Ad Ancona l’evento nell’ambito del progetto europeo CRESPORT
ANCONA – Consapevoli del rischio continuo e di una risposta che anch’essa deve coprire ogni attimo di attività, le Autorità di Sistema portuale italiane negli ultimi anni si sono messe a lavoro per rispondere agli attacchi cyber.
Di questo si è parlato nel workshop organizzato nella sede dell’AdSp del mar Adriatico centrale ad Ancona, per un confronto tra istituzioni sulla sicurezza digitale dei sistemi portuali ormai definiti “critici”.
Non basta più considerare i rischi economici o quelli legati alle infrastrutture fisiche, le AdSp hanno dovuto mettere nel conto anche il rischio cyber.
L’evento si inserisce nell’ambito del progetto europeo CRESPORT Interreg Italia Croazia, sviluppato con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra i sistemi portuali dell’area adriatico-ionica e promuovere un approccio condiviso alla gestione dei rischi digitali, progetto di cui il porto di Ancona è partner e quello di Ravenna capofila.
Un approccio condiviso è essenziale, è quello che emerge in tutti gli interventi del pomeriggio perchè è difficile prevenire senza dialogare.
Una materia, quella della cybersicurezza, che il segretario dell’ente portuale Salvatore Minervino definisce “ostica”, e complessa perchè mette insieme componenti di vario genere e richiede competenze altrettanto diversificate.
Ma essere vigili sul tema della minaccia informatica è essenziale per garantire l’operatività dei porti.
Anche in questo senso nel Luglio 2024 l’AdSp dorica ha sottoscritto un protocollo con la Polizia Postale.
“Il salto qualitativo della criminalità informatica -ha spiegato Lorenzo Sabatucci, Polizia Postale e delle Comunicazioni- ha reso gli attacchi insidiosi in termini di prevenzione e contrasto, per questo è importante promuovere la collaborazione tra istituzioni e infrastrutture critiche”.
Quello che emerge nel corso degli interventi è la fondamentale necessità di formazione, per colmare un gap che negli ultimi anni l’Italia ha cercato di ridurre: “Gli attacchi informatici aumentano sempre di più -ha spiegato l’ammiraglio Gianluca Galasso dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale- e il nostro Paese è tra i primi posti per numero, non perchè non sia in grado di proteggersi ma perchè una dei maggiori bersagli posizionandosi ai vertici delle potenze europee, destinata così ad essere esposta.”
Le altre parole chiave che si ritrovano durante il workshop sono monitoraggio e analisi dei rischi.
In questo senso la nuova normativa NIS2 rappresenta un salto culturale che amplia i settori interessati dalle regole europee.
Mettere a sistema comune strategie da condividere resta una delle soluzioni, uno degli obiettivi dell’incontro, considerando anche quanto oggi la portualità sia interconnessa e che se nella catena si presenta un anello debole, a risentirne è l’intero sistema.
E dato che oggi i porti, la logistica e i trasporti sono ormai nodi essenziali dell’economia nazionale, la cybersicurezza si configura sempre più come una funzione di governance pubblica, capace di garantire continuità operativa, affidabilità dei sistemi e tutela degli interessi strategici.
Accrescere la cultura generale in questo campo e formare il personale, resta una delle carte vincenti che non può eliminare il rischio, ma dare almeno gli strumenti per mitigarlo e saper rispondere ad esso.
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