentato oltre 510 milioni di tonnellate di merci, con una crescita del 6,3% rispetto all’anno precedente. A sostenere il risultato sono state soprattutto le rinfuse liquide, salite a 186,3 milioni di tonnellate, mentre le rinfuse solide hanno superato i 53 milioni di tonnellate, confermando il ruolo dell’Italia quale piattaforma energetica e industriale del Mediterraneo.
Dietro questi numeri c’è un sistema portuale fortemente specializzato. Ogni scalo sviluppa competenze specifiche nella movimentazione delle diverse categorie di materie prime, creando una rete capace di sostenere le esigenze dell’industria nazionale e di aumentare la resilienza della logistica italiana.
L’importanza di questi traffici emerge ancora di più in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche. Nei primi mesi del 2026 il commercio marittimo italiano ha registrato una flessione, con import pari a 38,8 miliardi di euro (-9%) ed export di 34,3 miliardi (-8%), riflettendo le difficoltà che hanno interessato le principali rotte internazionali.
Tra i comparti maggiormente coinvolti figurano proprio petrolio, gas, carbone, metalli e prodotti chimici, a dimostrazione di quanto la sicurezza delle vie marittime resti un fattore determinante per l’economia europea.
Ma il futuro dei traffici di materie prime guarda soprattutto ai minerali critici, indispensabili per la transizione energetica. Rame, nichel, manganese e bauxite sono ormai componenti essenziali per batterie, reti elettriche, impianti rinnovabili e acciai speciali, con una domanda destinata a crescere nei prossimi anni.
I dati raccontano una trasformazione già in atto. Secondo gli analisti, il commercio marittimo mondiale del minerale di nichel è passato da 5,7 milioni di tonnellate nel 2000 a quasi 62 milioni nel 2025, mentre la bauxite è cresciuta da 30,6 a quasi 229 milioni di tonnellate. Anche rame e manganese hanno registrato incrementi molto significativi, confermando come le nuove filiere industriali stiano ridisegnando le rotte dello shipping mondiale.
Questa evoluzione rappresenta una sfida ma anche un’opportunità per il sistema portuale italiano. Serviranno terminal sempre più specializzati, collegamenti intermodali efficienti e investimenti in digitalizzazione per gestire traffici destinati ad aumentare e sempre più strategici per l’economia europea.
In questo contesto il Mediterraneo rafforza il proprio ruolo di crocevia tra Asia, Medio Oriente, Africa ed Europa. Grazie alla sua posizione geografica e a una rete di porti specializzati, l’Italia dispone delle condizioni per consolidare la propria funzione di hub logistico del Mediterraneo, accompagnando la trasformazione delle catene di approvvigionamento e della transizione energetica.
Le materie prime, dunque, non rappresentano soltanto una componente storica del commercio marittimo, ma uno dei principali indicatori delle nuove geografie economiche globali. Comprendere la loro evoluzione significa comprendere anche quale sarà il ruolo dei porti italiani nello scenario internazionale dei prossimi anni.
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