Nodi regolatori UE: il presidente Messina e l’analisi sullo shipping verso il 2030
LIVPRNO – Il Mediterraneo resta un crocevia strategico per il trasporto marittimo globale, ma la direzione che l’Europa sta imprimendo alle politiche del settore rischia di frenare uno dei pochi comparti realmente trainanti dell’economia italiana. È il messaggio lanciato da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, intervenuto a Livorno nell’ambito del confronto sulle prospettive del trasporto marittimo verso il 2030 organizzato dal Propeller Club con il convegno dal titolo “Mediterraneo 2030 – Le nuove rotte del potere marittimo”, evento di cui il Messaggero Marittimo è stato media partner e i cui contenuti, con interviste e approfondimenti, continuerete a leggere sulle nostre pagine anche nei prossimi giorni.
“Sono venuto fino a Livorno per capire dove stiamo andando”, ha esordito Messina, sottolineando come la comunità marittimo-portuale locale rappresenti un esempio di dinamismo e visione industriale che, a livello europeo, fatica ancora a emergere con la stessa forza. “Gli ultimi anni hanno dimostrato come il nostro settore sia centrale per l’economia nazionale, per la produzione di beni e servizi. La Blue Economy – ha spiegato – è sostanzialmente operata e gestita da operatori privati: non assorbe risorse pubbliche, ma al contrario genera gettito contributivo, occupazione e valore per il Paese”.
In questo contesto Livorno si conferma uno degli snodi protagonisti. Un porto che, secondo Messina, mantiene una caratteristica sempre più rara nello scenario europeo: la presenza di operatori privati marittimo-portuali che continuano a guidare direttamente le proprie aziende. “È un porto straordinario – ha aggiunto – che deve continuare a crescere anche in relazione alle nuove opere infrastrutturali da realizzare. La mia presenza qui è sempre un piacere, anche se la carenza di tempo non mi consente di frequentarlo quanto vorrei”.

Lo sguardo si è poi spostato sul quadro generale e, in particolare, sul ruolo dell’Unione Europea. Un giudizio netto, quello del numero uno dell’associazione armatoriale, sulle politiche comunitarie: “L’Unione Europea ci ha fregati. Ha introdotto normative estendendo strumenti come l’ETS che avrebbero dovuto sostenere il settore e accelerare la transizione ecologica, uno dei pilastri del Green Deal. In realtà – ha affermato – oggi si sono trasformati in vere e proprie imposte”. Secondo Messina, il gettito generato da queste misure finisce in larga parte a copertura del debito pubblico, mentre solo una quota marginale ritorna all’industria e una parte ancora più ridotta al comparto marittimo. “Peraltro – ha precisato – spesso si tratta di risorse in conto capitale e non corrente. È una grande ingiustizia”.
Da qui l’appello alla compattezza del settore e al ruolo del governo italiano nelle sedi europee. “Siamo uniti e concentrati per fare in modo che l’Italia subisca il minor danno possibile da queste politiche – ha concluso Messina – e auspichiamo che il governo sappia far sentire la propria voce in Europa. Il Mediterraneo e il trasporto marittimo hanno bisogno di regole che accompagnino la crescita, non che la ostacolino”.
Un messaggio chiaro che, partendo da Livorno, rilancia il dibattito sul futuro delle rotte marittime e sulla necessità di una strategia europea più equa e coerente con il ruolo strategico della Blue Economy.
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