L’AD di Moby non usa mezzi termini dal palco dell’assemblea Assarmatori
ROMA – La transizione ecologica del trasporto marittimo non può trasformarsi in un costo insostenibile per armatori, territori insulari e cittadini. È questo il messaggio lanciato da Achille Onorato, amministratore delegato di Moby e vicepresidente di Assarmatori, intervenendo all’assemblea annuale dell’associazione armatoriale a Roma. Al centro del suo intervento la forte critica all’applicazione dell’Emission Trading System al trasporto marittimo, una misura che secondo Onorato rischia di colpire in modo particolare i collegamenti con le isole italiane. “Gli armatori non sono contrari alla decarbonizzazione, anzi. Chi vive il mare ogni giorno è tra i primi a comprendere l’importanza della tutela ambientale”, ha sottolineato. Il problema, secondo il manager, è che il costo della transizione viene oggi scaricato quasi esclusivamente sulle compagnie di navigazione, chiamate contemporaneamente a investire in nuove tecnologie e a sostenere un crescente carico di oneri normativi.

Per il gruppo Moby il tema assume una valenza ancora più delicata perché riguarda i traghetti che garantiscono la continuità territoriale con Sardegna, Sicilia e altre isole. “Non svolgiamo soltanto un servizio turistico, ma un’attività essenziale per il trasporto di persone, merci e beni di prima necessità durante tutto l’anno”, ha ricordato Onorato. L’impatto dell’Ets, ha spiegato, si traduce inevitabilmente in un aumento dei costi per utenti e imprese, con effetti particolarmente pesanti sulle economie insulari. Secondo l’armatore, molte produzioni locali stanno già soffrendo una perdita di competitività a causa dell’incremento dei costi logistici.
Da qui la richiesta di una revisione del sistema europeo, che tenga conto non tanto della distinzione tra isole maggiori e minori quanto delle reali condizioni economiche dei territori interessati. “Esistono isole ricche e isole povere – ha osservato – e la normativa dovrebbe considerare questo elemento per evitare di penalizzare aree già fragili dal punto di vista economico e sociale”.

Sul fronte della sostenibilità, Onorato ha rivendicato gli investimenti realizzati da Moby per il rinnovo della flotta. Il gruppo ha introdotto navi più efficienti dal punto di vista ambientale e ha dotato le proprie unità dei sistemi necessari per il cold ironing, la tecnologia che consente alle navi in porto di spegnere i motori e alimentarsi dalla rete elettrica di terra. Proprio su questo tema emerge però un altro paradosso denunciato dall’amministratore delegato. “Le compagnie sono pronte, ma molti porti non lo sono ancora”, ha spiegato. Nonostante gli investimenti effettuati dagli armatori, le infrastrutture portuali necessarie all’elettrificazione delle banchine procedono con ritardi significativi, impedendo di sfruttare pienamente le tecnologie disponibili. Una situazione che, secondo Onorato, genera un doppio costo per le compagnie: da un lato gli investimenti sostenuti per adeguare le navi, dall’altro il pagamento dell’Ets anche durante le soste in porto, in assenza delle infrastrutture che consentirebbero di ridurre le emissioni.
L’armatore ha poi allargato il ragionamento al tema del rinnovo delle flotte e della competitività industriale europea. Pur riconoscendo l’elevata qualità dei cantieri del continente, Onorato ha evidenziato come la concorrenza cinese disponga oggi di vantaggi significativi in termini di tempi di consegna, costi e strumenti finanziari. “I cantieri cinesi offrono un pacchetto completo, con sistemi di finanziamento competitivi e una forte capacità commerciale”, ha spiegato, ricordando come durante la pandemia siano riusciti a completare e consegnare le navi rispettando gli impegni assunti nonostante le difficoltà del mercato. Secondo il manager, l’Europa e l’Italia dovrebbero adottare un approccio più efficace nel sostegno agli investimenti navali. Le risorse derivanti dall’Ets, che la normativa europea prevede possano essere utilizzate per favorire la transizione energetica del settore, rischiano invece di non produrre risultati concreti a causa di vincoli eccessivamente rigidi. “C’era un’opportunità importante per sostenere il rinnovo delle flotte, ma i meccanismi di accesso ai fondi sono stati costruiti in modo talmente complesso da rischiare di renderli inutilizzabili”, ha affermato, esprimendo inoltre scetticismo sulla capacità delle istituzioni di garantire tempi certi nell’erogazione degli incentivi.

Guardando al mercato, Onorato ha infine evidenziato il ruolo centrale di Livorno nelle strategie del gruppo. Lo scalo toscano continua a rappresentare il principale hub di Moby per i collegamenti con Sardegna e Corsica e beneficia degli investimenti realizzati negli ultimi anni. “Stiamo consolidando i traffici e migliorando costantemente il servizio”, ha spiegato, citando in particolare il contributo delle nuove navi Fantasy e Legacy. Secondo l’amministratore delegato, Livorno sta inoltre rafforzando il proprio ruolo nel settore crocieristico grazie all’incremento degli scali e alla crescente capacità di attrarre visitatori che scelgono di fermarsi non solo per raggiungere Firenze o Pisa, ma anche per scoprire la città labronica.
Un segnale positivo che, nelle parole di Onorato, dimostra come investimenti, infrastrutture e visione strategica possano ancora rappresentare la chiave per rafforzare la competitività del sistema marittimo italiano, purché la transizione ecologica sia accompagnata da regole sostenibili e da un adeguato supporto pubblico.
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