Nadia Giuffrida: una logistica sostenibile è possibile

Docente al Politecnico di Bari ci parla delle città del futuro con lo sviluppo del settore

nadia giuffrida

LIVORNO – Docente di laurea magistrale in ingegneria della mobilità sostenibile al Politecnico di Bari, Nadia Giuffrida è componente del CN MOST, il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, finanziato con i fondi PNRR, che mette insieme istituzioni, università, imprese per fare ricerca.
L’obiettivo è promuovere la transizione energetica nel campo della mobilità navale, aerea, ferroviaria e stradale e la professoressa Giuffrida fa parte dello Spoke 7, CN MOST del Politecnico di Bari, che si occupa di mobilità cooperativa connessa e automatizzata e infrastrutture intelligenti.

Lei insegna a un corso sulla mobilità sostenibile. Quando è stata sentita la necessità di istituirlo e perché?

La necessità è emersa negli ultimi anni, in parallelo alla crescente consapevolezza che la mobilità è un settore in evoluzione che può contribuire in maniera incisiva alla riduzione degli impatti ambientali e migliorare la qualità della vita delle comunità. Il corso in Ingegneria per la Mobilità Sostenibile del Politecnico di Bari nasce in seguito alle esigenze più recenti che provengono dal settore dei trasporti, dalla necessità di nuove figure che vadano ad integrare le competenze del tradizionale ingegnere civile maggiormente legato al mondo delle infrastrutture. Lo scopo è dunque di formare professionisti in grado di leggere i cambiamenti in atto — legati principalmente alla transizione digitale ed ecologica — e progettare servizi e soluzioni che rendano i sistemi di mobilità più intelligenti, equi e rispettosi dell’ambiente.

Oggi questo è un tema molto sentito nelle città. L’Italia come si posiziona in questo senso?

L’Italia sta progressivamente recuperando terreno rispetto ad altri paesi europei certamente più virtuosi, anche se il percorso verso una mobilità pienamente sostenibile è ancora in evoluzione. Alcune realtà urbane – penso in particolare a Bologna e Milano – rappresentano oggi dei veri e propri laboratori di innovazione: adottano Piani Urbani della Mobilità Sostenibile virtuosi, introducono zone a basse emissioni, potenziano il trasporto pubblico locale e investono in modo crescente sulla ciclabilità e sulla mobilità condivisa. Tuttavia, i risultati restano parziali. Milano, ad esempio, continua a figurare ai vertici dell’indice INRIX per congestione del traffico. Questo dimostra che la sfida non è solo infrastrutturale, ma anche culturale: l’automobile rimane per molti italiani sinonimo di libertà, quando in realtà rappresenta spesso una forma di dipendenza e di inefficienza negli spostamenti urbani.

A ciò si aggiunge una forte disomogeneità territoriale. Le città del Centro-Nord stanno avanzando più rapidamente, mentre quelle del Mezzogiorno faticano a tenere il passo, soprattutto in termini di infrastrutture: occorre certamente un riequilibrio dei finanziamenti ed un forte coordinamento tra livelli di governo.

Cosa si intende per mobilità sostenibile? Ci sono parametri, normative da rispettare?

sostenibilità logisticaPer mobilità sostenibile si intende un sistema di trasporti in grado di garantire il diritto alla mobilità di persone e merci riducendo al minimo gli impatti ambientali, sociali ed economici, nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile delineati dalle Nazioni Unite nel Rapporto Brundtland del 1987. In altre parole, è una mobilità che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.

Il quadro di riferimento è chiaro e articolato: parte dal Libro Bianco dei Trasporti dell’Unione Europea del 2011, che definisce gli obiettivi strategici per la decarbonizzazione e l’efficienza del settore, e prosegue con le Linee guida sui PUMS, aggiornate al 2019 e recepite dall’Italia aggiornate al 2019 e recepite dall’Italia, che indicano agli enti locali le linee guida per pianificare spostamenti più sicuri, accessibili e a basse emissioni.

Sul piano globale, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (ONU, 2015) e il Green Deal europeo (2019) hanno fissato target ancora più ambiziosi, puntando alla neutralità climatica anche per il settore dei trasporti: l’Italia ha recepito i loro obiettivi nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, recentemente aggiornato (2024).
La mobilità sostenibile, dunque, non è solo un concetto ma un sistema regolato da obiettivi misurabili, strumenti normativi e indicatori di performance, che prevedono politiche ambientali, innovazione tecnologica e cambiamento dei comportamenti individuali.

La mobilità sostenibile deve integrarsi con una logistica sempre più presente sulle strade. È facile gestire la cosa?

Gestire questa integrazione non è semplice. La logistica, nel suo complesso, è un sistema altamente articolato e interdipendente, che rappresenta l’ossatura del commercio e della produzione ma al tempo stesso incide in modo significativo sull’ambiente e sulla qualità della vita, soprattutto nelle nostre città, aree ad alta densità abitativa. La sua pianificazione è spesso svincolata da quella della mobilità dei passeggeri: negli ultimi anni, soprattutto anche a causa della crescita dell’e-commerce e delle consegne dell’ultimo miglio, il tema è diventato prioritario.

Serve sicuramente un approccio integrato di sistema, che tenga insieme logistica delle merci, trasporto passeggeri e pianificazione territoriale. Ciò significa promuovere l’intermodalità tra ferro, mare e gomma, favorire il riequilibrio modale verso vettori meno impattanti, sviluppare hub logistici di connessione tra aree produttive e reti di trasporto, e incentivare l’uso di mezzi a basse o zero emissioni anche per la lunga percorrenza.

Oggi è possibile una logistica sostenibile?

Sì, è possibile — e in parte è già una realtà concreta: l’automazione nei porti e nei terminal intermodali, l’elettrificazione dei veicoli commerciali leggeri, la diffusione delle cargo bike per l’ultimo miglio, la digitalizzazione delle catene di approvvigionamento e l’uso di dati in tempo reale stanno ridisegnando l’intero ecosistema logistico. È necessario un quadro normativo, infrastrutturale e regolatorio che accompagni e incentivi questo cambiamento, assicurando coerenza tra le politiche di mobilità, energia e industria. Solo così la logistica sostenibile potrà diventare parte integrante della transizione ecologica e non rimanere un insieme di iniziative isolate.

In ambito urbano, le soluzioni più promettenti includono la creazione di Centri di Consolidamento Urbano o hub logistici di prossimità, l’uso di robot per le consegne e sperimentazioni innovative come il cargohitching (l’utilizzo dei mezzi pubblici per il trasporto di merci) e il crowdshipping, ovvero le consegne collaborative effettuate dai cittadini. Essenziale è anche la disponibilità di piattaforme di data sharing tra operatori logistici e amministrazioni pubbliche, che consentano di monitorare i flussi, ottimizzare i percorsi e gestire in modo dinamico gli accessi.

In questo quadro si inserisce il Piano Urbano per la Logistica Sostenibile (PULS), concepito come estensione dei PUMS e dedicato specificamente all’organizzazione dei flussi merci nelle aree urbane. Il PULS è ancora poco diffuso nelle nostre città ma rappresenta uno strumento strategico per integrare le politiche di mobilità con quelle logistiche in ambito urbano, promuovendo una governance condivisa tra istituzioni, imprese e cittadini.

Le nostre città, con lo sviluppo dell’e-commerce, saranno diverse tra 10/20 anni?

L’e-commerce sta già modificando in modo strutturale la domanda di trasporto e la gestione dello spazio urbano, e nei prossimi decenni questa trasformazione potrà diventare ancora più profonda. Le città del futuro dovranno prevedere una riconfigurazione della logistica urbana, con meno grandi magazzini centralizzati e più micro-hub di prossimità, integrati nel tessuto cittadino per garantire consegne più rapide e sostenibili. L’adozione di robot per le consegne, droni e veicoli autonomi potrà rendere più efficiente la distribuzione dell’ultimo miglio e contribuire a ridurre traffico ed emissioni. Allo stesso tempo, la crescente digitalizzazione dei processi potrà ottimizzare flussi e orari, ma richiederà una riflessione attenta sulla dimensione dell’inclusione sociale e digitale. Se da un lato le nuove tecnologie, come i droni, potranno raggiungere aree isolate o difficilmente accessibili, garantendo servizi essenziali anche in territori marginali, dall’altro la dipendenza crescente da app e piattaforme digitali potrebbe creare nuove barriere per alcune fasce della popolazione meno connesse o meno alfabetizzate digitalmente. Per questo motivo sarà fondamentale che la trasformazione digitale della logistica sia accompagnata da politiche inclusive, capaci di garantire accessibilità universale ai servizi e ad eque opportunità di partecipazione economica e sociale. D’altro canto, si auspica anche la crescita di nuove forme di cooperazione e socialità, con modelli di condivisione degli spazi e di partecipazione dei cittadini — come le reti di distribuzione di quartiere — che potranno rendere la logistica parte integrante della vita urbana.

La tecnologia aiuta?

La tecnologia certamente aiuta, ma resta uno strumento. È l’abilitatore che consente di rendere la mobilità più efficiente, sicura e sostenibile. Pensiamo alla mobilità elettrica, ai sistemi di trasporto intelligenti (ITS), alla gestione dei dati in tempo reale, all’uso dell’intelligenza artificiale perbando circle group login business l’ottimizzazione dei flussi o ai modelli di mobilità condivisa e on demand: tutti questi elementi stanno trasformando il modo in cui ci muoviamo e trasportiamo merci. La tecnologia permette di costruire modelli di mobilità più flessibili e integrati, in grado di adattarsi ai bisogni reali dei cittadini e delle imprese, migliorando l’efficienza del sistema e riducendo gli impatti ambientali. Tuttavia, l’innovazione digitale da sola non è sufficiente.

Perché la transizione sia davvero efficace serve un cambiamento culturale e istituzionale: occorre superare la logica della frammentazione, promuovere la cooperazione tra pubblico e privato e favorire una governance basata sui dati e sulla trasparenza. Senza questa dimensione di visione e coordinamento, anche le tecnologie più avanzate rischiano di produrre soluzioni inique o che rimangono inutilizzate.

Lei si è occupata anche del tema in relazione ai porti?

Sì, perché la sostenibilità della mobilità non può fermarsi alla mobilità urbana ed agli spostamenti su strada. I porti rappresentano nodi strategici della rete dei trasporti e della logistica nazionale ed europea: sono punti di interscambio fondamentali tra le modalità marittima, ferroviaria e stradale, e spesso si trovano in stretta prossimità con i centri urbani, con impatti diretti sulla qualità dell’aria e sul traffico locale. La transizione sostenibile dei porti passa innanzitutto attraverso l’elettrificazione delle banchine, lo sviluppo dell’intermodalità ferro-mare e la creazione di connessioni logistiche efficienti con i retroporti e i nodi di distribuzione dell’entroterra, così da spostare quote significative di merci dalla gomma al ferro.

In questo senso, i Sistemi Portuali possono giocare un ruolo decisivo nel ridurre gli impatti ambientali sulle aree urbane: attraverso una maggiore specializzazione funzionale dei porti e una distribuzione equilibrata delle attività logistiche e industriali tra scali principali e secondari, è possibile spostare le operazioni più energivore e pesanti verso porti meno prossimi ai centri abitati, alleggerendo così l’impatto e migliorando la qualità della vita nelle città costiere.

Da donna, pensa che anche parlare di mobilità sostenibile chiami in causa la parità di genere?

Assolutamente sì. Parlare di mobilità sostenibile significa anche parlare di equità e inclusione, e la prospettiva di genere è una componente fondamentale di questo approccio. Le donne hanno pattern di mobilità differenti rispetto agli uomini: si muovono più spesso per motivi di cura o accompagnamento, effettuano spostamenti più brevi, più frequenti e spesso intermodali. Integrare questa dimensione nella pianificazione della mobilità significa progettare sistemi più equi, sicuri e rispondenti ai bisogni reali della popolazione, superando un modello di offerta storicamente costruito sull’“utente medio” — maschio, lavoratore, pendolare — e adattandolo a una società più diversificata nei ruoli e nei tempi di vita. Questo implica, ad esempio, migliorare la sicurezza percepita negli spazi pubblici della mobilità, garantendo la presenza di personale qualificato, illuminazione adeguata, infrastrutture ben mantenute e servizi di trasporto pubblico sicuri e frequenti anche nelle ore serali e notturne. Solo integrando la prospettiva di genere nei processi decisionali sarà possibile costruire una mobilità davvero sostenibile, cioè capace di includere, proteggere e rispondere ai bisogni di tutti e di tutte.

Ne avete parlato nel workshop Donne e Mobilità Sostenibile: parità, innovazione e opportunità?

Sì, è stato un momento di confronto particolarmente ricco e stimolante. Donne provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’imprenditoria e della ricerca pugliese hanno portato esperienze e competenze di grande valore, dimostrando come la presenza femminile nel settore dei trasporti e della mobilità sostenibile sia oggi non solo significativa, ma determinante per guidare l’innovazione.

Le ricercatrici del Politecnico di Bari hanno illustrato progetti e risultati che testimoniano l’evoluzione tecnologica e metodologica in atto nel campo della mobilità sostenibile, con approcci sempre più interdisciplinari e attenti all’impatto sociale.

È emersa chiaramente una visione condivisa, quella di un impegno congiunto delle donne pugliesi verso una mobilità più sostenibile sotto ogni profilo — economico, ambientale e sociale — capace di coniugare competenza, sensibilità e visione strategica. Un segnale forte di come la transizione verso un nuovo modello di mobilità passi anche attraverso la valorizzazione dei talenti e della leadership femminile.

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IL TALENTO NON HA GENERE

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Tags: Trasporti

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