Nautici d’Italia, rotta su Viareggio

Gara nazionale nautici a Viareggio: intervista alla dirigente Vanda Zurrida e a Luigi Bruzzo, direttore ISYL

VIAREGGIO – C’è una geografia italiana della formazione marittima che non passa soltanto dalle aule, dai programmi ministeriali o dai banchi di scuola. Passa anche dai cantieri, dalle banchine, dai simulatori, dalle officine, dai ponti di comando, dai distretti industriali dove la nautica non è folklore territoriale, ma economia reale, lavoro qualificato, export, competenza tecnica e identità produttiva.

In questi giorni Viareggio è diventata uno dei centri simbolici di questa geografia, ospitando la XI Gara nazionale degli istituti nautici al Galilei Artiglio, storica scuola del mare e cuore formativo di una città che da decenni parla al mondo attraverso yacht, cantieri, maestranze e cultura marittima.

La competizione, promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e riservata agli studenti più brillanti del quarto anno degli istituti nautici italiani, non rappresenta soltanto una sfida scolastica tra giovani talenti. È, più in profondità, una fotografia del futuro possibile del settore. Perché dietro le prove di navigazione, logistica, inglese, meccanica e diritto c’è un interrogativo molto più ampio: chi formerà i tecnici, gli ufficiali, i progettisti, gli operatori e i professionisti di cui l’economia del mare avrà bisogno nei prossimi anni?

Ad aprire il racconto della tre giorni è stata la dirigente scolastica Vanda Zurrida, padrona di casa del Galilei Artiglio, che ha voluto sottolineare il senso più profondo della manifestazione: non soltanto una gara tra i migliori studenti degli istituti nautici italiani, ma un’occasione per accendere curiosità, motivazione e consapevolezza nei giovani che guardano al mare come possibile futuro professionale.

“Più che di questa bellissima giornata parlerei di questi tre giorni, perché l’undicesima Gara nazionale degli istituti nautici ha avuto una durata di tre giorni”, ha spiegato Zurrida ai microfoni del Messaggero Marittimo. “Abbiamo organizzato una tavola rotonda e una conferenza con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti e le studentesse, perché noi lavoriamo per loro. L’obiettivo è stato quello di accrescere la loro curiosità, suscitare il desiderio di conoscere e capire quali opportunità il settore marittimo può offrire per il loro futuro”.

La dirigente ha poi richiamato il valore più umano e vocazionale della formazione nautica, insistendo su due parole chiave: motivazione e passione. “Vogliamo potenziare la loro motivazione per questa professione e soprattutto la passione per un settore marittimo che è affascinante. Spero che i nostri ragazzi possano diventare professionisti competenti e, soprattutto, essere soddisfatti della scelta che hanno fatto”.

giovani ISYLDa questa cornice educativa prende forma il significato più ampio della presenza di ISYL, la fondazione ITS dedicata alla formazione superiore nel mondo dello yachting, della nautica, della navigazione e della logistica. Il Messaggero Marittimo ha intervistato a Viareggio anche il direttore Luigi Bruzzo, che ha chiarito un punto decisivo: gli istituti nautici e gli ITS non sono due mondi concorrenti, ma due segmenti consecutivi di una stessa filiera formativa

“Assolutamente no”, ha spiegato Bruzzo rispondendo all’ipotesi di una sovrapposizione tra scuola nautica e ITS. “Tra i soci fondatori di ISYL Academy sono presenti tutti i nautici toscani. Il socio fondatore principale è ovviamente il Galilei Artiglio di Viareggio. Il concetto stesso di ITS Academy è una continuità rispetto all’esperienza fatta dal nautico”.

In questa frase si ritrova il nodo strategico dell’intera vicenda. La scuola secondaria tecnica forma le basi, costruisce competenze, orienta i ragazzi verso il mare. L’ITS Academy interviene nel passaggio successivo, quello che trasforma la preparazione scolastica in profilo professionale, attraverso percorsi più vicini al mondo delle imprese, dei cantieri, delle compagnie, dei porti e delle filiere produttive.

Bruzzo ha ricordato come ISYL sia presente su tre direttrici essenziali: la costruzione navale, il distretto nautico viareggino e toscano, e il comparto della navigazione e della logistica. Una struttura che riflette perfettamente la natura industriale della Toscana del mare, dove il lusso nautico convive con la logistica portuale, l’intermodalità, la formazione degli ufficiali di coperta e le nuove professionalità della blue economy.

La forza dell’ITS, in questa prospettiva, sta soprattutto nel suo rapporto diretto con il lavoro. “Noi offriamo ai ragazzi dei nautici un ponte verso la professione effettiva, garantendo una formazione molto pratica”, ha sottolineato Bruzzo.

Non una formazione astratta, dunque, ma un percorso costruito dentro e accanto al sistema produttivo. Lo dimostra anche l’obbligo, per gli ITS, di utilizzare per il 60% docenti provenienti dal mondo del lavoro: una scelta che riduce la distanza tra teoria e pratica, tra aula e impresa, tra diploma e occupazione.

È un passaggio decisivo, soprattutto in una fase in cui l’intero comparto marittimo denuncia una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Dalla nautica di alta gamma alla logistica portuale, dagli interporti alla navigazione, la questione del capitale umano è ormai diventata una delle grandi infrastrutture invisibili del Paese. Non bastano porti più efficienti, cantieri più competitivi o rotte più sicure se manca una generazione formata per governare processi tecnici, digitali e operativi sempre più complessi.

In questo senso, la presenza della Gara nazionale degli istituti nautici a Viareggio assume un valore che va oltre la cerimonia scolastica. Il fatto che la competizione si svolga quest’anno al Galilei Artiglio è legato alla vittoria ottenuta nella precedente edizione dal viareggino Matteo Burichetti, ma il significato del ritorno della manifestazione nella città toscana è più largo. Viareggio non è solo il luogo che ospita la gara: è uno dei laboratori più avanzati del rapporto tra formazione, industria nautica e lavoro marittimo.

La tre giorni ha infatti intrecciato competizione, orientamento e confronto istituzionale. Accanto alle prove degli studenti, il programma ha previsto momenti di approfondimento con rappresentanti delle istituzioni marittime, della Guardia Costiera, dell’armamento e dell’industria nautica. Un’impostazione che conferma come la formazione non possa più essere pensata come segmento separato dalla politica industriale del mare. Formare significa programmare il futuro dei cantieri, dei porti, delle flotte, delle imprese e delle filiere.

Particolarmente rilevante, nell’intervista a Bruzzo, è anche il riferimento alla riforma del modello 4+2, che potrebbe rafforzare ulteriormente il collegamento tra istituti tecnici e ITS Academy. Il direttore di ISYL ha definito questa prospettiva “un’opportunità notevole”, perché capace di collegare “quasi anche a livello istituzionale la scuola superiore con l’Istituto Tecnologico Superiore, come se fosse una strada possibile proprio strutturata”.

La questione è centrale. Il modello 4+2, se pienamente attuato e sostenuto sul piano gestionale, normativo e finanziario, potrebbe trasformare la formazione tecnica italiana in un percorso più coerente, leggibile e competitivo.

Quattro anni di scuola superiore seguiti da due anni di ITS significherebbero offrire agli studenti una traiettoria chiara, professionalizzante, più vicina alle esigenze del mercato e meno dispersiva rispetto ai percorsi tradizionali.

Bruzzo ha aggiunto che sono in corso riflessioni anche sulla prosecuzione verso l’università, con possibili passerelle e riconoscimenti di crediti. In questo modo il percorso potrebbe non chiudersi con l’ITS, ma aprirsi a una formazione ulteriore, costruendo una filiera verticale capace di accompagnare il giovane dal nautico alla specializzazione tecnica superiore e, se necessario, a un completamento universitario.

È qui che la partita diventa davvero nazionale. Per troppo tempo la formazione tecnica è stata considerata in Italia come una scelta di serie B rispetto all’università generalista. Il mare dimostra invece l’esatto contrario. La nautica, lo shipping, la portualità, la logistica e la cantieristica richiedono profili tecnici ad alta qualificazione, capacità operative, conoscenze normative, competenze linguistiche, sensibilità tecnologica e familiarità con processi produttivi internazionali. Non si tratta di “mestieri minori”, ma di professioni strategiche.

Viareggio, in questi giorni, racconta proprio questo cambio di paradigma. La gara degli istituti nautici mette al centro il merito scolastico, ma la presenza di ISYL, delle imprese, dei cantieri e degli operatori del settore indica la direzione successiva: trasformare quel merito in occupazione qualificata, in competenza industriale, in valore per il territorio e per il Paese.

Il messaggio che arriva dal Galilei Artiglio è dunque chiaro. La formazione marittima non può essere lasciata alla buona volontà dei singoli istituti o alla sensibilità delle imprese più illuminate. Deve diventare una politica di sistema. E in questa politica di sistema gli ITS Academy rappresentano uno dei passaggi più concreti, perché parlano la lingua del lavoro senza rinunciare alla qualità della formazione.

Il mare italiano, oggi, non ha bisogno soltanto di navi, porti e cantieri. Ha bisogno di giovani preparati a entrarci con competenza, consapevolezza e ambizione. Ha bisogno di percorsi capaci di non disperdere il talento formato negli istituti nautici. Ha bisogno di scuole che dialoghino con le imprese, di imprese che investano sui giovani e di fondazioni ITS capaci di fare da cerniera tra istruzione e occupazione.

A Viareggio, per qualche giorno, tutto questo ha preso forma. Non come slogan, ma come filiera viva: scuola, ITS, industria, lavoro. Ed è forse proprio questa la rotta più importante indicata dalla XI Gara nazionale degli istituti nautici. Non soltanto premiare i migliori studenti del mare, ma costruire attorno a loro un sistema capace di trattenerli, formarli ancora, accompagnarli e trasformarli nei professionisti di cui la blue economy italiana avrà sempre più bisogno.

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Tags: Logistica, Nautica, Shipping
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