MSC Silvana VIII semisommersa al largo di Zhoushan

A Zhoushan la MSC Silvana VIII resta semisommersa dopo il grounding: falliti i tentativi di recupero della nave da 8.401 TEU

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ZHOUSHAN (Cina) – Una portacontainer da oltre 330 metri, lo scafo ormai profondamente immerso, la poppa sommersa e diversi compartimenti allagati. Al largo di Zhoushan, uno dei principali poli mondiali della cantieristica e della logistica marittima, prosegue una complessa operazione di salvage sulla MSC Silvana VIII, containership da 8.401 TEU rimasta incagliata dopo aver lasciato un’area di riparazione navale nel mese di luglio.

La situazione della nave si è progressivamente deteriorata dopo il fallimento dei tentativi di disincaglio. Le informazioni disponibili indicano l’allagamento di diversi cargo hold e della sala macchine, mentre circa 3.000 tonnellate di combustibile sarebbero già state rimosse nell’ambito delle operazioni finalizzate a ridurre il rischio ambientale e alleggerire l’unità.

Le immagini diffuse negli ultimi giorni mostrano una condizione ormai molto distante da un normale grounding: una parte consistente dello scafo è sotto il livello dell’acqua e la nave poggia sul fondale in una posizione che rende particolarmente delicata qualsiasi ulteriore operazione di recupero.

La MSC Silvana VIII, IMO 9309459, batte bandiera cipriota ed è stata costruita nel 2006. È lunga 331,99 metri, larga 43,2 metri e ha una stazza lorda di 94.489 GT. Le fonti specializzate indicano una capacità nominale di 8.401 TEU. I database navali riportano valori non perfettamente coincidenti sulla portata lorda, che si colloca comunque nell’ordine delle 100-130 mila tonnellate.

La nave era arrivata nell’area di Zhoushan il 22 giugno, proveniente da Gwangyang, in Corea del Sud, entrando successivamente nell’area cantieristica di Jinhai Heavy Industry per lavori di riparazione. La sua permanenza in cantiere rappresenta un elemento importante nella ricostruzione dell’incidente: dalle immagini disponibili la portacontainer appare infatti sostanzialmente priva del normale carico commerciale sul ponte.

Dal cantiere al grounding

La dinamica esatta dell’incidente non è stata ancora chiarita attraverso una ricostruzione ufficiale pubblicamente disponibile.

I dati AIS indicano tuttavia che la MSC Silvana VIII lasciò l’area di Jinhai Heavy Industry nella tarda serata dell’11 luglio, mentre la regione era interessata da condizioni meteorologiche particolarmente difficili. I dati riportati dai servizi di tracciamento mostrano, durante quella fase, venti medi superiori ai 37 nodi e punte oltre i 43 nodi.

Secondo una ricostruzione basata sui dati cartografici e AIS di Pole Star, riportata dalla stampa marittima internazionale, la portacontainer potrebbe avere avuto due contatti con il fondale: il primo l’11 luglio nelle vicinanze di una formazione rocciosa segnalata al largo di Daishan e un secondo il giorno successivo nei pressi dell’estremità occidentale di Dazhyu Island.

Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione tecnica e non della conclusione di un’indagine sull’incidente. Non è quindi possibile, allo stato attuale, attribuire con certezza la causa dell’allagamento al grounding, alle condizioni meteorologiche, a eventuali danni precedenti o a una combinazione di più fattori.

Quello che appare invece accertato è il successivo deterioramento delle condizioni della nave.

I tentativi effettuati per riportare a galla la MSC Silvana VIII non hanno avuto successo e la poppa ha continuato progressivamente ad abbassarsi. L’acqua ha raggiunto diversi cargo hold e la sala macchine, compromettendo ulteriormente galleggiabilità e stabilità della portacontainer.

Per i salvatori il problema diventa a questo punto molto più complesso rispetto a quello rappresentato da un semplice incaglio.

Una nave di queste dimensioni parzialmente allagata genera infatti carichi strutturali estremamente elevati. La distribuzione irregolare della spinta idrostatica e del peso dello scafo può produrre importanti sollecitazioni longitudinali, mentre la presenza di acqua libera nei compartimenti aumenta il rischio di perdita di stabilità.

A questo si aggiunge la morfologia del fondale. Secondo le informazioni riportate dalla stampa specializzata, nelle vicinanze della posizione della nave il fondale degrada verso un canale dove la profondità può raggiungere 40-50 metri. Un eventuale spostamento dello scafo verso acque più profonde renderebbe l’operazione di recupero ulteriormente difficile.

Il problema ambientale e le 3.000 tonnellate di fuel

Uno degli aspetti più delicati riguarda il combustibile presente a bordo.

Durante le operazioni di salvage sarebbero già state rimosse circa 3.000 tonnellate di fuel, una quantità significativa che riduce il potenziale impatto ambientale dell’incidente ma non consente ancora di considerare concluso il rischio di inquinamento.

Immagini satellitari Sentinel-2 analizzate e pubblicate da The Maritime Executive mostrano infatti che almeno fino al 7 agosto dalla zona della nave era visibile una chiazza compatibile con una perdita di fuel oil, estesa per alcune miglia verso sud.

Il quadro ambientale dovrà quindi essere monitorato anche dopo la rimozione della maggior parte del combustibile. Su una nave di queste dimensioni rimangono infatti carburanti residui, lubrificanti, fluidi tecnici e altri materiali che possono essere dispersi in caso di ulteriori cedimenti dello scafo.

Le condizioni meteorologiche rappresentano contemporaneamente un problema per le operazioni e un fattore capace di modificare rapidamente la distribuzione di eventuali sostanze disperse in mare.

Le autorità e i salvatori devono inoltre valutare l’integrità strutturale prima di procedere con nuovi tentativi di refloating. Pompare semplicemente l’acqua fuori dai compartimenti non è necessariamente sufficiente: occorre individuare e isolare le vie d’acqua, verificare le condizioni dello scafo, ristabilire un assetto compatibile con il galleggiamento e calcolare le sollecitazioni che la nave subirebbe durante il recupero.

Per una portacontainer lunga 332 metri, ogni variazione significativa della distribuzione dei pesi può tradursi in stress molto elevati sulla struttura longitudinale.

Una complessa operazione di salvage

Il futuro della MSC Silvana VIII dipenderà dunque dall’esito delle valutazioni tecniche in corso.

Le alternative teoriche vanno dal recupero e successivo trasferimento in cantiere fino a operazioni molto più invasive qualora le condizioni strutturali non consentissero un refloating convenzionale. È prematuro, tuttavia, parlare di perdita totale o demolizione: al momento non risultano pubblicate valutazioni ufficiali definitive sull’integrità della nave né sulle modalità con cui proseguirà il salvage.

Anche MSC non risulta aver diffuso una ricostruzione pubblica dettagliata dell’incidente e delle sue cause.

L’assenza di un carico container significativo riduce almeno uno dei problemi normalmente associati agli incidenti delle grandi containership. In caso di grounding di una nave pienamente operativa, infatti, il piano di recupero deve considerare anche migliaia di container, possibili merci pericolose, perdita delle unità in mare e necessità di alleggerimento attraverso operazioni di discharge spesso estremamente complesse.

Nel caso della MSC Silvana VIII il cuore dell’emergenza è invece rappresentato dallo scafo stesso: ingresso d’acqua, stabilità, resistenza strutturale, combustibile residuo e possibilità di evitare che la nave scivoli verso fondali maggiori.

L’incidente assume inoltre particolare rilievo per il luogo in cui si sta verificando. Zhoushan costituisce uno dei maggiori poli mondiali per costruzione, manutenzione e riparazione navale ed è parte del gigantesco sistema marittimo di Ningbo-Zhoushan. La presenza di capacità cantieristica, rimorchiatori e mezzi specializzati rappresenta quindi un vantaggio significativo per la gestione dell’emergenza.

Resta però da comprendere quale sia il livello effettivo dei danni accumulati nelle settimane trascorse dal grounding.

È questo, più delle immagini spettacolari della nave semisommersa, il punto tecnico centrale della vicenda. Recuperare la galleggiabilità di una portacontainer di 8.400 TEU è un problema; farlo garantendo che una struttura lunga oltre trecento metri possa sopportare in sicurezza le variazioni di carico durante il refloating è un problema differente e decisamente più complesso.

Le prossime operazioni dovranno chiarire se la MSC Silvana VIII possa essere stabilizzata, riportata a galla e trasferita verso un bacino di riparazione oppure se il deterioramento dello scafo imporrà una strategia diversa.

Per ora la portacontainer resta al largo di Zhoushan, profondamente immersa e appoggiata sul fondale. E dopo il fallimento dei primi tentativi di recupero, la partita si è ormai spostata dal semplice disincaglio alla gestione di una delle operazioni di salvage più delicate osservate negli ultimi mesi nel settore container.

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Tags: Notizie dal mondo, Shipping

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